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Archive for luglio 2008

È morto da 30 anni e un mese.
Eppure lo sento, davvero, che si rivolta.
Posso percepire, come fosse qui, la sorpresa e la rabbia per il tradimento. E la disperazione nello scoprire (complice internet che non ha mai conosciuto – ma come gli sarebbe piaciuto!) che non c’è angolo della terra sul quale sognare, neanche il cile.
Il tradimento, dicevo.
Lui, “Pilot”, brigate garibaldi, amico di Adriano Olivetti e di Togliatti.
Lui, che sceglierebbe di morire ancora, e ancora, pur di non sentire, di non leggere, di non scoprire come sta andando a finire.
Lui, mio nonno.
Lui, che io, profondamente laica, non posso pensare ci veda.
Eppure lo sento, davvero, che si rivolta.
Scritto in seguito alla lettura di.

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Facile scrivere un articolo così.
Un assemblaggio di citazioni e ovvietà tale da far pensare che sia stato commissionato.

Smontiamolo:

Gli studenti che quest’anno pensavano di avere l’argomento del libro online per farsi regalare il computer e la connessione a internet, mettano da parte la fantasia. Niente da fare, si studierà ancora su carta…

Ma davvero c’è bisogno dei libri online per farsi regalare il computer?
Ma suvvia…

Per il libro online ci vorrà ancora tempo e non sarà certo la novità dell’anno scolastico che inizia in settembre, nonostante le indicazioni del decreto legge 112 del 25 giugno 2008.

Ma davvero c’era qualcuno che pensava fosse possibile, in due mesi, che centinaia e centinaia di titoli potessero comparire magicamente online?
Con gli interessi delle case editrici che ci sono in ballo?
Ma suvvia…

Dal primo bilancio sulle adozioni dei libri «le sperimentazioni sono pochissime e la maggior parte dei libri che ha contenuti online sono gestiti con il Pdf, ossia con un formato statico che significa non usare tutte le potenzialità del mezzo multimediale, le cui caratteristiche sono la dinamicità e la possibilità di interagire…

Sicuramente le sperimentazioni sono pochissime, anche perché di materiale alternativo se ne trova davvero poco, ma il fatto che il presidente del gruppo scolastica dell’AIE (associazione italiana editori) dica che il pdf è un formato che non usa tutte le potenzialità del mezzo multimediale significa che non sa oggi quello che farà domani, e questo è grave.
Il formato pdf è statico solo in apparenza. Certo che se gli editori pensano di prendere un testo, così come lo conosciamo ora, e di rilasciare il pdf…
Ma le potenzialità di un testo digitale sono enormi.
Mi chiedo se non lo sanno davvero o se fanno finta di non saperlo per tenersi la seggiola sotto al sedere.

Noi siamo editori e sviluppiamo contenuti didattici. Non siamo nè stampatori, nè produttori di carta, utilizziamo il mezzo che il mercato e cioè gli studenti e gli insegnati ci chiedono…
Spiega Gallioni, direttore generale di RcS education.

Certo, loro non stampano e non producono carta.
Ma il loro fatturato deriva dalla vendita di libri stampati. Il loro utile dalla vendita delle ristampe, quando i costi di creazione sono stati ammortizzati dal primo anno di adozione.

Noi siamo pronti al salto verso una nuova organizzazione del lavoro e nuovi strumenti, ma mi chiedo come verranno usati questi strumenti visto che il 56% delle famiglie non accede a internet. A meno che non si intenda che l’uso del libro on-off line avvenga nelle scuole, ma anche in questo caso non vedo come potrebbe avvenire visto che da anni si continua tagliare il budget delle scuole…

Continua Gallioni.
E dello stesso parere si rivelano Enriques di Zanichelli e Greco.

Se il libro online fosse scaricabile insomma sarebbe un autentico fallimento. Diverso sarebbe se fosse consultabile, ma allora bisogna consentire un accesso generalizzato e quindi prevedere computer per tutti…

E qui è evidente la malafede:
Ammettiamo che il 56% delle famiglie non acceda a internet.
E ammettiamo che le scuole non abbiano quei gran budget (bè, questo è vero).
Ma è stupido dire che un testo digitale deve essere necessariamente stampato oppure che abbia bisogno di una connessione internet per essere “consultabile”.
I signori, che evidentemente tirano l’acqua al loro mulino approfittando dell’ignoranza (o più probabilmente della compiacenza) della giornalista, dimenticano che il testo digitale è un file.
Un file, più file, che possono essere portati da un pc all’altro, che possono essere consultati a casa, a scuola e persino in spiaggia. Più file che non hanno bisogno di essere stampati – se non in qualche caso, qualche pagina – e che non hanno bisogno di connessione per essere consultati.
Un’intera biblioteca di testi, dispense, test, esercizi e giochi didattici che sta in una chiavetta usb, e che non offre più scuse tipo “sono andato dai nonni e non potevo portarmi tutti i libri”.

Ma suvvia…

▶Leggi anche:

Nella liguria (EX rossa) testi scolastici di regime
Finanziaria 2009 e libri scolastici
Insegnanti hacker nell’anima
La complessità dello studio
Il tormentone del caro libri

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Leggo su geeksquare (ma sì, tanto la mia geekaggine ormai la conoscete) che Kindle aspira a diventare l’iPod dei libri.
Speriamo di no.
Sì, è vero che sono un’accanita sostenitrice degli ebook, anche a uso scolastico, ma sono ancora più accanita quando si parla di libertà di utilizzo.
I formati proprietari non sono solo una limitazione immediata, sull’oggetto, ma sono quelli che consentono la grandissima limitazione di scelta e di libertà che comporta un monopolio.
Rispolvero dunque un vecchio post anatema di Faraona “kindle, no grazie“, che già mesi fa, in epoca non sospetta, l’aveva spiegato.

