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Posts Tagged ‘ministro’

“L’impressione è sempre più che per questa “opposizione” la scuola non sia una priorità politico-culturale. La conferma ci viene anche dagli enti locali, che con il loro disinteresse irresponsabile e cinico, con il loro silenzio colpevole stanno delegittimando una lotta che con fatica molti di noi hanno portato avanti.

Da che parte state? chiede la Boscaino alla maggioranza delle istituzioni governate dal centrosinistra.
Ma chiede anche:
-Quale occasione migliore per ribadire le prerogative delle regioni, troppo spesso scavalcate dal ministro?
-È vero che la deriva regionalista è uno dei pericoli maggiori che minaccia oggi la scuola e che bisogna combatterla?
-ma da dove partire, se non dalla legge, per affermare la certezza del diritto?
-Di cosa devono farsi portavoce gli enti locali se non di un interesse generale collettivo contro una politica di tagli che, dequalificando l’istruzione, colpisce vite e diritti?

Leggere e diffondere con urgenza questo articolo di Marina Boscaino —> LEGGI QUI

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130.000 posti di lavoro falciati via.
Ma non sono dipendenti “Alitalia” o “Fiat”, hanno la sfiga di non avere nessun cappello, nessun marchio sulla testa: lavorano per lo stato e hanno mediamente 39 anni.
Eppure nessuna azienda dovrebbe destare l’interesse del pubblico più di questa, più della scuola: chi non ha figli o nipoti a scuola? solo chi la scuola la frequenta. Interessa tutti quindi. Come si è potuti arrivare a questo? E perché? E cosa comporta tutto questo per chi è (o sarà) “cliente” della scuola?
Leggere QUI.

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Più volte su questo blog ho lanciato strali contro qualche giornalista,ma sono felice ora di segnalarne invece una da seguire. Una (bella) autorevole voce si aggiunge al coro dei resistenti.
Marina Boscaino nel suo nuovo blog propone di “osservare insieme“:

Proprio per la mia duplice esperienza – di insegnante e di pubblicista che si è occupata esclusivamente di politiche scolastiche – mi piacerebbe che questo spazio rappresentasse un ossrvatorio dal quale segnalare il modo in cui i media riflettono (sul)la scuola. Si tratta di un punto di vista interessante, se solo si pensa all’influenza che quella rappresentazione ha sulla percezione e sulla coscienza che la collettività ha del nostro sistema di istruzione e delle politiche che coloro che ci governano individuano ed applicano.

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Tette Gelmini Rulez

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Non passa giorno.

Tutti, ma proprio tutti i giorni arrivano su queste pagine almeno due visitatori (oggi tre) digitando sui motori di ricerca le parole:

“tette gelmini” o “gelmini tette” o “tette della gelmini” o “mariastella gelmini tette” e varianti assortite.

Allora io mi chiedo, ma chi siete? ora che sicuramente capiterete su questo post (e anche su questo) mi scrivete nei commenti se siete studenti goliardici, insegnanti arrapati, o ministri emulatori del capo perennemente eretto? Nel frattempo permettetemi di dirvi che avete pessimo gusto – non mi sembra un gran bel davanzale – e tanto tempo da perdere eh.

(secondo me trovate di meglio QUI)

Aggiornamento del giorno dopo.

Ben 5 visite, oggi, ad ora: 4 hanno cercato “tette gelmini” e uno “la tetta della gelmini” (e uno che non contiamo arrivato con un più generico “tette”).

Di questi solo due hanno cliccato il link a miss maglietta bagnata.
Uno però è migrato sul blog di Milady (chissà che fantasia si è fatto :D).
Nessuno ha risposto alla mia domanda.

Uffa.

Aggiornamento di qualche mese dopo.

