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Archive for giugno 2008

Riporto l’articolo 15 integralmente, perché giornali (on/off line) a partire dal Sole24ore – gli altri hanno ripreso la news – hanno interpretato a loro modo.

CAPO V
ISTRUZIONE E RICERCA
Art. 15
(Costo dei libri scolastici)
1. A partire dall’anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l’autonomia didattica nell’adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuto conto dell’organizzazione didattica esistente, i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente.
2. Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell’istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione secondaria superiore sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall’anno scolastico
2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.
3. I libri di testo sviluppano i contenuti essenziali delle Indicazioni nazionali dei piani di studio e possono essere realizzati in sezioni tematiche, corrispondenti ad unità di apprendimento, di costo contenuto e suscettibili di successivi aggiornamenti e integrazioni. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono determinati:
a) le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa, anche al fine di assicurarne il contenimento del peso;
b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on – line e mista;
c) il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell’intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore.
4. Le Università e le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, nel rispetto della propria autonomia, adottano linee di indirizzo ispirate ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.

Chi è interessato all’argomento può:

Leggere la recensione di Faraona sui libri scolastici digitali esistenti.

Leggere la voce di wikipedia.

Partecipare al BookCamp, il barcamp sui libri digitali organizzato a Rimini per l’11 luglio (mannaggia io non potrò esserci, e mi secca).

Leggere l’articolo di Antonio Tombolini (Simplicissimus) che fa riferimento alla notizia sul Sole24ore.

Aggiornamento: leggere (e intervenire, perché no?) l’interessante discussione che si è sviluppata qui.

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In questi giorni di scrutini, esami, tempi morti e permanenza coatta in sala professori si percepiscono umori e rancori, mi racconta una collega.
Aveva notato da un po’ di tempo che tre insegnanti, con le quali era da sempre in buoni rapporti, la evitavano, come se la menopausa che le aveva accomunate – e alla quale anche lei si avvicina – le avesse irrancidite.
Quando poi si andava sul discorso del sito della scuola, del quale lei prepara gli aggiornamenti, fuggivano dalla stanza come spaventate. Irritate, però.
Ieri una sua giovane collega (mi dice che ha un blog, chissà chi è) le ha spiegato il motivo: “certe cose da quelle come me (più giovani, intendeva) sono tollerate, partono con il principio che siamo un’altra generazione e sono rassegnate al fatto che, un domani, si useranno i pc come ora si usano quaderni e matite. L’informatizzazione della scuola viene da loro vissuta come un male necessario, qualcosa da accettare in vista del “cambio della guardia”, in nome di un futuro al quale loro tanto non sono chiamate. Loro hanno deciso di non essere chiamate, di imboscarsi, senza rendersi conto che si tratta del futuro dei nostri allievi, quindi è il nostro presente.
Tu, invece, sei la dimostrazione del fatto che non si tratta di un’evoluzione della specie, non si tratta di nascere dopo e quindi diversi, ma si tratta semplicemente di aggiornarsi, di essere curiosi e non rifiutare a priori ciò che non si conosce. Quindi sei un pericolo perché il confronto è diretto, tu hai pochi anni in meno di quelle tre con i capelli color menopausa, e non solo non ignori il sito della scuola, ma ti attivi fornendo i pdf per gli aggiornamenti. Ai loro occhi è peggio che se tu andassi in classe vestita da Lolita: invece di renderti ridicola tu, rendi ridicole loro. Se tu poi ti aprissi un blog le vedresti diventare verdi.

Aprire un blog? ci penserò, mi dice la collega, ma intanto questa raccontala tu sul tuo.
Fatto.
Ma a che pro? Tanto quelle che mi leggono, di qualsiasi colore abbiano i capelli, sanno accendere il computer, e di più.

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Tutto Darwin in Rete

Focus segnala che

Dopo un lungo lavoro, sono online gli scritti originali del naturalista geologo inglese autore della teoria dell’evoluzione di animali e vegetali e dell’origine dell’uomo.
Basta collegarsi al sito ufficiale, www.darwin-online.org.uk, cliccare sulla sezione “Publications”, poi su “Darwin’s private papers”, ed ecco l’intera raccolta dei lavori. Selezionato dall’elenco il titolo da consultare, basta un altro clic sulla voce “Browse”, per iniziare a sfogliare le pagine digitalizzate dei tacquini, degli scritti e dei diari di viaggio di Charles Darwin.
[…]
Un’avvertenza, per non restare delusi: sono necessari una buona conoscenza dell’inglese e un discreto colpo d’occhio, perché la calligrafia del buon Charles non era delle migliori.

