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Archive for novembre 2007

Ho passato il pomeriggio a rovistare nei siti che propongono lavoretti da fare a casa, o in classe, con i bambini.
Poi bisogna anche trovare il tempo per farli: mio figlio aspetta da giorni il fine settimana, convinto che “costruiremo” qualcosa.
Non ho scampo.
Se vi trovate in analoga situazione andate a vedere nel blog di faraona, potete trovare un bell’elenco commentato di link a risorse per decorazioni, angioletti, bigliettini e… un sacco di cose natalizie.
Essendo un blog di risorse scolastiche non ci sono link a ricette… quasi quasi un bel post culinario e integrativo lo faccio io…
ecco, adesso devo trovare un paio d’ore pure per questo.
Ecco il link al post di faraona.

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Non insegno italiano, e sicuramente qualche volta sbaglio, ma tiro lo stesso la pietra pur sapendo che, in virtù di qualche strafalcione passato o futuro, mi ricadrà sulla testa.
Non è la prima pietra però, altri hanno già affrontato l’argomento e spesso ne è nata una polemica: c’è chi denuncia lo strapazzamento della lingua e chi sostiene che la lingua non è immutabile, chi predica tolleranza per la scrittura online difendendo il refuso da velocità e chi fa notare che anche sui quotidiani si trovano errori gravissimi.
Faraona, tempo fa, segnalava un’iniziativa in difesa della nostra lingua.
Quello che però mi imbarazza – mi procura davvero un senso terribile di imbarazzo – è trovare un numero e una varietà incredibile di errori nei post (blog e forum) scritti da insegnanti.
Anche gli insegnanti di materie scientifiche, o comunque non umanistiche, hanno alle spalle un percorso scolastico che dovrebbe aver fissato nella loro memoria alcune semplici regole. E poi si continua a imparare, o no?
Inoltre ho notato alcune colleghe di matematica che non sbagliano un accento, e altre di italiano che non hanno ancora capito che prima della punteggiatura NON ci va lo spazio.
Come insegnanti è facile intuire che un errore si distingue facilmente da un refuso, specialmente quando questo è ripetuto più volte:
Kual è = vandalismo
Qual’è = errore
Qual’é = doppio errore
Qusl è = refuso

Gli errori più comuni?
Gli accenti sulle è, perché, poiché.
Un Un’…
D’accordo senza apostrofo, po’ con l’accento, sta con l’accento. La “s” del plurale ai termini inglesi inseriti in frasi in italiano. La punteggiatura con spazio prima e non dopo, e un numero variabile e casuale di puntini di sospensione invece dei tre regolamentari.

Altra questione è quella dei neologismi.
Usare la teoria evoluzionistica della lingua come alibi è ancora più ridicolo che nascondersi dietro al refuso.
La lingua si evolve, certo, ma non è violentandola con abbreviazioni e xké che possiamo contribuire alla naturale evoluzione.
Lo Zingarelli del 2008, intanto, fa già più del necessario: sbroccare, ciulare e slinguazzata hanno fatto la loro comparsa tra le nuove voci del dizionario.

Ma perché, si chiederà qualcuno, mi è venuta voglia di scrivere questo post, che sicuramente mi frutterà qualche antipatia?
Non è mia intenzione, giuro, munirmi di matita rossoblu e deturpare blog e forum giocando alla maestrina. Il mio intento è quello di riflettere, e farvi riflettere, sul fatto che anche se lo stipendio è umiliante, anche se il fronte insegnanti-genitori è spaccato da un pezzo e il ruolo sociale schiacciato sotto i tacchi prepotenti di governi multicolore, anche se le probabilità di finire accidentalmente su you tube crescono ogni giorno e il burn-out è dietro alla porta, anche se tutto questo rende deprimentemente impotenti, c’è qualcosa che si può difendere con le unghie e con i denti: l’amor proprio.
Incominciando dalle piccole cose, magari dagli accenti.

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A Bologna, nel mese di ottobre, è stata organizzata una tavola rotonda sulle vecchie e nuove indicazioni ministeriali per l’insegnamento della storia.
La registrazione del convegno è disponibile sul foruminsegnanti, in home page trovate i link ai vari interventi.
Importantissima è la proposta emersa dall’incontro.
Una proposta a tutte le scuole per preparare insieme un “Incontro nazionale per la riconquista dei programmi nazionali e la difesa della libertà di insegnamento”.
Sempre in home trovate la possibilità di sottoscrivere l’appello online e il file .pdf da scaricare per farlo girare e sottoscrivere.

