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Una foto da sentire

donna sul tetto di una casa, all'imbrunire, che urla
Il World Press Photo, uno dei piu’ prestigiosi riconoscimenti internazionali, è stato vinto da un fotografo freelance italiano, Pietro Masturzo, con una foto che “racconta l’inizio di qualcosa, l’inizio di una storia”, hanno commentato i giudici.
L’immagine, dai toni scuri, scattata all’imbrunire, rappresenta una donna che urla da un tetto di Teheran durante le proteste di giugno. Io la trovo stupenda, è una foto da ascoltare, se lo fate con attenzione potete sentire anche l’eco.

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Le Storie.

Premessa.
Di là c’è un pianoforte, era qui quando siamo venuti, era qui quando comprarono la casa gli ex proprietari, è qui da sempre credo: nessuno è in grado di farlo uscire, non passa dalla scala, dalle porte. Si potrebbe pensare che la casa è stata costruita intorno al piano se non fosse che i muri hanno cinque o sei secoli più di lui. È uno dei tanti misteri di questa dimora, e sicuramente il meno inquietante.

In questi giorni sono molto indaffarata, se ne sono certo accorti i lettori più assidui di questo blog che ho trascurato un po’.
Nonostante le mille e mille cose da fare, tutti i giorni dedico un po’ di tempo all’anziana madre: è sola e distante (lei sostiene che sono io, quella distante), così la chiamo al telefono e le racconto, mi racconta, ci raccontiamo.
Non perde occasione per ricordarmi che è vecchia – con tutto quello che comporta – e io a dirle che non è “così vecchia” – con tutto quello che comporta.

– in città spariscono, ma da quando sto in questo paese vedo un sacco di arzilli nonnetti, arzilli come te, ma moooolto più nonnetti di te, che stanno benissimo e si fanno grandi passeggiate, lunghe chiacchierate, per non parlar delle mangiate (e bevute…).
– eh.. puoi capire, chissà cos’hanno da dirsi.
– oh, tu non sai, basta prendersi il tempo e sedersi su una panca: hanno sempre un sacco di storie da raccontare…
– eh… appunto, saran tutte storie… non sapranno neppure più loro quali son vere e quali no.
– e che importa?
– come che importa!
– senti, l’altra settimana mi ha agganciata nonna Maria, una centenaria che sta nel vicolo, perde qualche colpo ogni tanto, ma è ben presente a se stessa.
mi ha raccontato che in questa casa, quando lei era bambina, abitava una famiglia con un bimbo che imparava a suonare il pianoforte. Dice che tutto il vicolo stava a sentire, teneva compagnia, specialmente d’estate con le finestre aperte e tutte le persone con le sedie fuori… e poi il ragazzino crescendo è andato a imparare in una scuola ed è diventato pianista, e ha fatto strada.
– però il tuo [mio figlio] non impara a suonarlo, non gli interessa…
– no, manco lo guarda, però tu la storia l’hai ascoltata.
– e allora?
– e allora che era ‘na balla.
– ti ha raccontato una storia non vera?
– no, IO ti ho raccontato una storia non vera.
– …
– tu hai ascoltato una storia, se nonna Maria me l’avesse raccontata, io avrei ascoltato una storia e tu anche.
così invece l’hai ascoltata solo tu. Che differenza fa se è vera o no?
– …
– abbiamo bisogno di storie, libri, film… storie.
– io invecchio e tu rimbambisci, lasciami andare a preparare la cena và.

Però io mi chiedo, se abbiamo così bisogno di storie, perché non amiamo e non difendiamo la nostra?
Perché ce la lasciamo scippare così, in cambio di tante storie altre?

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Riporto per condivisione questo articolo, scritto per fuoriregistro e rilanciato da foruminsegnanti.