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Le domande vanno presentate da parte di tutto il personale docente, educativo e Ata entro il 4 luglio 2008.
L’assegnazione provvisoria può essere richiesta per uno qualsiasi dei motivi previsti all’art. 7: ricongiungimento al coniuge o convivente, ai figli, ai genitori o per gravi esigenze di salute. Rimane fermo però che il punteggio per il riavvicinamento ai figli spetta se minorenni oppure anche maggiorenni, ma solo se inabili o handicappati; cosi come spetta per il ricongiungimento ai genitori, ma solo nel caso in cui almeno uno di loro abbia più di 65 anni (si veda tabelle di valutazione). In assenza di queste condizioni si concorre con punteggio uguale a zero.

Leggi tutto su Orizzonte Docenti News

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Stavamo mangiando una focaccina al sole, io (savoiarda), un amico (partenopeo), un altro amico (milanese).
Si parlava di una manifestazione importante, a livello nazionale e qualcosa di più, che ha superato la decima edizione.
Da qualche anno sta andando alla deriva: chi si occupava del lato culturale ha dato forfait, e alla guida è rimasto solo colui che pensa alla borsa.
Il risultato è che la manifestazione sta pian piano perdendo identità e spessore.
L’aria che si respirava quest’anno era peggiore di quella dell’anno passato: un misto tra scoramento e disillusione che porta ogni anno a mancanze sempre più evidenti di nomi, contenuti ed energie “importanti”.
Così si parlava del più e del meno, e di quello che avrebbero potuto fare, volendo, gli operatori del settore per sollevare le sorti dell’evento.
Io fantastico su quello che potrebbe essere – da parte di chi è presente e radicato sul territorio – un intervento sulla pubblica amministrazione: in fondo l’abbiamo visto succedere altrove, e solo chi ha maniglie politiche territoriali può pensare di smuovere l’interesse (ed eventuali fondi) a favore di una kermesse che può essere rilanciata come evento culturale di pubblico interesse.
Scavalcando così l’attuale “amministratore” imbecille.
La frase con la quale ho iniziato il discorso (che esattamente non ricordo) si prestava a essere fraintesa.
Il napoletano scherza su questa completandola in altro modo, che lasciava intendere un sistema più brutale per eliminare il tapino dall’organizzazione e, con tutta probabilità, da questo mondo.
L’amico milanese scoppia a ridere, e fa notare che, se io giocavo a fare la cavour della situazione, e l’altro giocava a fare il mafioso, lui non poteva che controbattere tirando fuori il portafoglio. Con gli sghei, dice, si risolve tutto. Ecco qui, tutto ha un prezzo, e noi milanesi lo sappiamo bene (e, gentile, ha offerto la focaccina).
In ogni caso, usare tutti e tre i sistemi, genera una bella manovra a tenaglia, dice. :D
Si parla poi di altro e la cosa finisce lì, ovviamente.

Oggi leggo della Gelmini.
Qui, e qui, e della sua attenzione agli stipendi degli insegnanti.
E tutto quello che questo specchietto per le allodole nasconde mi ricorda che tutto ha un prezzo, e certa gente lo sa bene.
Quello che mi preoccupa è che a volte non è necessario neanche tirarli fuori i soldi, basta promettere di pensarci, poi se non ci sono… pazienza, la colpa è sicuramente di altri ministeri.
Ma intanto, in nome di una probabilmente sterile promessa, si tacita un po’ di gente, si fa ingoiare qualche boccone, si cerca una “grande alleanza” e prese di posizione “lontane da inutili visioni ideologiche”.
E così da un parte dice che la scuola è un “ammortizzatore sociale” (leggi: il ministero paga un sacco di gente che altrimenti sarebbe a spasso, dimenticando le decine di migliaia di precari che sono ormai in età quasi pensionabile e vagano per le scuole senza nessuna certezza), dall’altra cita Gramsci per addolcire la pillola. Da una parte insiste a “valorizzare la governance degli istituti” e a trasformare i presidi in manager dotati di potere di vita e di morte sui dipendenti, dall’altra spiega che cercherà di “contenere l’irresistibile tendenza burocratica a produrre montagne di regolamentazione confusa e incomprensibile”.
Evviva.
Però la coperta rimane corta, questo lo ha ammesso. Vedremo cosa dice Tremonti.