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Testimonianza

A proposito del penultimo post “Non in nome delle donne“, vi segnalo questo articolo.

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E lavoreranno per tre anni. Gratis.
Perfidamente potrei dire che, per essere dei matematici, questi non si sanno fare bene i conti.
Lavoro gratis anche io, qualche volta (bello sarebbe poterselo permettere più spesso!), ma una sfida come quella non ha prezzo. Forse è meglio sapere di non essere pagati, così da poter mettere in conto un nulla di fatto senza perdere troppo la faccia.
Questi 29 esperti si sono assunti il compito di risolvere quella che Fioroni ha definito “emergenza matematica”.
È talmente un’emergenza che i coatti hanno ben tre anni di tempo, non per risolverla, ma per dirci che cosa dovremmo fare per riuscirci.
Nel frattempo questa notiziola da nulla finirà nel dimenticatoio e starà al ministro in carica alla fine del 2010 decidere se può essere buona operazione mediatica una riesumazione là per là.
Io, francamente, fossi un’insegnante di mate, sarei decisamente preoccupata.
Prima di tutto perché mi pare che questa operazione parta da una lettura dei dati a dir poco ottusa:

  • a) ci si stupisce che i debiti più numerosi siano di matematica, mentre a me pare ovvio. E non tanto per una presunta difficoltà della materia, ma per i più logici criteri di valutazione che questa permette, nonché per la necessità di “fissare” il debito. Mi spiego: come studente posso pensare di sostenere un’interrogazione su un capitolo di storia senza aver letto i tre capitoli precedenti, ma per la matematica “perderne un pezzo” mi rende pressoché impossibile proseguire. Ovvio che l’insegnante di mate sia più motivato di quelli altre materie a mettere dei paletti.
  • b) “a sorpresa” i meno bravi sono nei licei scientifici, dicono. Ma a nessuno viene in mente che la matematica di uno scientifico è altra roba rispetto a quella di un professionale? E anche restando tra licei, nessuno pensa che un’insegnante di matematica che ha la sventura di insegnare all’artistico (materia detestata da 3/4 della classe) possa decidere di pretendere un po’ di meno dai ragazzi rispetto al collega dello scientifico?

In secondo luogo sarei preoccupata perché questa operazione è finalizzata a prevenire (ma iniziando minimo tra tre anni – e neanche sappiamo come) quando la cura – immediata – costituirebbe la migliore forma prevenzione.
Mi piacerebbe leggere le pagelle di Fioroni: scommetto che la matematica non era il suo forte.

Tra le mie lettrici ci sono profie di mate: ditemi, sto dando i numeri?

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Non usate il corpo di una donna, delle donne, per dar voce – e legge – a xenofobe follie.
Una piccola rassegna stampa:

All’armi siam razzisti (Liberazione)

Qual è lo schema classico della persecuzione razziale? Si prende lo spunto da un delitto per il quale è sospettata una persona che appartiene ad una certa nazionalità, o a un gruppo etnico. Si monta una campagna contro il delitto e si delinea un automatismo tra delitto e nazionalità. Sulla base del pregiudizio razziale, che è durissimo a morire. Subito dopo, spinti dall’ira popolare, si procede a leggi speciali, persecutorie, che sospendono il normale corso della legalità e della costituzionalità e anche i diritti fondamentali dell’uomo. In Italia già successe così i con le leggi speciali del 1938, varate per colpire gli ebrei.
Mercoledì sera il governo Prodi ha varato le leggi speciali che autorizzano la persecuzione dei romeni al di fuori delle vie ordinarie del diritto. Non solo dei romeni sospettati di qualche reato, ma anche dei loro familiari. Esistono, come vedete, tutte le caratteristiche della deportazione. […]

La violenza è sessista (Lea Melandri)

Accanto al montante clima di odio, cresce anche l’indignazione di molte donne, che non si vogliono prestare al gioco né del sindaco di Roma Veltroni, né del capo del governo Prodi. […]

