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Ha ragione Maria Grazia Fiore, queste sono notizie da diffondere (ma la stampa dove sta?)
Ci sono grandi case editrici, copio il concept da Faraona, che hanno paura del digitale perché, sia visto mai, i file si possono duplicare.
E ci sono grandi editori che per festeggiare il completamento del catalogo in digitale, il cartaceo lo regalano. Agli studenti.
Grande Guaraldi.

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Giovanni Biondi, Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR.
14 maggio, convegno “Il piano per l’editoria digitale”.

Faccio soltanto un intervento introduttivo cercando di chiarire un attimo il discorso dei libri digitali, e quindi di questo passaggio che, come ministero dell’istruzione, noi non vogliamo sia soltanto da la carta alla carta digitale, se mi permettete, cioè sia un soltanto passaggio fra un formato già stampato e comunque un formato pensato per la stampa che finisce per ripassare dalla stampate e quindi ritornare in carta.
Questo passaggio purtroppo ha caratterizzato una prima fase dell’editorie e dell’editoria digitale perché i prodotti spesso vengono progettati e pensati per la carta, il fatto che poi siano trasferiti in formati pdf o simili non aggiunge, praticamente, non da un valore aggiunto, e quindi l’oggetto finisce per ripassare dalla stampante e quindi per ritornare in carta.
Credo che tutto questo non giovi alla scuola, soprattutto non giovi a una evoluzione della didattica e alla possibilità di utilizzare molte delle potenzialità che le tecnologie ci pongono a disposizione e che la multimedialità e la disponibilità di linguaggi alternativi o aggiuntivi a quello scritto ci mettono a disposizione.

Quindi io credo che questa occasione, che nasce probabilmente da degli obiettivi di contenimento della spesa, e quindi obiettivi più legati ad un aspetto finanziario, sia in realtà una opportunità che non dobbiamo lasciar cadere, cioè sia l’opportunità di trasformare attraverso questa innovazione anche il modo di fare didattica, e non solo, per consentire ai ragazzi, ai digital native, come si chiamano oggi, di utilizzare linguaggi che gli sono propri, che sono famigliari a studenti e come sappiano, quando sono nelle loro camerette sono multitasking, sono protagonisti dell’utilizzo della cultura digitale, e quando poi nel laboratorio di informatica nella scuola finiscono per utilizzare, anche in quel caso le tecnologie come studenti e quindi in modo molto più passivo che non di quello che fanno da protagonsti quando sono fuori dalla scuola.

Allora io credo che questa occasione, che è l’applicazione dell’articolo 15 del decreto che tutti conoscete e quindi l’obbligo delle scuole dal 2011 di adottare libri che siano anche in formato digitale o comunque in formato misto, debba essere un’occasione per costruire non solo una nuova editoria per la scuola, ma anche per introdurre nella scuola delle opportunità e degli strumenti che consentano di trasformare la didattica e soprattutto l’ambiente di apprendimento.
Cosa voglio dire, voglio dire che non si tratta di mettere in contrapposizione due media, il libro da una parte e il computer da un’altra, o il digitale da un’altra, ma si tratta di trovare una forma di integrazione, quindi la forma mista che è prevista dal decreto, secondo la nostra interpretazione, è la forma vincente, in maniera che l’attuale manuale scolastico assomigli di più a un libro e tutto quello che oggi è nel manuale, dalle simulazioni, a documenti storici, agli esercizi ecc possa in modo molto più efficace andare sul digitale.
Naturalmente si tratta di un andare sul digitale che non è una trasformazione, come dicevo prima, di semplice carta stampata in “carta digitale”. Perché quando parlo di una simulazione, di un laboratorio virtuale, di un applet java, per intenderci in termini tecnici o di qualcosa di interattivo, parlo di qualcosa che non si ritrasforma in carta, ma che richiede un’interazione online o un’interazione sul digitale, e quindi mette a disposizione dei ragazzi delle opportunità dei linguaggi delle interazioni, delle manipolazioni che il libro naturalmente non consente.