Rino Di Meglio, coordinatore Nazionale della Gilda Insegnanti dice:


“Apprezziamo le dichiarazioni del ministro Gelmini riguardo la necessità di aumentare gli stipendi dei docenti per portarli ai livelli retributivi dell’Ocse, ma vogliamo sapere come il dicastero intende reperire i fondi necessari, visto che la scuola italiana sta vivendo una stagione di pesantissimi tagli stabiliti dall’ultima legge Finanziaria […]
Tanti ministri in passato, da De Mauro alla Moratti, hanno promesso innalzamenti delle retribuzioni, ma alle parole non sono mai seguiti i fatti. Basti pensare che stiamo ancora aspettando il piano degli investimenti annunciato dalla Moratti”.

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Grazie alla segnalazione di Magenta su foruminsegnanti :)

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Educazione civica, educazione alla convivenza civile, educazione e basta.
A parte il fatto che “educazione alla convivenza civile” è limitato rispetto all’educazione civica – si tratta spostare il problema, perché lo scherzo fa parte di un disegno più ampio – leggo in questi giorni (ad esempio qui e qui) che la Gelmini vuole ripristinare (!) l’insegnamento della materia.
Per fortuna ha già risposto più che adeguatamente la nostra prof.

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Riporto per condivisione questo articolo, scritto per fuoriregistro e rilanciato da foruminsegnanti.

Giuseppe Aragno – 30-05-2008

Abbiamo un governo stabile, che gode di un largo consenso nel Paese e riscuote apprezzamenti significativi tra le file d’una opposizione che ha fatto della collaborazione e del dialogo il tema caratterizzante della sua presenza in Parlamento. Una presenza ornamentale.
La grande stampa, impegnata a navigare a vista, sottocosta, in attesa di veline, disegna quotidianamente un paradiso terrestre guastato per diabolica protervia dai napoletani e dalla loro spazzatura e tutto, persino le manganellate, tutto si va facendo soffice e ovattato. Buona parte del mondo è sparito per incanto dall’informazione televisiva: il vergognoso processo al cattolico Tereq Aziz, condotto in Iraq in assoluto dispregio dei diritti umani, ha ceduto il campo alla domanda di grazia per la Franzoni, l’Afghanistan è un sogno cinematografico fatto di aquiloni e persino l’impazzimento minaccioso del clima si piega alla malizia adescatrice dei “fine settimana all’insegna del bel tempo”.