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Ci sono termini ed espressioni che, in casa mia, non potrei tollerare nemmeno dalla domestica o, fossi così fortunata da averlo, da uno stalliere. Ma non ho i cavalli, nemmeno uno, e neppure la stalla. Ho una casetta così cosà, e mi posso solo permettere l’aiuto – prezioso – di una signora che stira un paio d’ore alla settimana. Non è laureata, e credo neppure diplomata, ma è molto educata. No, non è servile, è semplicemente una signora. Non so se sia del sud o del nord, della Romania intendo, ma non mi interessa: è europea, e se non lo fosse sarebbe lo stesso. Educata, onesta e di buon senso.
Una che, se avesse qualche motivo (anche solo il gusto musicale personale) per criticare il nostro inno nazionale, non lo farebbe se non in un contesto privatissimo, confidenziale, e sicuramente con attenzione e tatto. Una presente a se stessa che sa quale ruolo sta ricoprendo (domestica, nonna, madre, amica) in ogni momento.
È convinta, però, che la scuola rumena funzioni meglio di quella italiana: infatti la nipotina è stata appena promossa alla seconda elementare pur sapendo contare solo fino a trenta. Così lei, tutti i pomeriggi, le fa fare tre ore di compiti delle vacanze supplementari, che al suo paese i bambini mica muoiono anche se studiano di più.
Una nonna così e il famoso rampollo non sarebbe stato respinto, per la seconda volta, alla maturità.
E suo noto padre, con una madre così, non sarebbe stato un cafone. Probabilmente sarebbe stato rumeno, però. La Padania forse non sarebbe stata inventata e l’Italia sarebbe un pochino migliore.
E tutto per merito una rumena, pensa te.

(riflessione in seguito a)

p.s. Per cortesia, qualcuno – meglio se un prof del sud – spieghi al cafone che “schiava di Roma” è riferito alla Vittoria, e non all’Italia.

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La Regione Liguria ha anticipato la Finanziaria approvando il Piano regionale per il Diritto allo studio per gli anni 2008-2010 introducendo i libri digitali (ebook).
Pare che per le scuole dell’obbligo la Regione stessa metta a disposizione una piattaforma dove si potranno scaricare gratuitamente i testi scolastici redatti a cura dell’Ente stesso.
Una delle fonti da me consultate spiega anche che la Regione liguria ha una società informatica che gestisce in regime di monopolio il lavoro dell’ente pubblico.
Ma questa è un’altra (disdicevole) storia.
Quello che a me preoccupa, invece, è che i testi siano redatti dall’Istituzione e che quindi siano di fatto imposti insieme all’univocità dei loro contenuti. Il fatto che questa regione abbia una tradizione politica di sinistra non mi consola per nulla, tantomeno ora che di sinistra non è. Ma anche fosse.
È il concetto dei “testi scolastici di Stato” che è nefando.
La pluralità delle idee può essere garantita solo dalla libera scelta del docente (fino a quando il docente stesso non potrà essere a sua volta liberamente scelto – ma anche questa è un’altra, disdicevole, storia).
Quindi vanno tanto bene gli ebook scolastici, vanno ancora meglio se gratuiti, ma perché realizzarli in proprio e non togliersi la rogna stringendo accordi con gli editori? Due le possibili risposte: appalto alla società monopolista e/o gestione politica dei contenuti. Un’idea del Consigliere Regionale Roberta Gasco. Spero mi legga, la scellerata.

La notizia qui e qui.

▶Leggi anche:
Libri di Storia in pericolo
Ho comprato il libro, datemi il resto
Liberi di fotocopiare i testi
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Pubblico volentieri il comunicato di Forum Insegnanti :)

Argomento: Informazioni utili ai docenti
di Forum Insegnanti

3 luglio 2008

L’attacco concentrico mosso alla scuola pubblica da almeno tre ministri del governo: Tremonti, Brunetta, Gelmini (non è casuale l’ordine di citazione, ma vuol essere emblematico dell’asservimento dell ‘istruzione e delll’educazione alle logiche del mercato e dell’organizzazione del lavoro in senso aziendalista) anticipato da una martellante propaganda diffamatoria verso gli insegnanti, alla quale assistiamo da tempo e che i media di regime hanno propinato a piene mani, risulta essere tanto più pernicioso in quanto mascherato dietro parole d’ordine che potrebbero esercitare di primo acchito un certo richiamo nell’opinione pubblica e persìno in una parte del corpo insegnante. Ci riferiamo, in particolare, alla cosiddetta meritocrazia spacciata come farmaco capace di ridare efficacia ed efficienza a tutti i settori della pubblica amministrazione, ivi compresa la scuola, che nella testa di Brunetta altro non sono se non un covo di fannulloni i quali meritano una energica strigliata.
Noi ci proponiamo di demistificare questa propaganda pseudo-meritocratica svelando quali siano i veri obiettivi che si celano dietro di essa.

Altro che farmaco! la meritocrazia impropria di cui questi finti riformisti d’assalto, in realtà conservatori della peggiore specie, si vantano è semmai un farmakon (veleno), una copertura ideologica della guerra che si vuole alimentare tra sfruttati con lo scopo di far sì che abbassino le loro richieste, edificando un gigantesco apparato di potere clientelare intorno al dirigente manager il quale, secondo quanto previsto dal ddL Aprea, potrà assumere direttamente docenti ed ata, ma, attenzione, anche lui, se vuole mantenere il posto, dovrà […]

continua qui

▶Leggi anche:

Gli stipendi degli insegnanti
Un esercito della parola ammutolito

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