[…] Oggi uno dei grandi gridi di allarme che si alza dai nostri pedagogisti è “attenzione alla generazione del taglia e incolla!”. La generazione prima il taglia incolla lo faceva con le forbici e la colla, quindi il processo alla fine è lo stesso, internet , secondo me, limita i danni, non è che questo processo arriva perché è arrivato internet, il taglia incolla lo facevano con le forbici e la colla prima i nostri ragazzi.
Si tratta invece di fare un passaggio innovativo, di mettere a disposizione degli ambienti di simulazione, ai ragazzi, che permettono di costruire e verificare delle ipotesi attraverso un’azione diretta.
[…] non abbiamo bisogno di interpretare questa innovazione del libro digitale semplicemente per dire “la fotografia sulla seconda guerra mondiale te la metto in digitale così te la scarichi e la riappiccichi sul libro delle ricerche”, questo non serve, così come non serve semplicemente la trasposizione del testo scritto in carta pdf, cioè in pdf che poi inevitabilmente ritorna carta.

[…] Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare. Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscenza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale […]

Questo è una parte dell’intervento di Giovanni Biondi (Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR) al convegno su “Il piano per l’editoria digitale”, l’intervento completo potete sentirlo qui.
È la parte che condivido, altre non le condivido del tutto e altre ancora non mi piacciono affatto – l’intervento completo nel file audio qui.

Per esempio condivido quando dice “Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare.
Non condivido invece “Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscienza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale…
Da quando l’oggetto libro, la carta insomma, ha un ruolo dl genere? mi pare questa, di nuovo, la solita confusione tra supporto e contenuto. Se quella parte che resta “libro” io me la leggo su un reader? la mia coscienza critica si sgretola? Ma per favore…
Sulla faccenda dei testi di “carta digitale” si discute molto in rete in questi giorni e si è discusso parecchio allo SchoolBookcamp.
Bene. Se ci arriva il ministero (mica per niente, ma non è che in questi anni abbiano dato grandi prove di competenze tecnologiche, empatie informatiche, o amor di patria parlando della scuola in generale) possibile che non ci arrivino gli editori?

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Tecnologie da apprendere o tecnologie per apprendere?
Questo è il tema che mi piacerebbe fosse sviluppato al barcamp, programmato per il prossimo mese di maggio, sull’editoria scolastica.
Un tema che potrebbe trovare il suo spazio nel programma del gruppo D: “potenzialità del testo didattico digitale: superamento della questione peso/costo, e focus sulla collaborazione tra scuole ed editoria per la creazione di contenuti didattici che vadano oltre il consueto concetto di testo”.
Questa, in fondo, è la questione che più può interessare gli insegnanti – non che gli altri argomenti proposti siano da ignorare – perché il coinvolgimento delle scuole nella filiera produttiva dei libri di testo sarebbe una vera rivoluzione.
Altro che il pensiero sbrigativo della politica, che da una parte taglia senza criterio, ‘ndo cojo cojo e chi cojo cojo, e dall’altra propina contentini tecnologici, più come ottimi rimedi contro la noia che come ambienti formativi, spesso subiti come ineluttabili seccature con, in più, il sospetto di larvati interessi di bottega.

Insomma, un evento interessante, come i link proposti nella pagina dello SchoolBookcamp insieme al programma, indicazioni, notizie, e tabella iscrizioni.

Sponsor Adobe, Unplugged, Advidea,Language Point, Terenzuola.
Mi piace l’idea dello sciacchetrà.

Via Faraona
aggiungo gli organizzatori: Noa Carpignano (BBN editrice), Mario Guaraldi (Guaraldi editore),Marco Barulli (Clipperz), Antonio Tombolini (Simplicissimus) .
aggiornamento e consigli per le dame QUI

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[…] Ma qual è l’idea che la scuola (presidi e docenti) ha del testo digitale? Sicuramente, fino a pochissimi mesi or sono, nessuna; adesso, quella divulgata sull’onda dell’avversione politica. Sindacati di base ed esperti di settore di sinistra hanno buon gioco nel demonizzare il bambino insipientemente immerso nell’acqua sporca di una riforma assurda e decostruzionista, concepita per picconare le ultime difese del diritto allo studio. Stupisce che sempre, immancabilmente, manchi il coraggio di affrontare le questioni nel merito senza trasformarle in demagogia e instrumentum diaboli.
In sostanza: quest’obbligo dell’adozione calato dall’alto senza la minima preparazione strutturale, finanziaria e culturale, è indubitabilmente scandaloso. Il principio stesso che una scelta di così ampio respiro e dalle così vaste conseguenze sia stata decisa senza una consultazione degli esperti e degli addetti ai lavori (editori, autori, docenti) e senza una larga progettualità nazionale, è umiliante. Si può senza tremore affermare che sia quanto di peggio si sia mai visto nella storia della scuola italiana. Ma la “cosa” non finisce qui, come invece vogliono far credere gli opinionisti benpensanti. Aggredire i tentativi di rinnovamento e di sperimentazione con il martello dell’ideologia è cosa che degrada e svilisce anche le migliori intenzioni.[…]

