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Archive for dicembre 2007

Guerra e Pace

In ogni scuola (di ogni ordine e grado) si affronta in qualche modo la questione della pace.
La propongono gli insegnanti di italiano e storia, di disegno o materie artistiche, e anche le maestre delle elementari lavorano sul tema.
Proprio in una scuola elementare ho assistito, la settimana scorsa, all’ennesima recita scolastica dove il tema della pace è stato il leit motiv di tutto lo spettacolo natalizio: un alternarsi di poesie d’autore, pensieri scritti dai bambini stessi e canzoni.
Anche se si intuiva un tentativo di approccio all’educazione interculturale, il risultato era una riduzione del concetto di pace alla semplice assenza di guerra.
Qualche anno fa mi è capitato di esaminare gli elaborati degli allievi di una nota scuola di design: i ragazzi, già diplomati, frequentavano un corso di grafica pubblicitaria e avevano il compito di creare un manifesto per la pace, ma pur avendo dieci anni di scuola e di vita in più anche loro rappresentarono la pace come negazione della guerra.
Tutti meno uno che, a corto di idee, ripiegò su un simbolo disegnando una colomba (che pareva un pollo) e, convinto di aver fatto una cretinata, si ritrovò invece ad essere l’unico a illustrare la pace senza citare la guerra.
Credo che sin dalle elementari sia necessaria un’educazione alla pace più ampia.
È bene insegnare che la guerra è orrore, ma anche errore.
Che la pace non si costruisce, e soprattutto non si mantiene, solo rifiutando la guerra. È bene insegnare che bisogna imparare ad affrontare e risolvere i problemi che possono condurre alla guerra, prima di doverla rifiutare – e magari non poterlo fare. È bene insegnare che non esistono “luoghi lontani”, dove la guerra non ci tocca.
E NON è bene insegnare la tolleranza (avvallare quindi l’idea che ci sia qualcosa da tollerare), ma piuttosto è bene insegnare la differenza, lo scambio, la condivisione.
I ragazzi devono comprendere che la pace è un bene prezioso frutto di tanti fattori – culturali quanto economici – da coltivare insieme più per i vantaggi che ci offrono che per lo spettro della guerra.
L’economia della pace può aiutare i ragazzi (ma anche gli adulti…) a viverla come qualcosa di concreto, qualcosa che “c’è”, e non come la semplice mancanza di un orrore.
Altrimenti può farsi largo l’idea che senza la guerra non possa esserci neanche la pace.
E, a ripensarci, a me pare che sia un’idea già troppo diffusa.

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Prigioniera di Teheran

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La scrittroce iraniana Marina Nemat è a Roma per presentare il suo libro “Prigioniera di Teheran”.
Oggi vive in Canada ed è madre di due figli, ma nell’82 (tre anni dopo la vittoria di Khomeini) veniva incarcerata insieme a molti amici e nel suo memoriale racconta dell’arresto, delle torture e delle violenze subite, delle sue compagne di prigionia e degli amici che non sono sopravvissuti: “Mi sono chiesta spesso perché sono sopravvissuta, forse per scrivere questo libro, che mi ha restituito la pace”.
La sua prigionia è durata più di due anni: arrestata per aver dato inizio ad uno sciopero studentesco è stata sommariamente processata e condannata a morte.
Davanti al plotone di esecuzione la sua pena viene commutata in carcere a vita e lei si ritrova costretta a sposare il suo carceriere/salvatore.
La scrittrice racconta della rivoluzione antimonarchica, e di come il popolo si rese conto troppo tardi di quello che stava succedendo. Del reativismo occidentale dice: “Da parte occidentale esiste una ossessione per il politically correct. Gli occidentali, per paura di dire qualcosa che offenda gli islamici, hanno optato per il silenzio. Un silenzio che ricorda molto l’autocensura”
Aveva solo 16 anni quando è stata incarcerata, oggi dice di aver perdonato, ma specifica: “Era importante per me perdonare le persone che mi hanno torturato e ci sono riuscita, ma non mi fraintenda, perché ho perdonato gli individui, ma non posso perdonare il sistema che ha trasformato questi uomini in aguzzini”.
Marina Nemat ha ricevuto questo mese a Milano il premio Human Dignity, un riconoscimento conferito a coloro che si battono per i diritti umani.

Un’audio intervista qui.

Marina Nemat
Prigioniera di Teheran
Cairo Editore
euro 17.

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Ricette di Natale

Ecco qua, come promesso, una serie di link a siti culinari (e non) dove andare a rovistare in cerca di idee e spiegazioni per pranzi e cene delle feste natalizie.

Quattro menù per le feste di Natale: cenone della vigilia, pranzo di Natale, cenone di Capodanno, pranzo di Capodanno (attenzione: usare il secondo menù di destra, ricette feste)

Il pranzo di Natale nella tradizione siciliana, qui e qui e ancora qui.

Quattro proposte per antipasti, primi, secondi. Per i dolci invece una carrellata di ricette regionali.

Negli speciali di cookaround troviamo tante ricette tradizionali e qualcosa di diverso: il Natale brasiliano, il Natale napoletano, il Natale vegetariano…

Su coquinaria una selezione di quasi 200 ricette natalizie in ordine alfabetico.

Qui un sito orribile (e con una 56k pure lento da caricare) ma con tanti contenuti interessanti: ricette d’autore, aperitivi natalizi, ricette decorative, ricette per bambini…

La magia dei dolci natalizi, dalla copata pugliese alle cartellate, dagli struffoli alla linzer torte… qui.

La ricetta del panforte e altre ricette regionali qui.

Ricette internazionali nel paese dei bambini che sorridono.

Altre ricette per dolci natalizi internazionali (e tante altre…) qui.

Non si vive solo di dolci… per tutto il resto troviamo tante ricette regionali su ricette tipiche.

Altre ricette dal blog buttalalpasta, categoria ricette di natale :)

Un pranzo di natale con ricette irlandesi? Ecco qui.

Su giallozafferano le ricette per le feste sono divise per categorie ;)

Un pranzo con i fiocchi? qui.

Altre ricette per la vigilia e per natale (e capodanno) si trovano qui, qui e qui.

Consigli sui preparativi per il pranzo… qui e qui.

Menù per una festa prenatalizia con gli amici qui e altri due menù natalizi qui.

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