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Grande Vauro!

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Il cervello, intendo, ma con riserva sul resto.

Non si spiegano altrimenti tante cose, a partire dalla bandiera al contrario:
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E poi, se davvero la necessità di una divisa è sentita solo per farsi riconoscere dalla gente, per rassicurare (come dicono ai giornalisti) allora tutta quella fantasia di mostrine e patacchine che senso ha? diciamola tutta, devono aver piccolo anche il resto se hanno bisogno di così tanti bollini che neanche chichita.
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Ma la cosa che più sgomenta, della divisa della Guardia Nazionale, è quella che chiamano candidamente ruota solare e che campeggia sulla fascia al braccio (che già solo quella… colori invertiti ma roba da brividi eh). E ci dicono che la GNI è apolitica, peccato che il simbolo in questione sia quello del partito ultranazionalista.
E nessuna spiegazione sul perché sia stato scelto quel simbolo, sulla sua origine e sul suo significato. Uno potrebbe pensare che, non sapendo riconoscere il giusto verso della bandiera italiana, probabilmente neanche immaginano che quel disegnino che a loro piace tanto (magari perché ha giusto un’assonanza visiva con uno che piacerebbe di più ma.) ha un suo significato e una sua storia, e che l’hanno scelto senza approfondire.
Ma non è così, è stato scelto più che consapevolmente. Infatti l’immagine pubblicata sul loro sito, nella descrizione della loro simbologia, è un file scaricato e risalvato senza nessuna modifica (verificare pure il numero di pixel) da wikipedia che, alla voce “Esoterc Nazism” spiega benissimo cos’è quella ruota solare (o black sun).
Chi non lo sa legga, per favore.
ruota-solare

E chi ha il coraggio legga anche cosa scrive Gaetano Saya (presidente del PNI e fondatore della GNI)

L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i POTERI e le AUTORITA’ COSTITUITE.

L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.

Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.

A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’

Gaetano Saya

Un tipo rassicurante eh? no? un’occhiata alla la foto vi convincerà:
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E poi oggi leggo:

Ieri si è fatto sentire Gaetano Saya, presidente nazionale del Msi: “Non siamo né nazisti né fascisti. Noi siamo nazionalisti italiani e patrioti“, ha detto al telefono a Sky.
“Stiamo cambiando in queste ore l’uniforme: avremo un pantalone bianco e una camicia rossa, come Garibaldini. Cosa ci diranno, che abbiamo la camicia rossa e siamo comunisti?”

No, che siete solo dei coglioni.
Pericolosi però.

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Guerra e Pace

In ogni scuola (di ogni ordine e grado) si affronta in qualche modo la questione della pace.
La propongono gli insegnanti di italiano e storia, di disegno o materie artistiche, e anche le maestre delle elementari lavorano sul tema.
Proprio in una scuola elementare ho assistito, la settimana scorsa, all’ennesima recita scolastica dove il tema della pace è stato il leit motiv di tutto lo spettacolo natalizio: un alternarsi di poesie d’autore, pensieri scritti dai bambini stessi e canzoni.
Anche se si intuiva un tentativo di approccio all’educazione interculturale, il risultato era una riduzione del concetto di pace alla semplice assenza di guerra.
Qualche anno fa mi è capitato di esaminare gli elaborati degli allievi di una nota scuola di design: i ragazzi, già diplomati, frequentavano un corso di grafica pubblicitaria e avevano il compito di creare un manifesto per la pace, ma pur avendo dieci anni di scuola e di vita in più anche loro rappresentarono la pace come negazione della guerra.
Tutti meno uno che, a corto di idee, ripiegò su un simbolo disegnando una colomba (che pareva un pollo) e, convinto di aver fatto una cretinata, si ritrovò invece ad essere l’unico a illustrare la pace senza citare la guerra.
Credo che sin dalle elementari sia necessaria un’educazione alla pace più ampia.
È bene insegnare che la guerra è orrore, ma anche errore.
Che la pace non si costruisce, e soprattutto non si mantiene, solo rifiutando la guerra. È bene insegnare che bisogna imparare ad affrontare e risolvere i problemi che possono condurre alla guerra, prima di doverla rifiutare – e magari non poterlo fare. È bene insegnare che non esistono “luoghi lontani”, dove la guerra non ci tocca.
E NON è bene insegnare la tolleranza (avvallare quindi l’idea che ci sia qualcosa da tollerare), ma piuttosto è bene insegnare la differenza, lo scambio, la condivisione.
I ragazzi devono comprendere che la pace è un bene prezioso frutto di tanti fattori – culturali quanto economici – da coltivare insieme più per i vantaggi che ci offrono che per lo spettro della guerra.
L’economia della pace può aiutare i ragazzi (ma anche gli adulti…) a viverla come qualcosa di concreto, qualcosa che “c’è”, e non come la semplice mancanza di un orrore.
Altrimenti può farsi largo l’idea che senza la guerra non possa esserci neanche la pace.
E, a ripensarci, a me pare che sia un’idea già troppo diffusa.

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