leggete tutto il post QUI.

Una discussione sull’argomento la trovate anche nel post “robe di sinistra“, e a me un anatema era già sfuggito sul post “mio nonno e la garavaglia” in seguito all’indignazione di antonio tombolini su simplicissimus.
Ma, dico, non è una questione da poco. Mica come quelle scemenze che girano in rete tipo “ma il mac è di sinistra o di destra?” (che chi ca%%o se ne frega eh, io lo uso perché sì).

Si trovano, in rete, discussioni “ebook sì VS ebook no” nelle quali comunque si argomentano problemi e rischi reali. Si trovano articoli scritti da professori competenti (Guastavigna per esempio) che vivisezionano l’ebook rivelandone le magagne (complici editori che, pur di cavalcare l’onda, sfornano 50 titoli in pochi mesi). E poi si leggono articoli, a volte pubblicati su siti che paiono autorevoli, che dimostrano tutta l’ottusità di una posizione di principio, tradita dalla pochezza delle informazioni e dalla poca competenza di chi scrive.
Non metto link, questa volta – consideratelo un compito, se vi interessa – sta a voi cercare e “pesare” le fonti…

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W le donne :)

donne

Che cos’hanno in comune il bizantino Giovanni
Damasceno e il Dante stilnovista, l’ebreo Freud
e l’ariano e hitleriano Kohrerr, un Mussolini
tiepidamente suffragista e il regista Fellini?

La risposta la trovate in questo ebook in regalo scaricabile dalla home page dell’editore Guaraldi.

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QUI la circolare.

E poi due articoli che ritengo imperdibili, il primo di Maurizio Chatel, il secondo di Guastavigna-Boscaino.

Buona lettura!

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E-book alla conquista dell’editoria” titola blogosfere per un post che ci segnala un incremento, nel mercato statunitense, del 400%.
Continuo a pensare, al contrario dei grandi editori italiani, che l’ebook sia una conquista (intesa anche come grande opportunità) per l’editoria e non viceversa, e i dati sembrano confermarlo.

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eBook reader in prova!

Per i prof blogger un’opportunità da prendere al volo: Simplicissimus ha rilanciato l’iLiad Tour.
Se hai un blog puoi richiedere in prova per una settimana il lettore ebook iLiad.
Non è richiesta (ma sicuramente è gradita) una recensione sul blog ;)
I requisiti per accedere sono alla portata di chiunque viva con onestà e buon senso, quindi se siete interessati a provare il reader potete iscrivervi QUI

Se non conoscete l’iLiad potete vedere oggetto e caratteristiche tecniche QUI
E leggere un paio di recensioni QUI e QUI

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Precari che saltano e travasi allegri: questo è quello che ci si aspetta a partire dal nuovo anno scolastico.
Si legge che il punto di partenza per la [contro]riforma Gelmini – con particolare riferimento al maestro unico – sia stato il fatto che il 97% del budget del ministero di sua competenza sia assorbito dagli stipendi degli insegnanti, dei dirigenti, del personale tutto, e questo tze tze, va mica bene, dicono.
Quello che però si guardano bene dal dire è che le altre spese che riguardano la scuola non sono di loro competenza e non rientrano nel loro budget: spendono il 97% dei soldi in stipendi perché è lì che devono spenderli.
Tutto il resto, per esempio l’edilizia scolastica compresi gli arredi e i laboratori, sono compentenza degli ee.ll (enti locali: comuni, province e regioni – province in particolare per la secondaria superiore) in base alla legge dell’11 gennaio 1996 n° 23 e all’art. 14, comma 1, della legge dell8 giugno 1990 n° 142.
Ci si chiede davvero, quindi, che fine faranno i soldi risparmiati: se vengono convertiti in aumenti per i docenti rimasti non varierà la percentuale, 97 era e rimarrà e allora il ministro (magari il prossimo) potrà vantarsi dicendo: “noi abbiamo aumentato lo stipendio agli insegnanti, pensate, BEN il 97% del nostro budget va in stipendi!”.
Sulla forca. Tutti.
Possibile che si possa prendere in giro la gente così? SI.