Gephil, che ha commentato qui sotto, ha ragione: la situazione peggiora :D
eccovi le statistiche di oggi:

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HamSunglasses :)

Non resisto alla tentazione di segnalarvi questo gadget di fine estate.
Tutti noi abbiamo almeno un amico o un parente che se ne merita un paio.
Mandiamoglielo và.

Dall’extrablog di Marco, dove potrete scoprire a chi è diretta questa sua vezzosizzima creazione.

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Giovanni Biondi, Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR.
14 maggio, convegno “Il piano per l’editoria digitale”.

Faccio soltanto un intervento introduttivo cercando di chiarire un attimo il discorso dei libri digitali, e quindi di questo passaggio che, come ministero dell’istruzione, noi non vogliamo sia soltanto da la carta alla carta digitale, se mi permettete, cioè sia un soltanto passaggio fra un formato già stampato e comunque un formato pensato per la stampa che finisce per ripassare dalla stampate e quindi ritornare in carta.
Questo passaggio purtroppo ha caratterizzato una prima fase dell’editorie e dell’editoria digitale perché i prodotti spesso vengono progettati e pensati per la carta, il fatto che poi siano trasferiti in formati pdf o simili non aggiunge, praticamente, non da un valore aggiunto, e quindi l’oggetto finisce per ripassare dalla stampante e quindi per ritornare in carta.
Credo che tutto questo non giovi alla scuola, soprattutto non giovi a una evoluzione della didattica e alla possibilità di utilizzare molte delle potenzialità che le tecnologie ci pongono a disposizione e che la multimedialità e la disponibilità di linguaggi alternativi o aggiuntivi a quello scritto ci mettono a disposizione.

Quindi io credo che questa occasione, che nasce probabilmente da degli obiettivi di contenimento della spesa, e quindi obiettivi più legati ad un aspetto finanziario, sia in realtà una opportunità che non dobbiamo lasciar cadere, cioè sia l’opportunità di trasformare attraverso questa innovazione anche il modo di fare didattica, e non solo, per consentire ai ragazzi, ai digital native, come si chiamano oggi, di utilizzare linguaggi che gli sono propri, che sono famigliari a studenti e come sappiano, quando sono nelle loro camerette sono multitasking, sono protagonisti dell’utilizzo della cultura digitale, e quando poi nel laboratorio di informatica nella scuola finiscono per utilizzare, anche in quel caso le tecnologie come studenti e quindi in modo molto più passivo che non di quello che fanno da protagonsti quando sono fuori dalla scuola.

Allora io credo che questa occasione, che è l’applicazione dell’articolo 15 del decreto che tutti conoscete e quindi l’obbligo delle scuole dal 2011 di adottare libri che siano anche in formato digitale o comunque in formato misto, debba essere un’occasione per costruire non solo una nuova editoria per la scuola, ma anche per introdurre nella scuola delle opportunità e degli strumenti che consentano di trasformare la didattica e soprattutto l’ambiente di apprendimento.
Cosa voglio dire, voglio dire che non si tratta di mettere in contrapposizione due media, il libro da una parte e il computer da un’altra, o il digitale da un’altra, ma si tratta di trovare una forma di integrazione, quindi la forma mista che è prevista dal decreto, secondo la nostra interpretazione, è la forma vincente, in maniera che l’attuale manuale scolastico assomigli di più a un libro e tutto quello che oggi è nel manuale, dalle simulazioni, a documenti storici, agli esercizi ecc possa in modo molto più efficace andare sul digitale.
Naturalmente si tratta di un andare sul digitale che non è una trasformazione, come dicevo prima, di semplice carta stampata in “carta digitale”. Perché quando parlo di una simulazione, di un laboratorio virtuale, di un applet java, per intenderci in termini tecnici o di qualcosa di interattivo, parlo di qualcosa che non si ritrasforma in carta, ma che richiede un’interazione online o un’interazione sul digitale, e quindi mette a disposizione dei ragazzi delle opportunità dei linguaggi delle interazioni, delle manipolazioni che il libro naturalmente non consente.

