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Archive for ottobre 2007

Lo Shuttle Discovery ha completato la procedura di attracco alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). I due equipaggi, comandati rispettivamente da Pamela Melroy e da Peggy Whitson, si incontreranno appena completati i controlli di routine previsti per l’apertura dei portelli.
Sullo shuttle si trova anche l’astronauta italiano Paolo Nespoli che, dalla Iss, stabilirà con contatti radio due videoconferenze in diretta con alcune scuole italiane. Una di queste sarà l’Istituto Deambrosis-Natta di Sestri Levante, la cittadina del golfo del Tigullio dove Guglielmo Marconi fece i suoi primi esperimenti di radiofonia con onde corte.

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L’intenzione è quella di raccogliere in questo wiki tutta documentazione su questo disgraziato disegno di legge: documenti, articoli, link ai blog inca%%ati e alle petizioni, aggiornamenti futuri ecc…

Con la collaborazione di tutti si può fare in modo di non perdere d’occhio la vicenda.

NoBlogalTax

(annuncio lanciato da paroleusate)

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Spero che il disegno di legge sull’editoria venga cestinato, e se passa spero non abbia valore retroattivo.
Io comunque ‘sti politici non li capisco: si diffamano da soli (oltre che con il loro quotidiano operato) pubblicamente in tv.
In questo caso in Mtv.
In questo caso, quindi, io riporto soltanto.
Il ministro, ospite di Adinolfi, si è autodefinito “giurassico di internet” in modo, oltretutto, compiaciuto. Si è arrogato con fierezza il diritto all’ignoranza, e non è proprio quello che ci si aspetta da un ministro della pubblica istruzione.
Per questi ministri essere tecnoanalfabeti è un vezzo, e vedere Fioroni definire cellulari e portatili “quei cosi lì”, con un’aria da nonno che tollera accondiscendente i giochini rumorosi dei nipotini… bè.
Approfitto per ricordare che neppure un anno fa succedeva questo.

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Qui la notizia.

È stato approvato dal Consiglio dei ministri un disegno di legge che prevede l’iscrizione al ROC per chiunque faccia “attività editoriale”.
Per attività editoriale si intende, specifica il testo, inventare e distribuire un prodotto editoriale, anche senza scopo di lucro. Qualsiasi sia lo scopo, informazione o intrattenimento, e qualsiasi forma di diffusione, rete compresa.
In questo modo parrebbe chiudersi il cerchio. Anche i siti (e i blog) che pubblicano il disclaimer “questo non è un periodico…” e eludendo così l’obbligo di un direttore editoriale iscritto all’albo dei giornalisti rimarrebbero intrappolate nelle maglie della nuova legge.
Ammesso che questa sia approvata dal Parlamento, le sue reali implicazioni potremo vederle (e provarle sulla nostra pelle) solo quando verrà pubblicato il regolamento di attuazione. Uno degli effetti immediati sarà quello del diverso metro di giudizio al quale potrà venire sottoposta una presunta o reale forma di diffamazione online, rientrando a pieno titolo nella “diffamazione a mezzo stampa”.
Tutto questo era prevedibile: ci hanno provato con le legge che equiparava l’editoria online a quella tradizionale e l’alzata di scudi fu potente.
Poi hanno proseguito con la legge sul deposito dei contenuti alle biblioteche di stato. Altri piccoli paletti sono stati piantati con le norme sul diritto d’autore e ora, con questa normativa stanno cercando di chiudere il cerchio.
Ovviamente non la troverete in prima pagina: gli editori, se ne parlano, la riportano nelle pagine dedicate alla tecnologia, descrivendola come una questione tecnico-legale che coinvolge solo gli addetti ai lavori. E guardandosi bene dal fare un’analisi delle ripercussioni che questa normativa potrà avere – cumulata a quelle già esistenti – sulla libertà di informazione.

