Giovanni Biondi, Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR.
14 maggio, convegno “Il piano per l’editoria digitale”.
Faccio soltanto un intervento introduttivo cercando di chiarire un attimo il discorso dei libri digitali, e quindi di questo passaggio che, come ministero dell’istruzione, noi non vogliamo sia soltanto da la carta alla carta digitale, se mi permettete, cioè sia un soltanto passaggio fra un formato già stampato e comunque un formato pensato per la stampa che finisce per ripassare dalla stampate e quindi ritornare in carta.
Questo passaggio purtroppo ha caratterizzato una prima fase dell’editorie e dell’editoria digitale perché i prodotti spesso vengono progettati e pensati per la carta, il fatto che poi siano trasferiti in formati pdf o simili non aggiunge, praticamente, non da un valore aggiunto, e quindi l’oggetto finisce per ripassare dalla stampante e quindi per ritornare in carta.
Credo che tutto questo non giovi alla scuola, soprattutto non giovi a una evoluzione della didattica e alla possibilità di utilizzare molte delle potenzialità che le tecnologie ci pongono a disposizione e che la multimedialità e la disponibilità di linguaggi alternativi o aggiuntivi a quello scritto ci mettono a disposizione.
Quindi io credo che questa occasione, che nasce probabilmente da degli obiettivi di contenimento della spesa, e quindi obiettivi più legati ad un aspetto finanziario, sia in realtà una opportunità che non dobbiamo lasciar cadere, cioè sia l’opportunità di trasformare attraverso questa innovazione anche il modo di fare didattica, e non solo, per consentire ai ragazzi, ai digital native, come si chiamano oggi, di utilizzare linguaggi che gli sono propri, che sono famigliari a studenti e come sappiano, quando sono nelle loro camerette sono multitasking, sono protagonisti dell’utilizzo della cultura digitale, e quando poi nel laboratorio di informatica nella scuola finiscono per utilizzare, anche in quel caso le tecnologie come studenti e quindi in modo molto più passivo che non di quello che fanno da protagonsti quando sono fuori dalla scuola.
Allora io credo che questa occasione, che è l’applicazione dell’articolo 15 del decreto che tutti conoscete e quindi l’obbligo delle scuole dal 2011 di adottare libri che siano anche in formato digitale o comunque in formato misto, debba essere un’occasione per costruire non solo una nuova editoria per la scuola, ma anche per introdurre nella scuola delle opportunità e degli strumenti che consentano di trasformare la didattica e soprattutto l’ambiente di apprendimento.
Cosa voglio dire, voglio dire che non si tratta di mettere in contrapposizione due media, il libro da una parte e il computer da un’altra, o il digitale da un’altra, ma si tratta di trovare una forma di integrazione, quindi la forma mista che è prevista dal decreto, secondo la nostra interpretazione, è la forma vincente, in maniera che l’attuale manuale scolastico assomigli di più a un libro e tutto quello che oggi è nel manuale, dalle simulazioni, a documenti storici, agli esercizi ecc possa in modo molto più efficace andare sul digitale.
Naturalmente si tratta di un andare sul digitale che non è una trasformazione, come dicevo prima, di semplice carta stampata in “carta digitale”. Perché quando parlo di una simulazione, di un laboratorio virtuale, di un applet java, per intenderci in termini tecnici o di qualcosa di interattivo, parlo di qualcosa che non si ritrasforma in carta, ma che richiede un’interazione online o un’interazione sul digitale, e quindi mette a disposizione dei ragazzi delle opportunità dei linguaggi delle interazioni, delle manipolazioni che il libro naturalmente non consente.
[...] Oggi uno dei grandi gridi di allarme che si alza dai nostri pedagogisti è “attenzione alla generazione del taglia e incolla!”. La generazione prima il taglia incolla lo faceva con le forbici e la colla, quindi il processo alla fine è lo stesso, internet , secondo me, limita i danni, non è che questo processo arriva perché è arrivato internet, il taglia incolla lo facevano con le forbici e la colla prima i nostri ragazzi.
Si tratta invece di fare un passaggio innovativo, di mettere a disposizione degli ambienti di simulazione, ai ragazzi, che permettono di costruire e verificare delle ipotesi attraverso un’azione diretta.
[...] non abbiamo bisogno di interpretare questa innovazione del libro digitale semplicemente per dire “la fotografia sulla seconda guerra mondiale te la metto in digitale così te la scarichi e la riappiccichi sul libro delle ricerche”, questo non serve, così come non serve semplicemente la trasposizione del testo scritto in carta pdf, cioè in pdf che poi inevitabilmente ritorna carta.
[...] Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare. Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscenza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale [...]
Questo è una parte dell’intervento di Giovanni Biondi (Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR) al convegno su “Il piano per l’editoria digitale”, l’intervento completo potete sentirlo qui.
È la parte che condivido, altre non le condivido del tutto e altre ancora non mi piacciono affatto – l’intervento completo nel file audio qui.