Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘riforma’

“L’impressione è sempre più che per questa “opposizione” la scuola non sia una priorità politico-culturale. La conferma ci viene anche dagli enti locali, che con il loro disinteresse irresponsabile e cinico, con il loro silenzio colpevole stanno delegittimando una lotta che con fatica molti di noi hanno portato avanti.

Da che parte state? chiede la Boscaino alla maggioranza delle istituzioni governate dal centrosinistra.
Ma chiede anche:
-Quale occasione migliore per ribadire le prerogative delle regioni, troppo spesso scavalcate dal ministro?
-È vero che la deriva regionalista è uno dei pericoli maggiori che minaccia oggi la scuola e che bisogna combatterla?
-ma da dove partire, se non dalla legge, per affermare la certezza del diritto?
-Di cosa devono farsi portavoce gli enti locali se non di un interesse generale collettivo contro una politica di tagli che, dequalificando l’istruzione, colpisce vite e diritti?

Leggere e diffondere con urgenza questo articolo di Marina Boscaino —> LEGGI QUI

Read Full Post »

Il collegio dei docenti del Liceo “Anco Marzio” ha sospeso, con delibera in data 24 maggio, la decisione in merito all’adozione dei libri di testo per tutte le classe e ha pubblicato un documento nel quale, esprimendo parere negativo per l’istituzione di cattedre con orario superiore alle 18 ore, chiede alla direzione provinciale e regionale il rispetto della normativa.

82 docenti del Liceo hanno quindi firmato la richiesta di un incontro urgente con il direttore dell’USR Lazio, e con il dirigente dell’USP di Roma.

QUI la delibera sulle adozioni (pdf)
QUI quella sulle 18 ore (pdf)

Read Full Post »

130.000 posti di lavoro falciati via.
Ma non sono dipendenti “Alitalia” o “Fiat”, hanno la sfiga di non avere nessun cappello, nessun marchio sulla testa: lavorano per lo stato e hanno mediamente 39 anni.
Eppure nessuna azienda dovrebbe destare l’interesse del pubblico più di questa, più della scuola: chi non ha figli o nipoti a scuola? solo chi la scuola la frequenta. Interessa tutti quindi. Come si è potuti arrivare a questo? E perché? E cosa comporta tutto questo per chi è (o sarà) “cliente” della scuola?
Leggere QUI.

Read Full Post »

Giovanni Biondi, Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR.
14 maggio, convegno “Il piano per l’editoria digitale”.

Faccio soltanto un intervento introduttivo cercando di chiarire un attimo il discorso dei libri digitali, e quindi di questo passaggio che, come ministero dell’istruzione, noi non vogliamo sia soltanto da la carta alla carta digitale, se mi permettete, cioè sia un soltanto passaggio fra un formato già stampato e comunque un formato pensato per la stampa che finisce per ripassare dalla stampate e quindi ritornare in carta.
Questo passaggio purtroppo ha caratterizzato una prima fase dell’editorie e dell’editoria digitale perché i prodotti spesso vengono progettati e pensati per la carta, il fatto che poi siano trasferiti in formati pdf o simili non aggiunge, praticamente, non da un valore aggiunto, e quindi l’oggetto finisce per ripassare dalla stampante e quindi per ritornare in carta.
Credo che tutto questo non giovi alla scuola, soprattutto non giovi a una evoluzione della didattica e alla possibilità di utilizzare molte delle potenzialità che le tecnologie ci pongono a disposizione e che la multimedialità e la disponibilità di linguaggi alternativi o aggiuntivi a quello scritto ci mettono a disposizione.

Quindi io credo che questa occasione, che nasce probabilmente da degli obiettivi di contenimento della spesa, e quindi obiettivi più legati ad un aspetto finanziario, sia in realtà una opportunità che non dobbiamo lasciar cadere, cioè sia l’opportunità di trasformare attraverso questa innovazione anche il modo di fare didattica, e non solo, per consentire ai ragazzi, ai digital native, come si chiamano oggi, di utilizzare linguaggi che gli sono propri, che sono famigliari a studenti e come sappiano, quando sono nelle loro camerette sono multitasking, sono protagonisti dell’utilizzo della cultura digitale, e quando poi nel laboratorio di informatica nella scuola finiscono per utilizzare, anche in quel caso le tecnologie come studenti e quindi in modo molto più passivo che non di quello che fanno da protagonsti quando sono fuori dalla scuola.

