Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘finanziaria 2009’

Trasformare le scuole pubbliche in fondazioni è l’obiettivo della proposta di legge Aprea che attende di essere approvata dalla commissione Cultura della Camera.
Leggere la proposta (scaricabile QUI) è importante per comprendere come Gelmini Tremonti Aprea e Brunetta abbiano fatto quadrato.
L’autonomia e la libertà di scelta sono gli slogan più utilizzati per mascherare la privatizzazione delle scuole di stato, alla gestione delle quali potranno partecipare, seduti in CdA (proprio così lo chiama spudoratamente la proposta: consiglio di amministrazione, come quello di una srl) oltre a enti pubblici e associazioni, anche privati ed enti privati. Così avremo gettonatissime e finanziatissime scuole di grido al centro di Milano e di Roma, e sfigatissime e fatiscenti scuole nelle comunità montane (quelle che resisteranno agli accorpamenti) e nell’aspromonte o nell’entroterra sardo, dove nessuno avrà interesse ad investire.
Ma, ancora più grave, si verrà a creare una situazione che con l’autonomia e la libertà di scelta non ha nulla a che vedere: chiunque abbia interesse a entrare nella gestione delle scuole di stato, versa l’obolo, diventa partner (art.2 capo 1 e 2) della scuola e siede di diritto nel consiglio di amministrazione, e avrà così il potere di:
1) deliberare il proprio funzionamento, scegliere le modalità della propria elezione e decidere come sostitutire e designare i suoi membri (democratico eh!)
2) deliberare il regolamento d’istituto per la partecipazione di studenti e famiglie e per designare i responsabili dei progetti
3) nominare i docenti esperti e i membri esterni del nucleo di valutazione (dei docenti)

Annunci

Read Full Post »

In qualche modo questo è un seguito ai commenti di questo post.
Si parla di libri di testo e di s-riforma ma, a ben vedere, bisognerebbe riformare TANTE altre cose, e la questione dei libri, andando a guardare, è davvero l’ultima.
come dice Marconato: “[…]Non lo è se si pensa all’innovazione vera, quella della didattica. Per fare questo ci vuole ben altro che non sostituire la carta stampata con file digitali. I contenuti digitalizzati possono, tutt’al più costituire una innovazione organizzativo/logistica e contribuire alla (pregevole) diminuzione dei costi della frequenza scolastica.
Ritornando alla vera innovazione: se un in segnante è un mediocre insegnante con un libro di stampato, rimane tale con un libro di testo digitalizzato.
Tecnologie coma “cavallo di Troia”? Non è vero. Tecnologie o no, i modelli didattici non cambiano in automatico. La problematica del cambiamento concettuale va affrontata di petto e con adeguate strategie didattiche.

E a leggerlo così sembra che si scagli contro l’innovazione, ma non è vero, è solo che Marconato riesce a spostare il proprio punto di osservazione in base al problema, in modo oggettivo e non soggettivo. Così come fa Agati quando dice: “Io sono
un vecchio prof che usa le nuove tecnologie quando servono.
E le vecchie pure.
“. E a questo proposito è delizioso uno dei suoi ultimi post.

Read Full Post »

Precari che saltano e travasi allegri: questo è quello che ci si aspetta a partire dal nuovo anno scolastico.
Si legge che il punto di partenza per la [contro]riforma Gelmini – con particolare riferimento al maestro unico – sia stato il fatto che il 97% del budget del ministero di sua competenza sia assorbito dagli stipendi degli insegnanti, dei dirigenti, del personale tutto, e questo tze tze, va mica bene, dicono.
Quello che però si guardano bene dal dire è che le altre spese che riguardano la scuola non sono di loro competenza e non rientrano nel loro budget: spendono il 97% dei soldi in stipendi perché è lì che devono spenderli.
Tutto il resto, per esempio l’edilizia scolastica compresi gli arredi e i laboratori, sono compentenza degli ee.ll (enti locali: comuni, province e regioni – province in particolare per la secondaria superiore) in base alla legge dell’11 gennaio 1996 n° 23 e all’art. 14, comma 1, della legge dell8 giugno 1990 n° 142.
Ci si chiede davvero, quindi, che fine faranno i soldi risparmiati: se vengono convertiti in aumenti per i docenti rimasti non varierà la percentuale, 97 era e rimarrà e allora il ministro (magari il prossimo) potrà vantarsi dicendo: “noi abbiamo aumentato lo stipendio agli insegnanti, pensate, BEN il 97% del nostro budget va in stipendi!”.
Sulla forca. Tutti.
Possibile che si possa prendere in giro la gente così? SI.

