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Archive for febbraio 2008

Se non insegni in facoltà sei, come diceva mia nonna, figlia della serva (o figlio, ovviamente).
Un’amica, chiedendomi (scherzava?) di chi fossi figlia, mi ha segnalato il libro di Floris “Mal di merito” che mi era sfuggito. La Stampa pubblicava, qualche mese fa, alcuni passi: ve ne propino qualcuno, il resto andatevelo a leggere nell’articolo.
O nel libro.

Nel 2001 il governo offrì ai cervelli italiani fuggiti all’estero una sorta di contratto quadriennale presso le Università italiane […] e fino a che si è trattato di ospitare dei ricercatori «stranieri» tutto ha funzionato a dovere. Quando però è stato il momento di far diventare professori gli oriundi, il meccanismo si è inceppato, perché è andato in collisione con gli interessi dei Baroni che le cattedre intendono gestirle direttamente.
[…]
Una passeggiata per i corridoi di uno dei Policlinici romani può aiutare a capire con quali criteri si selezionano, in Italia, le élite che dovrebbe trainare il resto del paese. L’intera struttura è nelle mani di poche famiglie, e avvalendosi di un’apposita legenda si scopre un esempio di come l’università sia ormai diventata un feudo di poche casate.
[…]
Iniziamo da Odontoiatria: due i professori associati, uno è il figlio del direttore generale dello stesso policlinico, l’altro è il figlio del docente di Clinica odontoiatrica, potente direttore del Dipartimento in Scienze odontostomatologiche in un’altra Università. Nello stesso corso di laurea troviamo come professore associato di chirurgia il primario di un altro policlinico, nipote di un autorevole ordinario di chirurgia. Ordinaria di medicina è la figlia di un potente palazzinaro romano, anche moglie dell’ordinario di Radiologia, mentre la brillante prof che ha bruciato i colleghi ricercatori riuscendo a diventare ordinario di odontoiatria in tre anni è la figlia del presidente dei chirurghi italiani oltre che moglie del professore ordinario di cardiochirurgia.
In un altro dipartimento vive un’intera famiglia. Il professore ordinario a otorinolarigoiatria può contare sull’aiuto del figlio maggiore, associato a otorinolaringoiatria, e di quello minore, ricercatore. Così il professore associato di medicina interna è il figlio del professore ordinario di Biochimica, mentre il professore associato di urologia, è il figlio dell’ordinario di Biochimica, rettore di università…
Se cambiamo città, infatti, non cambia il quadro generale. Se andiamo a Bologna troviamo nel corpo docente dell’Università figlio, nuora e suocera del rettore. A Firenze il rettore è ordinario di Economia agraria ed estimo rurale: suo figlio ha vinto nel 2002 il posto da ricercatore di Economia agraria ed Estimo rurale (gli altri tre aspiranti al posto di ricercatore persero la gara ritirandosi prima delle prove).
[…]
Ma la capitale del nepotismo è Bari, senza alcun dubbio: il padre professore ha messo a contratto la figlia, senza concorso, nella facoltà di cui è preside; il vecchio professore di medicina ha presieduto la commissione d’esame che ha promosso il cognato di suo figlio; ben otto professori universitari che insegnano ad Economia hanno lo stesso cognome, e non è un caso di omonimia. A Medicina il padre, eletto preside, ha lasciato al figlio la direzione della scuola di specializzazione: certo, aveva vinto la selezione, ma (guarda un po’) era l’unico candidato!
[…]
Le indagini dei finanzieri hanno portato ad accertare un’infinità di atti illeciti. Basti pensare al modo in cui uno dei baroni «preparava» il concorso del figlio: dalle intercettazioni si ricostruisce dapprima il suo impegno per cercare una commissione favorevole, poi il momento in cui comunica al figlio il tema dell’esame, infine il tentativo di procurargli il testo dell’esame già svolto. Secondo gli atti dell’inchiesta ad un candidato che non accettava di ritirarsi venne trasmesso questo Sms: «Il professore ha fatto avere il tuo indirizzo a due mafiosi per farti dare una sonora bastonata». Lezioni di vita.

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Attenzione a non fare, però, di ogni erba un fascio. In Italia ci sono 60.251 docenti, e non sono tutti parenti di Qualcuno con la q maiuscola.