Quando il branco siamo noi (Carlo Avossa)

Eppure nelle nostre scuole vivono, giocano, studiano decine di migliaia di bambini e bambine, ragazzi e ragazze migranti o figli di migranti. […] per loro è il luogo dove le culture si incontrano, dove lo Stato Italiano si fa garante anche per loro di bisogni fondamentali dell’individuo: stare insieme, imparare e conoscere.
[…]
Ma, anche se lasciata quasi del tutto sola, la scuola non può e non deve permettere il linciaggio mediatico che sta abbattendosi oggi su Rom e romeni, o sui migranti in generale.
La sola speranza di integrazione, e di un futuro di pace in Italia, è lasciata alla scuola.
Occorre che tutti ne tengano conto.

Perché non espellete i maschi italiani? (Angela Azzaro)

La scena che abbiamo visto ieri è la peggiore che potessimo immaginare, ma ha svelato in pieno l’uso e abuso che viene fatto della violenza contro le donne per legittimare la logica sicuritaria. Non è un caso infatti che la stretta repressiva sia avvenuta davanti a una violenza da parte di un migrante. E’ il modo migliore per individuare un nemico esterno, mettere la donna sotto tutela e far finta che il problema è il mostro, lo straniero, colui che viene da lontano. Due piccioni con una fava. Anzi tre piccioni. Perché la cosa più importante che dimenticano volutamente Veltroni, Prodi e tutta la compagnia è che la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne italiane sono gli italiani. Italiani come loro, uomini come loro. E’ un massacro quotidiano che avviene dentro la famiglia da parte di mariti, di padri, di fratelli e di fidanzati. Ma nessuno di loro parla, dice qualcosa contro quella che è una vera calamità. Bocche cucite. Facce indifferenti. Nelle stesse ore che tutte le agenzie di stampa e i telegiornali sparavano in primo piano la notizia del “romeno”, un bravo italiano dava fuoco alla convivente sudamericana. Perché Prodi o il suo successore Veltroni non hanno chiesto di espellere gli italiani, di autoespellersi da questo paese perché incivili? […]

Dai Blog:

Mito del sangue (Diario di una perfetta stronza)

[…] Odo fascisti risorgere duri, facendo eco alla distinzione xenofoba tra rom e rumeni, tradizione nazionalista sì, che quando è marcia, trova sempre i suoi sostenitori. […]

Nel nome del padre. Anzi, della “razza” (Nicoletta Poidimani)

[…]Ciò che conta non è la vita di queste donne, ma la nazionalità dei loro assassini, come in ogni caso di violenza contro le donne. Le donne uccise o stuprate da familiari, parenti e amici italiani ­ che sono poi la gran parte­ meritano solo un trafiletto sui giornali, ma emergono alla ribalta delle
cronache se lo stupratore o l’assassino è un immigrato. Assistiamo, così, quotidianamente alla distorsione razzista di un dramma reale, il femminicidio. E oggi più che mai la logica securitaria, principale produttrice di paura, sfrutta questo gravissimo problema ­ in Italia mai risolto perché mai realmente affrontato ­ per rappresentare l’altro, lo straniero, come pericoloso.
[…]

Rumeni (le fate)

[…]Qualcuno lo vuole dire che la signora di Roma violentata ed uccisa dallo sporco rumeno aveva maggiore probabilità statistica che ciò le accadesse ad opera del marito – italiano e borghese – o dell’ex fidanzato – altrettanto italiano e borghese – delle elementari?
Qualcuno lo vuole dire che le baraccopoli andrebbero eliminate perchè è uno schifo che la gente viva così e non perché sono un pericolo per la nostra quieta vita di comodità?[…]

E’ stupro di stato: Le donne italiane possono essere massacrate solo da italiani! (Femminismo a Sud)

[…]Romene sono moltissime donne che fanno le badanti pagate una miseria per badare a bambini e anziani delle borghesi famiglie italiane. Poco conta se in queste stesse giornate abbiamo saputo che un italiano molestava abitualmente le 4 nipoti, un’altro ancora una nipotina che è pure morta, poi ancora uno che ha picchiato barbaramente la moglie fino a mandarla in ospedale e ancora stupri e delitti tutti made in italy.[…]

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