Allora io credo che questa occasione, che è l’applicazione dell’articolo 15 del decreto che tutti conoscete e quindi l’obbligo delle scuole dal 2011 di adottare libri che siano anche in formato digitale o comunque in formato misto, debba essere un’occasione per costruire non solo una nuova editoria per la scuola, ma anche per introdurre nella scuola delle opportunità e degli strumenti che consentano di trasformare la didattica e soprattutto l’ambiente di apprendimento.
Cosa voglio dire, voglio dire che non si tratta di mettere in contrapposizione due media, il libro da una parte e il computer da un’altra, o il digitale da un’altra, ma si tratta di trovare una forma di integrazione, quindi la forma mista che è prevista dal decreto, secondo la nostra interpretazione, è la forma vincente, in maniera che l’attuale manuale scolastico assomigli di più a un libro e tutto quello che oggi è nel manuale, dalle simulazioni, a documenti storici, agli esercizi ecc possa in modo molto più efficace andare sul digitale.
Naturalmente si tratta di un andare sul digitale che non è una trasformazione, come dicevo prima, di semplice carta stampata in “carta digitale”. Perché quando parlo di una simulazione, di un laboratorio virtuale, di un applet java, per intenderci in termini tecnici o di qualcosa di interattivo, parlo di qualcosa che non si ritrasforma in carta, ma che richiede un’interazione online o un’interazione sul digitale, e quindi mette a disposizione dei ragazzi delle opportunità dei linguaggi delle interazioni, delle manipolazioni che il libro naturalmente non consente.

[…] Oggi uno dei grandi gridi di allarme che si alza dai nostri pedagogisti è “attenzione alla generazione del taglia e incolla!”. La generazione prima il taglia incolla lo faceva con le forbici e la colla, quindi il processo alla fine è lo stesso, internet , secondo me, limita i danni, non è che questo processo arriva perché è arrivato internet, il taglia incolla lo facevano con le forbici e la colla prima i nostri ragazzi.
Si tratta invece di fare un passaggio innovativo, di mettere a disposizione degli ambienti di simulazione, ai ragazzi, che permettono di costruire e verificare delle ipotesi attraverso un’azione diretta.
[…] non abbiamo bisogno di interpretare questa innovazione del libro digitale semplicemente per dire “la fotografia sulla seconda guerra mondiale te la metto in digitale così te la scarichi e la riappiccichi sul libro delle ricerche”, questo non serve, così come non serve semplicemente la trasposizione del testo scritto in carta pdf, cioè in pdf che poi inevitabilmente ritorna carta.

[…] Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare. Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscenza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale […]

Questo è una parte dell’intervento di Giovanni Biondi (Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR) al convegno su “Il piano per l’editoria digitale”, l’intervento completo potete sentirlo qui.
È la parte che condivido, altre non le condivido del tutto e altre ancora non mi piacciono affatto – l’intervento completo nel file audio qui.

Per esempio condivido quando dice “Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare.
Non condivido invece “Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscienza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale…
Da quando l’oggetto libro, la carta insomma, ha un ruolo dl genere? mi pare questa, di nuovo, la solita confusione tra supporto e contenuto. Se quella parte che resta “libro” io me la leggo su un reader? la mia coscienza critica si sgretola? Ma per favore…
Sulla faccenda dei testi di “carta digitale” si discute molto in rete in questi giorni e si è discusso parecchio allo SchoolBookcamp.
Bene. Se ci arriva il ministero (mica per niente, ma non è che in questi anni abbiano dato grandi prove di competenze tecnologiche, empatie informatiche, o amor di patria parlando della scuola in generale) possibile che non ci arrivino gli editori?