E poi un’altra. A proposito dei libri di testo una spiegazione via BBNBlog.

Gelmini, testi scolastici, ebook ed editori: due righe di spiegazione.

Stamattina mio marito mi ha chiesto: “ma come mai il Presidente del Consiglio, proprietario di una delle più grandi case editrici scolastiche, ha permesso alla sua pupilla di congelare il mercato dei libri di testo per 5 anni?”.
L’ho guardato. Mi sono resa conto che davvero non capiva.
Allora – non ho mica un marito scemo eh! – si vede che il gioco non è chiaro, forse è il caso di spiegarlo.
Prima è uscita una legge che impone l’adozione dei testi digitali a partire dal 2009 con quello che c’è per arrivare al 2011 con l’adozione di soli ebook.
Poi esce una legge che pare dire: visto che tanto col cavolo che le case editrici faranno i testi digitali, vi tenete i testi che avete fino al 2014.
Apparentemente è un controsenso e pure una zappata agli editori, come rileva il consorte.
Ma.
1) Le case editrici investono nella redazione, nella stampa dei testi, nelle copie saggio: questi costi vengono ammortizzati nel primo anno di vendita (più o meno) e gli anni successivi, pagati i costi di creazione del testo e gli impianti di stampa (le pellicole e le lastre), rimangono solo i costi di ristampa e i diritti d’autore (una miseria) = tutto guadagno.
2) La trovata della Gelmini ridurrà il fatturato delle case editrici ma aumenterà la percentuale di utile sul fatturato (è una conseguenza del punto 1).
3) Le grandi case editrici detengono l’80% del mercato.
4) Le case editrici piccole avranno difficoltà a far fronte al disastro.
5) Le case editrici grandi recupereranno il fatturato perduto spazzando via quelle piccole.
6) Il monopolio dei 4/5 grandi editori uscirà rafforzato.
7) Nel frattempo le grandi case editrici hanno 5 anni per dirottare gli investimenti sul digitale.
8) Le case editrici piccole, nello stesso periodo, non potranno investire nulla dovendo pensare a sopravvivere, e così alla fine anche quelle che reggeranno saranno tagliate fuori dal mercato.

Morale, la prima trovata della ministra è funzionale alla seconda e, tutte e due, a chi detiene il potere.
Si tenga pure, il presidente dell’AIE, il suo raccapriccio. Gli renderà parecchio denaro.

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Nella sezione “chi è Cordef?” nel blog del docente universitario segnalato sul BBN’blog, ho trovato alcuni spunti di riflessione (su un blog può essere anche intesa come rifrazione) che ho pensato di riportare qui. Sono tratti dai commenti di una discussione più ampia che potete leggere in versione integrale nel blog di Cordef.

Maria: “Le nuove tecnologie certamente offrono maggiori possibilità espressive e comunicative favorendo il coinvolgimento personale degli studenti, ma a noi docenti si richiede anche tanta creatività e maggiore impegno nelle modalità d’insegnamento per i nuovi processi di apprendimento.”

Cordef: “l’uso delle nuove tecnologie da parte di un docente richiede un sacco di tempo e non porta risparmi di tempo nel medio-lungo periodo, a differenza di quanto avviene nelle aziende e nel lavoro autonomo. Come tanti penso anch’io che l’effetto principale di questo lavoro addizionale sia un miglioramento della didattica e dell’interazione con gli studenti. A fronte di ciò (più lavoro e maggiore efficacia didattica) i benefit sono zero (a parte la gratificazione personale).”

