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Archive for maggio 2008

Quando il mondo è diviso in due, o stai di qua, o stai di là.
E se non sei di razza ellenica, qualsiasi sia il tuo dialetto, qualsiasi il colore della tua pelle, qualsiasi la tua fede, sei un barbaro. E al tuo accampamento verrà appiccato il fuoco.

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(Seguito indispensabile a “Insegnanti: un esercito della parola ammutolito“)

Abbiamo il nuovo ministro(a), bisogna agire, ora o mai più.
Bisogna dire a chi è in burnout che una bella scarica di adrenalina da attivismo non può che essere salutare, a chi pensa di aver messo “il culo al caldo” che una nuova era glaciale sta per arrivare e che le tanto millantate sicurezze stanno andando a farsi benedire, a chi “tira a campà” che la meritocrazia così come paventata è una ghigliottina sotto la quale saranno i primi a soccombere (detto fra di noi manco sarebbe un male), bisogna dire ai giovani (che pochi anni fa facevano le pantere) di pensare agli anni a venire, ai vecchi di dissotterrare l’ascia e boia chi molla.
Bisogna dire a quelli di sinistra che latitano, tirandosela da intellettuali, che è ora di mettersi in gioco, a quelli di destra che gongolano, sentendosi in una botte di ferro, che i governi cambiano e che chi semina vento raccoglie tempesta, a quelli cattolici che l’ignavia è un peccato capitale.
L’unico modo per unire tutti è quello di creare un movimento trasversale, un movimento che non può che nascere dalla sinistra ma che deve essere in grado – con la logica, con la programmazione, con l’onestà – di coinvolgere anche altri pensieri.
Un movimento che non può che nascere dall’esperienza di chi ha già lottato, ma che deve essere proiettato verso il futuro, sostenendo le nuove leve e prestando loro la storia delle lotte passate, crando un giro di volano lungo che ne possa tramandare l’alchemia.
Un movimento che non può esimersi dal cercare e trovare territorio di interesse comune – e c’è, cazzo. – con un’altra grande forza, numericamente devastante: quella dei genitori.
Un movimento che non può sperare di veicolare la propria parola se non con i mezzi alternativi, con la consapevolezza che chi non è embeddato sarà altrimenti muto.
E una volta avevamo solo i ciclostili.

Su foruminsegnanti è stata aperta una nuova stanza: scuola pubblica allo scontro finale.
Se non siete ancora iscritti fatelo: è un ordine.

Scrive Maurizio, admin del forum:
Bisogna preparare insieme una forte opposizione sfruttando ogni mezzo e, se non vogliamo soccombere, ciascuno di noi dovrà assolutamente impegnarsi a fare la sua parte.
La posta in gioco è altissima, lo ripeto ancora una volta: si tratta di difendere la nostra libertà d’insegnamento ed il futuro della scuola pubblica da un attacco senza precedenti di fronte al quale non possiamo stare lì impietriti ad aspettare che ci piovano le bombe addosso. La nostra inerzia avrebbe conseguenze disatrose ed irreversibili!

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Condivido qui l’articolo di Gianfranco Bettin, pubblicato su Il Manifesto del 6 maggio 08 e rilanciato da ForumInsegnanti nella sezione dedicata agli articoli.

Hanno allevato la bestia per anni, l’hanno nutrita di odio, aizzata con parole e metafore, facendo i finti tonti sul nesso tra parole e fatti, tra metafore e gesti. L’hanno allevata così, chiudendo occhi e orecchi quando mordeva gli «altri». Ora che, a morte, ha colpito «uno di noi», ora che la bestia è uscita dal recinto in cui si poteva tollerarla e magari utilizzarla – con le sue prepotenze, le sue aggressioni squadristiche, la sua presunzione d’impunità – ora che sul «suolo natio» ha sparso il «sangue nostro», nessuno la conosce più come figlia propria.
Il retaggio di questa intima conoscenza, tuttavia, si rivela, nitido, in molti commenti della destra veronese e veneta, nel tentativo di ridurre l’aggressione omicida a ragazzata finita male o a mera bravata di deficienti o a effetto di un vuoto di valori. Cazzate, o, appunto, istintiva, se non cosciente, volontà di sradicare l’accaduto dal suo autentico terreno di maturazione. Questi giovani sono tutt’altro che vuoti di valori. Ne sono invece pieni: danno valore alla forza, alla violenza celebrata e praticata, all’onore che deriva dalla sua cameratesca condivisione, ai miti pagani e/o cristiani o al ciarpame che gli spacciano per tali, all’ordine gerarchico e allo spazio vitale di cui si sentono guardiani. È una predicazione attiva quella di cui sono stati bersaglio, a Verona come sulla scena nazionale, dove questi stessi «valori» vengono correntemente spacciati e dove il linguaggio delle armi «nostrane» e dello stigma da imprimere agli «altri» è corrente, anche da scranni istituzionali. Una predicazione che li ha raggiunti fin dai primissimi anni, fino a fargli sentire come naturale e legittimo questo modo di essere, certo rielaborato a modo proprio e portato all’estremo, ma niente affatto alieno dal contesto. Alieni sono gli altri, quelli da cacciare.
«Natural born nazi», checché ne dica Fini, che non vede in loro contenuti ideologici e antisemiti e per questo sembra reputare più gravi dei fatti di Verona quelli di Torino in cui sono state bruciate le bandiere israeliana e americana. E nemmeno «deficienti», ma perfettamente integrati nella società locale: un bravo pargolo di buona famiglia, un metalmeccanico, un promotore finanziario, ad esempio, come quelli che hanno aggredito e ucciso Nicola. C’è da scommettere che, a parte che erano nazistoidi, e che andavano in curva con gli ultras veronesi, a parte che avevano accumulato una ricca esperienza di violenze e prepotenze, a parte questo, c’è da scommettere che per tutti erano dei «bravi ragazzi» e che nessuno «l’avrebbe mai detto».
C’è da stare sicuri che un sacco di gente sapeva benissimo che cosa combinavano in curva a danno di immigrati e di avversari politici, e che cosa poteva costare incrociarli nelle zone che consideravano territori propri. Lo sapevano, ma non gli creava problemi. Non era ancora morto nessuno, e per di più si trattava di vittime «aliene». Non contavano. Dicono, da destra, che l’aggressione omicida non aveva contenuto politico: in un certo senso è vero, ma ciò la rende ancora più inquietante. Perché gratuita espressione di un puro odio cresciuto così tanto da farsi indiscriminato: vomita addosso a chiunque il veleno diffuso per anni nell’aria, e conferma l‘antica terribile legge per cui chi offende e perseguita i diversi, i deboli, gli «altri», prima o poi offenderà e perseguiterà tutti.

Aggiornamento:

Bello questo post di Daniela Tuscano.

Bello tutto il blog, a dire il vero, ho passato un’oretta in ottima compagnia.

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