Read Full Post »

bookcamp_logoP

Tecnologie da apprendere o tecnologie per apprendere?
Questo è il tema che mi piacerebbe fosse sviluppato al barcamp, programmato per il prossimo mese di maggio, sull’editoria scolastica.
Un tema che potrebbe trovare il suo spazio nel programma del gruppo D: “potenzialità del testo didattico digitale: superamento della questione peso/costo, e focus sulla collaborazione tra scuole ed editoria per la creazione di contenuti didattici che vadano oltre il consueto concetto di testo”.
Questa, in fondo, è la questione che più può interessare gli insegnanti – non che gli altri argomenti proposti siano da ignorare – perché il coinvolgimento delle scuole nella filiera produttiva dei libri di testo sarebbe una vera rivoluzione.
Altro che il pensiero sbrigativo della politica, che da una parte taglia senza criterio, ‘ndo cojo cojo e chi cojo cojo, e dall’altra propina contentini tecnologici, più come ottimi rimedi contro la noia che come ambienti formativi, spesso subiti come ineluttabili seccature con, in più, il sospetto di larvati interessi di bottega.

Insomma, un evento interessante, come i link proposti nella pagina dello SchoolBookcamp insieme al programma, indicazioni, notizie, e tabella iscrizioni.

Sponsor Adobe, Unplugged, Advidea,Language Point, Terenzuola.
Mi piace l’idea dello sciacchetrà.

Via Faraona
aggiungo gli organizzatori: Noa Carpignano (BBN editrice), Mario Guaraldi (Guaraldi editore),Marco Barulli (Clipperz), Antonio Tombolini (Simplicissimus) .
aggiornamento e consigli per le dame QUI

Read Full Post »

[…] Ma qual è l’idea che la scuola (presidi e docenti) ha del testo digitale? Sicuramente, fino a pochissimi mesi or sono, nessuna; adesso, quella divulgata sull’onda dell’avversione politica. Sindacati di base ed esperti di settore di sinistra hanno buon gioco nel demonizzare il bambino insipientemente immerso nell’acqua sporca di una riforma assurda e decostruzionista, concepita per picconare le ultime difese del diritto allo studio. Stupisce che sempre, immancabilmente, manchi il coraggio di affrontare le questioni nel merito senza trasformarle in demagogia e instrumentum diaboli.
In sostanza: quest’obbligo dell’adozione calato dall’alto senza la minima preparazione strutturale, finanziaria e culturale, è indubitabilmente scandaloso. Il principio stesso che una scelta di così ampio respiro e dalle così vaste conseguenze sia stata decisa senza una consultazione degli esperti e degli addetti ai lavori (editori, autori, docenti) e senza una larga progettualità nazionale, è umiliante. Si può senza tremore affermare che sia quanto di peggio si sia mai visto nella storia della scuola italiana. Ma la “cosa” non finisce qui, come invece vogliono far credere gli opinionisti benpensanti. Aggredire i tentativi di rinnovamento e di sperimentazione con il martello dell’ideologia è cosa che degrada e svilisce anche le migliori intenzioni.[…]

leggete tutto il post QUI.

Una discussione sull’argomento la trovate anche nel post “robe di sinistra“, e a me un anatema era già sfuggito sul post “mio nonno e la garavaglia” in seguito all’indignazione di antonio tombolini su simplicissimus.
Ma, dico, non è una questione da poco. Mica come quelle scemenze che girano in rete tipo “ma il mac è di sinistra o di destra?” (che chi ca%%o se ne frega eh, io lo uso perché sì).

Si trovano, in rete, discussioni “ebook sì VS ebook no” nelle quali comunque si argomentano problemi e rischi reali. Si trovano articoli scritti da professori competenti (Guastavigna per esempio) che vivisezionano l’ebook rivelandone le magagne (complici editori che, pur di cavalcare l’onda, sfornano 50 titoli in pochi mesi). E poi si leggono articoli, a volte pubblicati su siti che paiono autorevoli, che dimostrano tutta l’ottusità di una posizione di principio, tradita dalla pochezza delle informazioni e dalla poca competenza di chi scrive.
Non metto link, questa volta – consideratelo un compito, se vi interessa – sta a voi cercare e “pesare” le fonti…

Read Full Post »

QUI la circolare.