Credo che Cordef abbia centrato uno dei problemi principali nella diffusione della tecnologia nella didattica.
Il fatto che, a differenza di quello che succede in azienda, non ci sia un tornaconto quantificabile giustifica la resistenza (a volte neanche molto passiva) al cambiamento. Il singolo docente si trova a investire tempo (e anche denaro – che a titolo personale probabilmente spenderebbe comunque ma non è detto) per attuare dei processi che non lo portano a fare meno fatica o a produrre più velocemente. E che il prodotto possa risultare migliore è intuibile, ma ancora da dimostrare.
Le istituzioni sono nella stessa posizione, dovrebbero investire soldi (tecnologia, connessioni, formazione) senza che sia minimamente definibile e tantomento quantificabile un vantaggio produttivo. E sulla qualità della scuola se si interrogano lo fanno per remare al contrario, e ormai è chiaro anche il perché.
Ne consegue che tutto è affidato alla percezione che il singolo ha della propria persona e del proprio ruolo.
Chi ha mantenuto, in questi tempi difficili, la consapevolezza che tutto quello che è “sociale” non può essere gestito con criteri aziendali è conscio del pericolo che i bilanci di previsione, con saldi nel breve periodo, rischiano di avere costi altissimi andando poco più in là nel tempo. Chi ha mantenuto saldo l’orgoglio del proprio ruolo (formativo) sa di lavorare per un futuro che non è il proprio. E non fa conti della serva.

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È morto da 30 anni e un mese.
Eppure lo sento, davvero, che si rivolta.
Posso percepire, come fosse qui, la sorpresa e la rabbia per il tradimento. E la disperazione nello scoprire (complice internet che non ha mai conosciuto – ma come gli sarebbe piaciuto!) che non c’è angolo della terra sul quale sognare, neanche il cile.
Il tradimento, dicevo.
Lui, “Pilot”, brigate garibaldi, amico di Adriano Olivetti e di Togliatti.
Lui, che sceglierebbe di morire ancora, e ancora, pur di non sentire, di non leggere, di non scoprire come sta andando a finire.
Lui, mio nonno.
Lui, che io, profondamente laica, non posso pensare ci veda.
Eppure lo sento, davvero, che si rivolta.
Scritto in seguito alla lettura di.

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Facile scrivere un articolo così.
Un assemblaggio di citazioni e ovvietà tale da far pensare che sia stato commissionato.

Smontiamolo:

Gli studenti che quest’anno pensavano di avere l’argomento del libro online per farsi regalare il computer e la connessione a internet, mettano da parte la fantasia. Niente da fare, si studierà ancora su carta…

Ma davvero c’è bisogno dei libri online per farsi regalare il computer?
Ma suvvia…

Per il libro online ci vorrà ancora tempo e non sarà certo la novità dell’anno scolastico che inizia in settembre, nonostante le indicazioni del decreto legge 112 del 25 giugno 2008.

Ma davvero c’era qualcuno che pensava fosse possibile, in due mesi, che centinaia e centinaia di titoli potessero comparire magicamente online?
Con gli interessi delle case editrici che ci sono in ballo?
Ma suvvia…

Dal primo bilancio sulle adozioni dei libri «le sperimentazioni sono pochissime e la maggior parte dei libri che ha contenuti online sono gestiti con il Pdf, ossia con un formato statico che significa non usare tutte le potenzialità del mezzo multimediale, le cui caratteristiche sono la dinamicità e la possibilità di interagire…

Sicuramente le sperimentazioni sono pochissime, anche perché di materiale alternativo se ne trova davvero poco, ma il fatto che il presidente del gruppo scolastica dell’AIE (associazione italiana editori) dica che il pdf è un formato che non usa tutte le potenzialità del mezzo multimediale significa che non sa oggi quello che farà domani, e questo è grave.
Il formato pdf è statico solo in apparenza. Certo che se gli editori pensano di prendere un testo, così come lo conosciamo ora, e di rilasciare il pdf…
Ma le potenzialità di un testo digitale sono enormi.
Mi chiedo se non lo sanno davvero o se fanno finta di non saperlo per tenersi la seggiola sotto al sedere.

Noi siamo editori e sviluppiamo contenuti didattici. Non siamo nè stampatori, nè produttori di carta, utilizziamo il mezzo che il mercato e cioè gli studenti e gli insegnati ci chiedono…
Spiega Gallioni, direttore generale di RcS education.

Certo, loro non stampano e non producono carta.
Ma il loro fatturato deriva dalla vendita di libri stampati. Il loro utile dalla vendita delle ristampe, quando i costi di creazione sono stati ammortizzati dal primo anno di adozione.