Qui la mia analisi:

settembre 2000: legge 248 sul diritto d’autore, una legge che penalizza (nel senso di reato penale) quello che avrebbe dovuto essere un reato da sanzione pecuniaria.

luglio 2001/ottobre2002: modifiche alla legge, rimane l’obbligo di appicciar bollini siae ovunque, si salvano a fatica gli open source pur con c’obbligo di fare una dichiarazione alla siae.

novembre 2001: nuova legge sull’editoria, la famigerata 62/2001, che equipara l’editoria online con quella offline. Il polverone sollevato ha costretto il governo ad aggiustare il tiro: “si intendevano solo i siti di tipo giornalistico”, cioè solo quelli aggiornati con una certa periodicità (da qui il disclaimer presente su molti siti e blog che precisa “Questo blog NON è una testata giornalistica con cadenza periodica” – vedere su questo stesso blog il testo completo).
In quella occasione Punto Informatico scrive:

“In Commissione Cultura alla Camera, dove è depositata la Petizione contro la legge firmata da più di 54mila utenti internet e sostenuta da più di 3.300 siti internet, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria Paolo Bonaiuti ha difeso a spada tratta quella normativa, ritenendola una chiave fondamentale per l’attività del Governo.
La relazione di Bonaiuti […] parla di “norme importanti” varate nella scorsa legislatura e considerate “un momento felice per il settore dell’editoria”.
Norme che, ripete Bonaiuti in due occasioni, sono passate “con il consenso convinto” della Casa delle Libertà.
[…]
Nelle sue conclusioni, Bonaiuti avverte che “il percorso tracciato” deve essere “continuato e reso ancor più concreto ed efficace”. C’è da chiedersi cos’altro, a questo punto, ci si debba attendere.”

Ed ecco infatti un’altra serie di regali:

Aprile 2004: esce l’allucinante decreto Urbani.
Maggio 2004: legge 106/2004, escono le norme per il deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati ad uso pubblico.
La reazione della rete fu clamorosa, e il regolamento attuativo di questa disposizione è uscito con un ritardo altrettanto clamoroso.
Ad oggi le biblioteche regionali, non sono ancora in grado di far fronte all’incombenza.

E ora siamo alla stretta finale?

Settembre 2007: approvato nuovo emendamento per la legge sul diritto d’autore.
Ottobre 2007: la chiusura del cerchio, il nuovo disegno di legge che, incastrandosi alla perfezione con tutti gli altri, ottiene quello che con una legge sola non si sarebbe potuto ottenere senza rischiare l’insurrezione popolare.
Insomma, invece di una legge sola, dittatoriale e incostituzionale, fanne tante piccine, a distanza di poco tempo: chissà che il disegno finale passi inosservato.

▶Leggi anche:
Anti-Giornalismo Contro la Rete
Settembre nero del diritto d’autore
Liberi di fotocopiare i testi

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Ma… e le foto?

Mi dicono che il blog è un po’ spoglio.
Pensavo che le immagini avrebbero solo appesantito le pagine senza apportare nulla (di fatto gli argomenti trattati non trarrebbero vantaggio dalla loro presenza) e quindi non ne ho [quasi] mai messe.
Forse sbaglio, ci penserò.
Se qualcuno mi vuol dire la sua…

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Scuole Pirata.

Ieri ha telefonato un amico di mio marito e ha chiesto di me, in virtù della mia lunga esperienza in un liceo artistico.

LUI: «Sti ca##o di prof son tutti pirati»
IO: «ha ha! hai scoperto il mio blog?»
LUI: «?»

Pensavo fosse capitato più o meno per caso sul post dedicato agli insegnanti con l’anima hacker, gli spiego, ascolta interessato, ma il mio post non c’entra nulla – o quasi.
È avvelenato per un altro, interessante, motivo: il figlio frequenta la terza classe del liceo artistico e l’insegnante di architettura li fa lavorare su autocad.