E poi due articoli che ritengo imperdibili, il primo di Maurizio Chatel, il secondo di Guastavigna-Boscaino.

Buona lettura!

Read Full Post »

Trasformare le scuole pubbliche in fondazioni è l’obiettivo della proposta di legge Aprea che attende di essere approvata dalla commissione Cultura della Camera.
Leggere la proposta (scaricabile QUI) è importante per comprendere come Gelmini Tremonti Aprea e Brunetta abbiano fatto quadrato.
L’autonomia e la libertà di scelta sono gli slogan più utilizzati per mascherare la privatizzazione delle scuole di stato, alla gestione delle quali potranno partecipare, seduti in CdA (proprio così lo chiama spudoratamente la proposta: consiglio di amministrazione, come quello di una srl) oltre a enti pubblici e associazioni, anche privati ed enti privati. Così avremo gettonatissime e finanziatissime scuole di grido al centro di Milano e di Roma, e sfigatissime e fatiscenti scuole nelle comunità montane (quelle che resisteranno agli accorpamenti) e nell’aspromonte o nell’entroterra sardo, dove nessuno avrà interesse ad investire.
Ma, ancora più grave, si verrà a creare una situazione che con l’autonomia e la libertà di scelta non ha nulla a che vedere: chiunque abbia interesse a entrare nella gestione delle scuole di stato, versa l’obolo, diventa partner (art.2 capo 1 e 2) della scuola e siede di diritto nel consiglio di amministrazione, e avrà così il potere di:
1) deliberare il proprio funzionamento, scegliere le modalità della propria elezione e decidere come sostitutire e designare i suoi membri (democratico eh!)
2) deliberare il regolamento d’istituto per la partecipazione di studenti e famiglie e per designare i responsabili dei progetti
3) nominare i docenti esperti e i membri esterni del nucleo di valutazione (dei docenti)

Read Full Post »

433705_immagine

Non riesco a comprendere come qualcuno possa ritenere la riforma Gelmini una buona causa.
Ma, anche fosse, sono convinta che, volendo proprio trovare una scusa per mostrare le tette, a questo mondo ci sono cause più meritevoli.
Nessuna morale: semplicemente io, per la Gelmini, mostrerei solo il culo. Ma in un altro senso, sia chiaro.

Desnude sì, ma per una giusta causa“: ora arriva anche il calendario delle studentesse. Lo hanno realizzato dodici ragazze emiliane che, tra un esame e l’altro, hanno trovato il tempo di scendere in campo, con la propria faccia a sostegno del ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini. Altro che “immaginazione al potere”, come volevano i loro coetanei 40 anni fa, il sexy lunario all’immaginazione non lascia proprio nulla.
“Ci siamo spogliate per sostenere la riforma della Gelmini, contro le proteste di piazza che non vogliono il cambiamento nel mondo della scuola”

Nessuna morale, ripeto, ma un po’ di schifo sì.

Read Full Post »

distruzione

Dal blog di Faraona, la segnalazione dello splendido nuovo sito del ministero della pubblica (d)istruzione.

Da non perdere.

Read Full Post »

Lettera-testimonianza di un liceale romano, su Repubblica.it

Lettera-testimonianza di una professoressa di tedesco, su Repubblica.it

Sequenza di immagini della dinamica delle aggressioni, su Repubblica.it

Galleria di immagini su La Stampa.it

Video su youtube… più che eloquente.
Altri video, sempre su youtube.