Il mondo della scuola recita a soggetto la sua parte e non trova ormai spazio nemmeno se lo cerchi a “Chi l’ha visto?”, la storica trasmissione di Rai tre condotta da Federica Sciarelli.
Tutto ciò che sappiamo è che, con perfetta logica bipartizan, Giuseppe Valditara accenna vagamente ad un pieno “recupero” della riforma Moratti, senza negare validità agli aggiustamenti meccanici del gravitino di Fioroni. Ci si perde nella vaghezza delle formule che rimangono inchiodate ai temi della campagna elettorale: il recupero da inserire in appositi momenti individuati nell’arco dell’anno scolastico, i percorsi da individualizzare, il recupero dei debiti nell’arco di bienni. Su un tema si torna volentieri: l’autonomia. E’ tornata agli onori della cronaca, benché lo sappiano tutti: la stragrande maggioranza delle scuole statali manca di risorse economiche sufficienti a garantirne un funzionamento dignitoso.
Ciò che si muove davvero è il campo della storia. I manuali sono ormai tutti “datati” e non c’è storico, nemmeno il più lungimirante tra quelli di destra, che abbia saputo stare al passo con la strabiliante evoluzione della coscienza critica del Paese. Sergio Luzzatto che, nella smania di fare il primo della classe, aveva dato per morto il fascismo, trova indecente la riabilitazione del fascista Giorgio Almirante, ma distingue tra la figura dell’uomo politico e le sue origini. In quanto ai campioni della legalità costituzionale, Luciano Violante, da anni sponda ideale di Fini e dei suoi camerati, apertamente difende il fascista recuperato. Chiediamo scusa, mettiamo l’anima in pace e passiamo la mano: Giorgio Almirante, questo dovremo insegnare ai nostri studenti, fu un grande politico. Importa poco se fu fascista, se sottoscrisse il “Manifesto della Razza” e si rese complice della Shoà prima difendendo la legittimità delle leggi contro gli ebrei dalle colonne de “La difesa della razza”, poi collaborando coi nazisti nella sua qualità di sottosegretario di Fernando Mezzasoma, ministro di Mussolini a Salò. Importa poco perfino che, accusato di aver coperto Carlo Cicuttini, dirigente del suo partito e autore di un attentato in cui finirono uccisi tre carabinieri, chiese ed ottenne l’amnistia perché ormai ultrasettantenne.
Spiace molto per Battaglia, Arfè, Cortesi, Collotti e Giorgio Spini: occorrerà che, nell’insegnamento della storia, la scuola riparta da zero e non c’è bisogno di una legge o di una riforma. Il Parlamento ha indicato la via: Almirante entra con tutti gli onori nei prossimi manuali. Con lui c’entra, riabilitato, il fascismo e c’entrano, con ritrovato orgoglio, squadristi e torturatori. E’ il momento dei cambiamenti. La patria è risorta e tutto va rivisto alla luce della scienza nuova.
Non a caso Maristella Gelmini, alle prese col suo principale impegno di questi giorni d’esordio – l’amletico dubbio su un Ministero dell’Istruzione pubblica o privata – trovatasi d’un tratto davanti a coltellate fasciste vibrate da un manipolo di squadristi alla Sapienza, non ha perso tempo: ha chiesto al rettore una relazione sull’accaduto e sulle coltellate silenzio assoluto.
E’ tempo di rompere questo silenzio. Tempo di difendere la democrazia.

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Il sindacato dei consumatori ADOC promuove una class action contro nove tra le maggiori case editrici scolastiche (Principato, De Agostini, Il Capitello, Le Monnier, Giunti Scuola, Paravia Bruno Mondadori, RCS libri, S.E.I., Zanichelli).
L’accusa è quella di aver aumentato i prezzi dei libri di scuola del 10/15% all’anno nell’ultimo lustro. L’obiettivo è invece quello di ottenere il rimborso di quanto pagato in più dalle famiglie negli ultimi cinque anni scolastici.
Infatti, sostiene l’Adoc, gli impegni che le case editrici hanno preso per i prossimi anni, in seguito all’istruttoria del Garante, non escludono la sussistenza dell’illecito negli anni passati.
La causa partirà ufficialmente dal 30 giugno e i consumatori saranno rappresentati dall’avvocato torinese Marino Bin (docente universitario di diritto civile).
Aderire a questa causa non è però tanto facile: è necessario, compilando il modulo di adesione, allegare la documentazione comprovante le spese sostenute per i libri di testo. Nel sito dell’Adoc di parla chiaramente di scontrini o fatture relative ai libri di testo – specificati nel documento fiscale – comprovanti le spese sostenute per l’acquisto dei libri.
Nel sito dell’Adoc è possibile vedere il modello da compilare.
Mi chiedo però quanti genitori abbiano conservato gli scontrini dei libri di testo.
Uno su cento?
Di cinque anni fa, poi… uno su mille? figuriamoci.
Questa azione collettiva mi sembra interessante solo il linea di principio. È bene dimostrare che è possibile portare avanti azioni risarcitorie, fare un po’ di can can e tenere desta l’attenzione, ma sul fatto che – in questo specifico caso – si possa davvero riportare qualche soldo in tasca alla gente…

Sarebbe bene che le associazioni consumatori spendessero un po’ delle loro risorse anche nella diffusione delle buone pratiche.
Incentivare l’utilizzo nelle scuole del software libero, per esempio, e sostenere l’utilizzo dei testi digitali, visto che finalmente ci sono.

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