E poi un’altra. A proposito dei libri di testo una spiegazione via BBNBlog.

Gelmini, testi scolastici, ebook ed editori: due righe di spiegazione.

Stamattina mio marito mi ha chiesto: “ma come mai il Presidente del Consiglio, proprietario di una delle più grandi case editrici scolastiche, ha permesso alla sua pupilla di congelare il mercato dei libri di testo per 5 anni?”.
L’ho guardato. Mi sono resa conto che davvero non capiva.
Allora – non ho mica un marito scemo eh! – si vede che il gioco non è chiaro, forse è il caso di spiegarlo.
Prima è uscita una legge che impone l’adozione dei testi digitali a partire dal 2009 con quello che c’è per arrivare al 2011 con l’adozione di soli ebook.
Poi esce una legge che pare dire: visto che tanto col cavolo che le case editrici faranno i testi digitali, vi tenete i testi che avete fino al 2014.
Apparentemente è un controsenso e pure una zappata agli editori, come rileva il consorte.
Ma.
1) Le case editrici investono nella redazione, nella stampa dei testi, nelle copie saggio: questi costi vengono ammortizzati nel primo anno di vendita (più o meno) e gli anni successivi, pagati i costi di creazione del testo e gli impianti di stampa (le pellicole e le lastre), rimangono solo i costi di ristampa e i diritti d’autore (una miseria) = tutto guadagno.
2) La trovata della Gelmini ridurrà il fatturato delle case editrici ma aumenterà la percentuale di utile sul fatturato (è una conseguenza del punto 1).
3) Le grandi case editrici detengono l’80% del mercato.
4) Le case editrici piccole avranno difficoltà a far fronte al disastro.
5) Le case editrici grandi recupereranno il fatturato perduto spazzando via quelle piccole.
6) Il monopolio dei 4/5 grandi editori uscirà rafforzato.
7) Nel frattempo le grandi case editrici hanno 5 anni per dirottare gli investimenti sul digitale.
8) Le case editrici piccole, nello stesso periodo, non potranno investire nulla dovendo pensare a sopravvivere, e così alla fine anche quelle che reggeranno saranno tagliate fuori dal mercato.

Morale, la prima trovata della ministra è funzionale alla seconda e, tutte e due, a chi detiene il potere.
Si tenga pure, il presidente dell’AIE, il suo raccapriccio. Gli renderà parecchio denaro.

Read Full Post »

Facile scrivere un articolo così.
Un assemblaggio di citazioni e ovvietà tale da far pensare che sia stato commissionato.

Smontiamolo:

Gli studenti che quest’anno pensavano di avere l’argomento del libro online per farsi regalare il computer e la connessione a internet, mettano da parte la fantasia. Niente da fare, si studierà ancora su carta…

Ma davvero c’è bisogno dei libri online per farsi regalare il computer?
Ma suvvia…

Per il libro online ci vorrà ancora tempo e non sarà certo la novità dell’anno scolastico che inizia in settembre, nonostante le indicazioni del decreto legge 112 del 25 giugno 2008.

Ma davvero c’era qualcuno che pensava fosse possibile, in due mesi, che centinaia e centinaia di titoli potessero comparire magicamente online?
Con gli interessi delle case editrici che ci sono in ballo?
Ma suvvia…

Dal primo bilancio sulle adozioni dei libri «le sperimentazioni sono pochissime e la maggior parte dei libri che ha contenuti online sono gestiti con il Pdf, ossia con un formato statico che significa non usare tutte le potenzialità del mezzo multimediale, le cui caratteristiche sono la dinamicità e la possibilità di interagire…

Sicuramente le sperimentazioni sono pochissime, anche perché di materiale alternativo se ne trova davvero poco, ma il fatto che il presidente del gruppo scolastica dell’AIE (associazione italiana editori) dica che il pdf è un formato che non usa tutte le potenzialità del mezzo multimediale significa che non sa oggi quello che farà domani, e questo è grave.
Il formato pdf è statico solo in apparenza. Certo che se gli editori pensano di prendere un testo, così come lo conosciamo ora, e di rilasciare il pdf…
Ma le potenzialità di un testo digitale sono enormi.
Mi chiedo se non lo sanno davvero o se fanno finta di non saperlo per tenersi la seggiola sotto al sedere.