Allora, visto che il giornalista non specifica, lo faccio io: ci si riferisce ai docenti universitari.

In Italia, infatti, i docenti sono più di 170.000 nelle medie e più di 260.000 nelle superiori.
A questi aggiungiamo quelli della primaria (nn ho i dati sotto mano…) e ci rendiamo conto che con questi numeri, se ci fossero gli stessi meccanismi perversi, si andrebbe armati ai consigli di classe.

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Se fossi la sua mamma sarei contenta (ma sarebbe psycoStyle): ha quarant’anni e non si è ancora sposato (però vive per conto suo).
A dire il vero è l’uomo dei “però”, oppure delle vie di mezzo.
Non è bello, ma nemmeno brutto.
Non è biondo, ma neppure nero.
Non è ricco, ma neppure povero.
Non è brillante, ma neanche un soprammobile.
Però è buono, e ha anche tante altre qualità: è un uomo attivo e dall’animo indipendente, conosce più lingue e gli piace viaggiare, lavora per conto suo – il che, a volte, è un vantaggio.
E poi è “serio” (definizione demodé) e cerca una ragazza “seria” (al femminile suona molto peggio che demodé).
Pare che le donne non le guardi, come non avesse nessun interesse per il lato esteriore: l’impressione è che aspetti di poterle ascoltare.
Pare.
E le donne? lo guardano, forse, e vedono un uomo abbigliato con un gusto un po’ retrò, ma non dandy – che sarebbe più interessante.
Lo ascoltano, forse, ma è uno un po’ impacciato e pensano, forse, che è un impiastro.
A me, francamente, uno così non farebbe sangue. Però siamo mica tutte uguali e visto che, al pari di lui, non mi piacciono altri tizi notoriamente piacenti… penso che a qualcuna dovrebbe pur interessare!
Un uomo senza grilli per la testa, direbbe mia nonna (e anche mia mamma…).
Mah!
Finirà per sposarsi un’immigrata. Seria. Loro sì possono concedersi il lusso di essere serie senza essere demodé.

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Delicata la questione, anche perché pare non esserci territorio di dialogo comune fra chi boicotta, chi appoggia e chi rimane “equidistante”.
Ma, a ben vedere, si muovono su terreni diversi anche gli appartenenti alla stessa fazione. Ramadan, per esempio, afferma che è il silenzio internazionale a facilitare (lui dice proprio “produrre”) la violenza nei territori palestinesi, e se l’idea del boicottaggio della celebrazione dei sessant’anni dello stato di Israele è comune con quella di Vattimo, la sua finalità è quella di smuovere opinioni e risvegliare coscienze, mentre Vattimo non pare avere questi obiettivi, ma discute l’intento propagandistico della Fiera cogliendo l’occasione per condannare (e su questo mi trova d’accordo) lo sfruttamento della Shoah.
Chi, invece, appoggia Israele si appella al suo diritto di esistenza, un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948 (risoluzione 181 delle Nazioni Unite) e quindi sostiene che il boicottaggio sia un atto antisemita.
Per quanto io tendenzialmente diffidi di coloro che prendono posizioni equidistanti, in questo caso non posso essere d’accordo con Madgi Allam (vedere il suo articolo “Sbagliano anche gli equidistanti“) se questi spostano la discussione su un altro terreno ancora.
Non so se abbia ragione la Bresso a sostenere che questa polemica è pretestuosa e anche un po’ ridicola, ma se la manifestazione ha davvero – come ribadiscono gli organizzatori – un carattere rigorosamente culturale, è da considerare quello che scrive la Reschia su la Stampa:

[…] è corretto pensare, qualcuno l’ha proposto, di boicottare le Olimpiadi perché la Cina fa strame dei diritti umani? O boicottare i film statunitensi, tutti in blocco, in nome dell’opposizione alle politiche di Bush? O anche, perché no, boicottare il turismo in svariate parti del globo verso Paesi non proprio specchiati in tema di democrazia? E perché non gli scrittori iraniani, per dispetto al regime iraniano e alla sua voglia di forca? O la Turchia, in blocco, perché nega il genocidio armeno e tratta male i curdi?

E ancora

[…] Ma è almeno buffo che chi vuole boicottare oggi Israele sostenesse in passato che era ingiusto l’embargo contro l’Iraq perché colpiva indiscriminatamente tutta una popolazione. O no?

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