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Posts Tagged ‘stipendi’

Stavamo mangiando una focaccina al sole, io (savoiarda), un amico (partenopeo), un altro amico (milanese).
Si parlava di una manifestazione importante, a livello nazionale e qualcosa di più, che ha superato la decima edizione.
Da qualche anno sta andando alla deriva: chi si occupava del lato culturale ha dato forfait, e alla guida è rimasto solo colui che pensa alla borsa.
Il risultato è che la manifestazione sta pian piano perdendo identità e spessore.
L’aria che si respirava quest’anno era peggiore di quella dell’anno passato: un misto tra scoramento e disillusione che porta ogni anno a mancanze sempre più evidenti di nomi, contenuti ed energie “importanti”.
Così si parlava del più e del meno, e di quello che avrebbero potuto fare, volendo, gli operatori del settore per sollevare le sorti dell’evento.
Io fantastico su quello che potrebbe essere – da parte di chi è presente e radicato sul territorio – un intervento sulla pubblica amministrazione: in fondo l’abbiamo visto succedere altrove, e solo chi ha maniglie politiche territoriali può pensare di smuovere l’interesse (ed eventuali fondi) a favore di una kermesse che può essere rilanciata come evento culturale di pubblico interesse.
Scavalcando così l’attuale “amministratore” imbecille.
La frase con la quale ho iniziato il discorso (che esattamente non ricordo) si prestava a essere fraintesa.
Il napoletano scherza su questa completandola in altro modo, che lasciava intendere un sistema più brutale per eliminare il tapino dall’organizzazione e, con tutta probabilità, da questo mondo.
L’amico milanese scoppia a ridere, e fa notare che, se io giocavo a fare la cavour della situazione, e l’altro giocava a fare il mafioso, lui non poteva che controbattere tirando fuori il portafoglio. Con gli sghei, dice, si risolve tutto. Ecco qui, tutto ha un prezzo, e noi milanesi lo sappiamo bene (e, gentile, ha offerto la focaccina).
In ogni caso, usare tutti e tre i sistemi, genera una bella manovra a tenaglia, dice. :D
Si parla poi di altro e la cosa finisce lì, ovviamente.

Oggi leggo della Gelmini.
Qui, e qui, e della sua attenzione agli stipendi degli insegnanti.
E tutto quello che questo specchietto per le allodole nasconde mi ricorda che tutto ha un prezzo, e certa gente lo sa bene.
Quello che mi preoccupa è che a volte non è necessario neanche tirarli fuori i soldi, basta promettere di pensarci, poi se non ci sono… pazienza, la colpa è sicuramente di altri ministeri.
Ma intanto, in nome di una probabilmente sterile promessa, si tacita un po’ di gente, si fa ingoiare qualche boccone, si cerca una “grande alleanza” e prese di posizione “lontane da inutili visioni ideologiche”.
E così da un parte dice che la scuola è un “ammortizzatore sociale” (leggi: il ministero paga un sacco di gente che altrimenti sarebbe a spasso, dimenticando le decine di migliaia di precari che sono ormai in età quasi pensionabile e vagano per le scuole senza nessuna certezza), dall’altra cita Gramsci per addolcire la pillola. Da una parte insiste a “valorizzare la governance degli istituti” e a trasformare i presidi in manager dotati di potere di vita e di morte sui dipendenti, dall’altra spiega che cercherà di “contenere l’irresistibile tendenza burocratica a produrre montagne di regolamentazione confusa e incomprensibile”.
Evviva.
Però la coperta rimane corta, questo lo ha ammesso. Vedremo cosa dice Tremonti.

Rino Di Meglio, coordinatore Nazionale della Gilda Insegnanti dice:


“Apprezziamo le dichiarazioni del ministro Gelmini riguardo la necessità di aumentare gli stipendi dei docenti per portarli ai livelli retributivi dell’Ocse, ma vogliamo sapere come il dicastero intende reperire i fondi necessari, visto che la scuola italiana sta vivendo una stagione di pesantissimi tagli stabiliti dall’ultima legge Finanziaria […]
Tanti ministri in passato, da De Mauro alla Moratti, hanno promesso innalzamenti delle retribuzioni, ma alle parole non sono mai seguiti i fatti. Basti pensare che stiamo ancora aspettando il piano degli investimenti annunciato dalla Moratti”.

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