Noi siamo editori e sviluppiamo contenuti didattici. Non siamo nè stampatori, nè produttori di carta, utilizziamo il mezzo che il mercato e cioè gli studenti e gli insegnati ci chiedono…
Spiega Gallioni, direttore generale di RcS education.

Certo, loro non stampano e non producono carta.
Ma il loro fatturato deriva dalla vendita di libri stampati. Il loro utile dalla vendita delle ristampe, quando i costi di creazione sono stati ammortizzati dal primo anno di adozione.

Noi siamo pronti al salto verso una nuova organizzazione del lavoro e nuovi strumenti, ma mi chiedo come verranno usati questi strumenti visto che il 56% delle famiglie non accede a internet. A meno che non si intenda che l’uso del libro on-off line avvenga nelle scuole, ma anche in questo caso non vedo come potrebbe avvenire visto che da anni si continua tagliare il budget delle scuole…

Continua Gallioni.
E dello stesso parere si rivelano Enriques di Zanichelli e Greco.

Se il libro online fosse scaricabile insomma sarebbe un autentico fallimento. Diverso sarebbe se fosse consultabile, ma allora bisogna consentire un accesso generalizzato e quindi prevedere computer per tutti…

E qui è evidente la malafede:
Ammettiamo che il 56% delle famiglie non acceda a internet.
E ammettiamo che le scuole non abbiano quei gran budget (bè, questo è vero).
Ma è stupido dire che un testo digitale deve essere necessariamente stampato oppure che abbia bisogno di una connessione internet per essere “consultabile”.
I signori, che evidentemente tirano l’acqua al loro mulino approfittando dell’ignoranza (o più probabilmente della compiacenza) della giornalista, dimenticano che il testo digitale è un file.
Un file, più file, che possono essere portati da un pc all’altro, che possono essere consultati a casa, a scuola e persino in spiaggia. Più file che non hanno bisogno di essere stampati – se non in qualche caso, qualche pagina – e che non hanno bisogno di connessione per essere consultati.
Un’intera biblioteca di testi, dispense, test, esercizi e giochi didattici che sta in una chiavetta usb, e che non offre più scuse tipo “sono andato dai nonni e non potevo portarmi tutti i libri”.

Ma suvvia…

▶Leggi anche:

Nella liguria (EX rossa) testi scolastici di regime
Finanziaria 2009 e libri scolastici
Insegnanti hacker nell’anima
La complessità dello studio
Il tormentone del caro libri

Read Full Post »

Riporto l’articolo 15 integralmente, perché giornali (on/off line) a partire dal Sole24ore – gli altri hanno ripreso la news – hanno interpretato a loro modo.

CAPO V
ISTRUZIONE E RICERCA
Art. 15
(Costo dei libri scolastici)
1. A partire dall’anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l’autonomia didattica nell’adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuto conto dell’organizzazione didattica esistente, i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente.
2. Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell’istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione secondaria superiore sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall’anno scolastico
2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.
3. I libri di testo sviluppano i contenuti essenziali delle Indicazioni nazionali dei piani di studio e possono essere realizzati in sezioni tematiche, corrispondenti ad unità di apprendimento, di costo contenuto e suscettibili di successivi aggiornamenti e integrazioni. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono determinati:
a) le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa, anche al fine di assicurarne il contenimento del peso;
b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on – line e mista;
c) il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell’intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore.
4. Le Università e le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, nel rispetto della propria autonomia, adottano linee di indirizzo ispirate ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.

Chi è interessato all’argomento può:

Leggere la recensione di Faraona sui libri scolastici digitali esistenti.

Leggere la voce di wikipedia.

Partecipare al BookCamp, il barcamp sui libri digitali organizzato a Rimini per l’11 luglio (mannaggia io non potrò esserci, e mi secca).

Leggere l’articolo di Antonio Tombolini (Simplicissimus) che fa riferimento alla notizia sul Sole24ore.

Aggiornamento: leggere (e intervenire, perché no?) l’interessante discussione che si è sviluppata qui.

Read Full Post »