[…] Oggi uno dei grandi gridi di allarme che si alza dai nostri pedagogisti è “attenzione alla generazione del taglia e incolla!”. La generazione prima il taglia incolla lo faceva con le forbici e la colla, quindi il processo alla fine è lo stesso, internet , secondo me, limita i danni, non è che questo processo arriva perché è arrivato internet, il taglia incolla lo facevano con le forbici e la colla prima i nostri ragazzi.
Si tratta invece di fare un passaggio innovativo, di mettere a disposizione degli ambienti di simulazione, ai ragazzi, che permettono di costruire e verificare delle ipotesi attraverso un’azione diretta.
[…] non abbiamo bisogno di interpretare questa innovazione del libro digitale semplicemente per dire “la fotografia sulla seconda guerra mondiale te la metto in digitale così te la scarichi e la riappiccichi sul libro delle ricerche”, questo non serve, così come non serve semplicemente la trasposizione del testo scritto in carta pdf, cioè in pdf che poi inevitabilmente ritorna carta.

[…] Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare. Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscenza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale […]

Questo è una parte dell’intervento di Giovanni Biondi (Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR) al convegno su “Il piano per l’editoria digitale”, l’intervento completo potete sentirlo qui.
È la parte che condivido, altre non le condivido del tutto e altre ancora non mi piacciono affatto – l’intervento completo nel file audio qui.

Per esempio condivido quando dice “Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare.
Non condivido invece “Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscienza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale…
Da quando l’oggetto libro, la carta insomma, ha un ruolo dl genere? mi pare questa, di nuovo, la solita confusione tra supporto e contenuto. Se quella parte che resta “libro” io me la leggo su un reader? la mia coscienza critica si sgretola? Ma per favore…
Sulla faccenda dei testi di “carta digitale” si discute molto in rete in questi giorni e si è discusso parecchio allo SchoolBookcamp.
Bene. Se ci arriva il ministero (mica per niente, ma non è che in questi anni abbiano dato grandi prove di competenze tecnologiche, empatie informatiche, o amor di patria parlando della scuola in generale) possibile che non ci arrivino gli editori?

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Altroconsumo ha organizzato un convegno sulla libertà in rete e il diritto d’autore, due cose che sembrano essere sempre più in conflitto.
Ma non fatevi ingannare, la libertà non c’entra, quello che interessa è il diritto.
E infatti scrivono:
“Pirateria, mercato digitale, equo compenso. Ruolo della Siae e dei provider. Diritti e doveri in rete. Se ne parla il 23 aprile […]”
Il convegno si chiama: “Diritto di rete”, e le problematiche relative al digital divide non c’entrano. Per diritto si intende il diritto all’equo compenso.
Basta dare un’occhiata ai relatori: dal presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, al direttore dell’Associazione Italiana Editori, dal presidente del Comitato Permanente per il Diritto d’Autore all’esperto del Comitato Tecnico contro la pirateria digitale, non c’è un solo personaggio, uno solo, che sia lì per parlare di libertà.
A bè, c’è una manciata di politici, ma su quelli non possiamo contare: sull’argomento molti hanno già dato, purtroppo.
Non possiamo contare certo sulla Carlucci (noti e provati i suoi inciuci con l’Unione Italiana Editoria audivisivi e la sua proposta di legge pilotata – e già co-relatrice della legge Urbani), e neppure su Cassinelli e d’Alia (manca giusto Levi per completare il terzetto), Palmieri poi è servo nel sostenere la presentazione al G8 di una proposta “di regolamentazione internazionale del sistema di Internet”.
Insomma, c’è davvero da chiedersi Altroconsumo da che parte sta.
Possiamo forse solo contare sui moderatori, perché di questo passo la pioggia di rane sarà ben piccola piaga.

Aggiornamento: Da Piovono Rane un post simpaticissimo.
E due belle e grasse risate potete farvele leggendo questo.

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