Read Full Post »

In qualche modo questo è un seguito ai commenti di questo post.
Si parla di libri di testo e di s-riforma ma, a ben vedere, bisognerebbe riformare TANTE altre cose, e la questione dei libri, andando a guardare, è davvero l’ultima.
come dice Marconato: “[…]Non lo è se si pensa all’innovazione vera, quella della didattica. Per fare questo ci vuole ben altro che non sostituire la carta stampata con file digitali. I contenuti digitalizzati possono, tutt’al più costituire una innovazione organizzativo/logistica e contribuire alla (pregevole) diminuzione dei costi della frequenza scolastica.
Ritornando alla vera innovazione: se un in segnante è un mediocre insegnante con un libro di stampato, rimane tale con un libro di testo digitalizzato.
Tecnologie coma “cavallo di Troia”? Non è vero. Tecnologie o no, i modelli didattici non cambiano in automatico. La problematica del cambiamento concettuale va affrontata di petto e con adeguate strategie didattiche.

E a leggerlo così sembra che si scagli contro l’innovazione, ma non è vero, è solo che Marconato riesce a spostare il proprio punto di osservazione in base al problema, in modo oggettivo e non soggettivo. Così come fa Agati quando dice: “Io sono
un vecchio prof che usa le nuove tecnologie quando servono.
E le vecchie pure.
“. E a questo proposito è delizioso uno dei suoi ultimi post.

Read Full Post »

Forse un po’ di coesione è rimasta, ditelo ai colleghi, si trova in rete (il luogo più individuale e meno individualista che abbiamo a disposizione). Su Faraona un bell’elenco di link, divisi per tematiche, sulla questione della riforma Gelmini.

Io, come la penso, l’ho già scritto QUI.

Read Full Post »

Un titolo alla Lina Wertmuller per segnalarvi un articolo dal titolo evocativo:
2008 – 1902. Ovvero Dimmi quando, quando, quando

Il quando quando quando si riferisce all’idea scellerata della Gelmini (o di chi la muove) di spostare indietro l’orologio della scuola:

[…]A quale prima del ’68 si riferisca la ministra Gelmini non è dato sapere. All’immediato dopoguerra (prima della riforma della scuola media 1962-’63), al fascismo, al pre-fascismo, al dopo unità d’Italia. Non si sa, basta che si cancellino 40 anni di storia della scuola italiana e poi qualunque cosa va bene. Cancellare cosa? I Decreti Delegati del 1974 n. 416 (governo Rumor), Legge 4 agosto 1977, n. 517 (governo Andreotti), I programmi della Scuola Media. D. M. 9 febbraio 1979 (governo Andreotti, le 150 ore per il diritto allo studio- DPR n. 395/1988 (governo De Mita), i Programmi per la scuola elementare del 1985 (governo Craxi), gli Orientamenti per la scuola dell’Infanzia del ’91 (governo Andreotti), il Progetto ’92 per i Professionali (governo Andreotti), I programmi Brocca (noto sessantottino!) dal 1988 al 1991 (governi De Mita, Goria, Andreotti). A questo punto non so se anche la riforma Moratti sia figlia del ’68. […]

L’articolo è lunghetto ma vi assicuro, giurin giuretto, che vale la pena mettersi seduti comodi e leggerlo. Inizia riportando una relazione di fine anno scritta da un maestro supplente nel 1902.
E finisce con una sorpresa.
No, non vale scrollare la pagina per leggere prima la fine, non barare. Ti faresti del male, come a leggere tutta la trama di un bel film con finale a effetto.
Ritagliatevi dunque una manciata di minuti.

Read Full Post »

Riporto per condivisione questo articolo, scritto per fuoriregistro e rilanciato da foruminsegnanti.