IO: bene!
LUI: bene un par de palle! deve fare un sacco di compiti a casa e l’incosciente è arrivato tutto trullo con in mano un bel ciddì preso a scuola. E ha installato, senza neanche chiedere il permesso, una copia pirata di autocad. C’era anche photoshop… “figata eh!” mi fa, contento del suo bottino.

Insomma, l’amico ha l’ufficio in casa: son due appartamentini, sullo stesso pianerottolo, uniti insieme. Ha quindi due pc, uno di questi è usato dal figlio, ma essendo entrambi dell’ufficio tutti i programmi sono con licenza originale.
Per la maggioranza dei ragazzi portare a casa e installare un programma pirata su pc non costituisce problema, pur costituendo un reato penale.
Molti genitori neanche sanno cos’è un software e, in ogni caso, chi vuoi che vada a controllare. Ma se in casa c’è anche l’ufficio hai qualche problema in più: arriva la finanza e ti fa nero.
Mi spiega l’amico che anche se l’ufficio non fosse in casa il problema esisterebbe lo stesso: chiunque lavori in proprio, come libero professionista, ha l’abitazione soggetta a controllo insieme all’ufficio.
E in ogni caso è un reato, la scuola, l’insegnante, non ti può obbligare a compiere un reato.

Il concetto quindi è: o mandi papà in galera o ti boccio.
Si, il papà può comprare il programma, direttamente nello store di autodesk a 3.995 dollari.
Aggiungendo 1000 euro si porta a casa anche photoshop, magari per natale.

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Da antidigitaldivide:

Queste offese sono arrivate dopo che la rete ha dimostrato di essere in grado di superare e scavalcare i mezzi di stampa tradizionali e organizzare una manifestazione nazionale, che ha coinvolto più di un milione di persone, senza che giornali e TV ne parlassero.

Qui Grillo non c’entra, anche se di striscio se ne parla, questi qua sfruttano la cosa per pigliarsela con noi.

Il pavido:
Filippo Facci su Il Giornale:

[…] la rete non esiste […] sono i bruti e gli informi di Nietzsche, ignoranti nell’anima, invidiosi sociali […] Presi da soli sono amebe annichilenti, in gruppo invece si fanno tipicamente squadristi, insultano, fanno mucchio…

L’incompetente:
Paolo Granzotto su Il Giornale

[…] I blog appartengono alla famiglia – molto sovrastimata – della informazione globale (mentre non c’è niente di più domestico e gruppettaro). Investiti dalla mitizzazione di Internet godono fama, fra i pirla, di essere lo specchio della verità e della correttezza nell’informazione.[…]

più una serie di cazzate che dimostrano che non ha mai visto un blog in vita sua.

Lo snob:
Giampiero Mughini

[…] il Gran Comizio di Grillo è il frutto della subcultura propria a internet, del linguaggio insolente e beffardo (ma soltanto quello) di generazioni ormai ignare del linguaggio dei giornali e dei libri, e bensì esperte in sms e e-mail che più spicce e più rozze sono meglio è. E’ il nostro tempo, certo. E’ un tempo di merda.

Questi sono dei brevi estratti.
Il resto è gustosamente irritante, prendetevi cinque minuti e leggetevi tutto.
Magari firmate.
Articoli e link di riferimento su antidigitaldivide

p.s.
@Filippo Facci, se mi legge… squadrista sarà lei.
E vada a fare in culo, per favore.

@Giampiero Mughini, se mi legge… da come si esprime direi che può scendere dalla sua torre d’avorio e provare a farci un giro in questa merda, che magari si piglia pure un malanno e si leva dalle scatole.

@Paolo Granzotto, se mi legge… mi legge? °_° orka, ha imparato ad accendere il pc!

@ai miei lettori, se mi leggete… scusate il linguaggio delle ultime righe: se si vuol essere sicuri che il messaggio sia compreso si deve usare un codice linguistico noto al destinatario.

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