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Il sindacato dei consumatori ADOC promuove una class action contro nove tra le maggiori case editrici scolastiche (Principato, De Agostini, Il Capitello, Le Monnier, Giunti Scuola, Paravia Bruno Mondadori, RCS libri, S.E.I., Zanichelli).
L’accusa è quella di aver aumentato i prezzi dei libri di scuola del 10/15% all’anno nell’ultimo lustro. L’obiettivo è invece quello di ottenere il rimborso di quanto pagato in più dalle famiglie negli ultimi cinque anni scolastici.
Infatti, sostiene l’Adoc, gli impegni che le case editrici hanno preso per i prossimi anni, in seguito all’istruttoria del Garante, non escludono la sussistenza dell’illecito negli anni passati.
La causa partirà ufficialmente dal 30 giugno e i consumatori saranno rappresentati dall’avvocato torinese Marino Bin (docente universitario di diritto civile).
Aderire a questa causa non è però tanto facile: è necessario, compilando il modulo di adesione, allegare la documentazione comprovante le spese sostenute per i libri di testo. Nel sito dell’Adoc di parla chiaramente di scontrini o fatture relative ai libri di testo – specificati nel documento fiscale – comprovanti le spese sostenute per l’acquisto dei libri.
Nel sito dell’Adoc è possibile vedere il modello da compilare.
Mi chiedo però quanti genitori abbiano conservato gli scontrini dei libri di testo.
Uno su cento?
Di cinque anni fa, poi… uno su mille? figuriamoci.
Questa azione collettiva mi sembra interessante solo il linea di principio. È bene dimostrare che è possibile portare avanti azioni risarcitorie, fare un po’ di can can e tenere desta l’attenzione, ma sul fatto che – in questo specifico caso – si possa davvero riportare qualche soldo in tasca alla gente…

Sarebbe bene che le associazioni consumatori spendessero un po’ delle loro risorse anche nella diffusione delle buone pratiche.
Incentivare l’utilizzo nelle scuole del software libero, per esempio, e sostenere l’utilizzo dei testi digitali, visto che finalmente ci sono.

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