Giuseppe Aragno – 30-05-2008

Abbiamo un governo stabile, che gode di un largo consenso nel Paese e riscuote apprezzamenti significativi tra le file d’una opposizione che ha fatto della collaborazione e del dialogo il tema caratterizzante della sua presenza in Parlamento. Una presenza ornamentale.
La grande stampa, impegnata a navigare a vista, sottocosta, in attesa di veline, disegna quotidianamente un paradiso terrestre guastato per diabolica protervia dai napoletani e dalla loro spazzatura e tutto, persino le manganellate, tutto si va facendo soffice e ovattato. Buona parte del mondo è sparito per incanto dall’informazione televisiva: il vergognoso processo al cattolico Tereq Aziz, condotto in Iraq in assoluto dispregio dei diritti umani, ha ceduto il campo alla domanda di grazia per la Franzoni, l’Afghanistan è un sogno cinematografico fatto di aquiloni e persino l’impazzimento minaccioso del clima si piega alla malizia adescatrice dei “fine settimana all’insegna del bel tempo”.

Il mondo della scuola recita a soggetto la sua parte e non trova ormai spazio nemmeno se lo cerchi a “Chi l’ha visto?”, la storica trasmissione di Rai tre condotta da Federica Sciarelli.
Tutto ciò che sappiamo è che, con perfetta logica bipartizan, Giuseppe Valditara accenna vagamente ad un pieno “recupero” della riforma Moratti, senza negare validità agli aggiustamenti meccanici del gravitino di Fioroni. Ci si perde nella vaghezza delle formule che rimangono inchiodate ai temi della campagna elettorale: il recupero da inserire in appositi momenti individuati nell’arco dell’anno scolastico, i percorsi da individualizzare, il recupero dei debiti nell’arco di bienni. Su un tema si torna volentieri: l’autonomia. E’ tornata agli onori della cronaca, benché lo sappiano tutti: la stragrande maggioranza delle scuole statali manca di risorse economiche sufficienti a garantirne un funzionamento dignitoso.
Ciò che si muove davvero è il campo della storia. I manuali sono ormai tutti “datati” e non c’è storico, nemmeno il più lungimirante tra quelli di destra, che abbia saputo stare al passo con la strabiliante evoluzione della coscienza critica del Paese. Sergio Luzzatto che, nella smania di fare il primo della classe, aveva dato per morto il fascismo, trova indecente la riabilitazione del fascista Giorgio Almirante, ma distingue tra la figura dell’uomo politico e le sue origini. In quanto ai campioni della legalità costituzionale, Luciano Violante, da anni sponda ideale di Fini e dei suoi camerati, apertamente difende il fascista recuperato. Chiediamo scusa, mettiamo l’anima in pace e passiamo la mano: Giorgio Almirante, questo dovremo insegnare ai nostri studenti, fu un grande politico. Importa poco se fu fascista, se sottoscrisse il “Manifesto della Razza” e si rese complice della Shoà prima difendendo la legittimità delle leggi contro gli ebrei dalle colonne de “La difesa della razza”, poi collaborando coi nazisti nella sua qualità di sottosegretario di Fernando Mezzasoma, ministro di Mussolini a Salò. Importa poco perfino che, accusato di aver coperto Carlo Cicuttini, dirigente del suo partito e autore di un attentato in cui finirono uccisi tre carabinieri, chiese ed ottenne l’amnistia perché ormai ultrasettantenne.
Spiace molto per Battaglia, Arfè, Cortesi, Collotti e Giorgio Spini: occorrerà che, nell’insegnamento della storia, la scuola riparta da zero e non c’è bisogno di una legge o di una riforma. Il Parlamento ha indicato la via: Almirante entra con tutti gli onori nei prossimi manuali. Con lui c’entra, riabilitato, il fascismo e c’entrano, con ritrovato orgoglio, squadristi e torturatori. E’ il momento dei cambiamenti. La patria è risorta e tutto va rivisto alla luce della scienza nuova.
Non a caso Maristella Gelmini, alle prese col suo principale impegno di questi giorni d’esordio – l’amletico dubbio su un Ministero dell’Istruzione pubblica o privata – trovatasi d’un tratto davanti a coltellate fasciste vibrate da un manipolo di squadristi alla Sapienza, non ha perso tempo: ha chiesto al rettore una relazione sull’accaduto e sulle coltellate silenzio assoluto.
E’ tempo di rompere questo silenzio. Tempo di difendere la democrazia.

Read Full Post »