Noi siamo pronti al salto verso una nuova organizzazione del lavoro e nuovi strumenti, ma mi chiedo come verranno usati questi strumenti visto che il 56% delle famiglie non accede a internet. A meno che non si intenda che l’uso del libro on-off line avvenga nelle scuole, ma anche in questo caso non vedo come potrebbe avvenire visto che da anni si continua tagliare il budget delle scuole…

Continua Gallioni.
E dello stesso parere si rivelano Enriques di Zanichelli e Greco.

Se il libro online fosse scaricabile insomma sarebbe un autentico fallimento. Diverso sarebbe se fosse consultabile, ma allora bisogna consentire un accesso generalizzato e quindi prevedere computer per tutti…

E qui è evidente la malafede:
Ammettiamo che il 56% delle famiglie non acceda a internet.
E ammettiamo che le scuole non abbiano quei gran budget (bè, questo è vero).
Ma è stupido dire che un testo digitale deve essere necessariamente stampato oppure che abbia bisogno di una connessione internet per essere “consultabile”.
I signori, che evidentemente tirano l’acqua al loro mulino approfittando dell’ignoranza (o più probabilmente della compiacenza) della giornalista, dimenticano che il testo digitale è un file.
Un file, più file, che possono essere portati da un pc all’altro, che possono essere consultati a casa, a scuola e persino in spiaggia. Più file che non hanno bisogno di essere stampati – se non in qualche caso, qualche pagina – e che non hanno bisogno di connessione per essere consultati.
Un’intera biblioteca di testi, dispense, test, esercizi e giochi didattici che sta in una chiavetta usb, e che non offre più scuse tipo “sono andato dai nonni e non potevo portarmi tutti i libri”.

Ma suvvia…

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Nella liguria (EX rossa) testi scolastici di regime
Finanziaria 2009 e libri scolastici
Insegnanti hacker nell’anima
La complessità dello studio
Il tormentone del caro libri

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Leggo su geeksquare (ma sì, tanto la mia geekaggine ormai la conoscete) che Kindle aspira a diventare l’iPod dei libri.
Speriamo di no.
Sì, è vero che sono un’accanita sostenitrice degli ebook, anche a uso scolastico, ma sono ancora più accanita quando si parla di libertà di utilizzo.
I formati proprietari non sono solo una limitazione immediata, sull’oggetto, ma sono quelli che consentono la grandissima limitazione di scelta e di libertà che comporta un monopolio.
Rispolvero dunque un vecchio post anatema di Faraona “kindle, no grazie“, che già mesi fa, in epoca non sospetta, l’aveva spiegato.

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La Regione Liguria ha anticipato la Finanziaria approvando il Piano regionale per il Diritto allo studio per gli anni 2008-2010 introducendo i libri digitali (ebook).
Pare che per le scuole dell’obbligo la Regione stessa metta a disposizione una piattaforma dove si potranno scaricare gratuitamente i testi scolastici redatti a cura dell’Ente stesso.
Una delle fonti da me consultate spiega anche che la Regione liguria ha una società informatica che gestisce in regime di monopolio il lavoro dell’ente pubblico.
Ma questa è un’altra (disdicevole) storia.
Quello che a me preoccupa, invece, è che i testi siano redatti dall’Istituzione e che quindi siano di fatto imposti insieme all’univocità dei loro contenuti. Il fatto che questa regione abbia una tradizione politica di sinistra non mi consola per nulla, tantomeno ora che di sinistra non è. Ma anche fosse.
È il concetto dei “testi scolastici di Stato” che è nefando.
La pluralità delle idee può essere garantita solo dalla libera scelta del docente (fino a quando il docente stesso non potrà essere a sua volta liberamente scelto – ma anche questa è un’altra, disdicevole, storia).
Quindi vanno tanto bene gli ebook scolastici, vanno ancora meglio se gratuiti, ma perché realizzarli in proprio e non togliersi la rogna stringendo accordi con gli editori? Due le possibili risposte: appalto alla società monopolista e/o gestione politica dei contenuti. Un’idea del Consigliere Regionale Roberta Gasco. Spero mi legga, la scellerata.

La notizia qui e qui.

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