Giuseppe Aragno – 30-05-2008

Abbiamo un governo stabile, che gode di un largo consenso nel Paese e riscuote apprezzamenti significativi tra le file d’una opposizione che ha fatto della collaborazione e del dialogo il tema caratterizzante della sua presenza in Parlamento. Una presenza ornamentale.
La grande stampa, impegnata a navigare a vista, sottocosta, in attesa di veline, disegna quotidianamente un paradiso terrestre guastato per diabolica protervia dai napoletani e dalla loro spazzatura e tutto, persino le manganellate, tutto si va facendo soffice e ovattato. Buona parte del mondo è sparito per incanto dall’informazione televisiva: il vergognoso processo al cattolico Tereq Aziz, condotto in Iraq in assoluto dispregio dei diritti umani, ha ceduto il campo alla domanda di grazia per la Franzoni, l’Afghanistan è un sogno cinematografico fatto di aquiloni e persino l’impazzimento minaccioso del clima si piega alla malizia adescatrice dei “fine settimana all’insegna del bel tempo”.

Il mondo della scuola recita a soggetto la sua parte e non trova ormai spazio nemmeno se lo cerchi a “Chi l’ha visto?”, la storica trasmissione di Rai tre condotta da Federica Sciarelli.
Tutto ciò che sappiamo è che, con perfetta logica bipartizan, Giuseppe Valditara accenna vagamente ad un pieno “recupero” della riforma Moratti, senza negare validità agli aggiustamenti meccanici del gravitino di Fioroni. Ci si perde nella vaghezza delle formule che rimangono inchiodate ai temi della campagna elettorale: il recupero da inserire in appositi momenti individuati nell’arco dell’anno scolastico, i percorsi da individualizzare, il recupero dei debiti nell’arco di bienni. Su un tema si torna volentieri: l’autonomia. E’ tornata agli onori della cronaca, benché lo sappiano tutti: la stragrande maggioranza delle scuole statali manca di risorse economiche sufficienti a garantirne un funzionamento dignitoso.
Ciò che si muove davvero è il campo della storia. I manuali sono ormai tutti “datati” e non c’è storico, nemmeno il più lungimirante tra quelli di destra, che abbia saputo stare al passo con la strabiliante evoluzione della coscienza critica del Paese. Sergio Luzzatto che, nella smania di fare il primo della classe, aveva dato per morto il fascismo, trova indecente la riabilitazione del fascista Giorgio Almirante, ma distingue tra la figura dell’uomo politico e le sue origini. In quanto ai campioni della legalità costituzionale, Luciano Violante, da anni sponda ideale di Fini e dei suoi camerati, apertamente difende il fascista recuperato. Chiediamo scusa, mettiamo l’anima in pace e passiamo la mano: Giorgio Almirante, questo dovremo insegnare ai nostri studenti, fu un grande politico. Importa poco se fu fascista, se sottoscrisse il “Manifesto della Razza” e si rese complice della Shoà prima difendendo la legittimità delle leggi contro gli ebrei dalle colonne de “La difesa della razza”, poi collaborando coi nazisti nella sua qualità di sottosegretario di Fernando Mezzasoma, ministro di Mussolini a Salò. Importa poco perfino che, accusato di aver coperto Carlo Cicuttini, dirigente del suo partito e autore di un attentato in cui finirono uccisi tre carabinieri, chiese ed ottenne l’amnistia perché ormai ultrasettantenne.
Spiace molto per Battaglia, Arfè, Cortesi, Collotti e Giorgio Spini: occorrerà che, nell’insegnamento della storia, la scuola riparta da zero e non c’è bisogno di una legge o di una riforma. Il Parlamento ha indicato la via: Almirante entra con tutti gli onori nei prossimi manuali. Con lui c’entra, riabilitato, il fascismo e c’entrano, con ritrovato orgoglio, squadristi e torturatori. E’ il momento dei cambiamenti. La patria è risorta e tutto va rivisto alla luce della scienza nuova.
Non a caso Maristella Gelmini, alle prese col suo principale impegno di questi giorni d’esordio – l’amletico dubbio su un Ministero dell’Istruzione pubblica o privata – trovatasi d’un tratto davanti a coltellate fasciste vibrate da un manipolo di squadristi alla Sapienza, non ha perso tempo: ha chiesto al rettore una relazione sull’accaduto e sulle coltellate silenzio assoluto.
E’ tempo di rompere questo silenzio. Tempo di difendere la democrazia.

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Quando il mondo è diviso in due, o stai di qua, o stai di là.
E se non sei di razza ellenica, qualsiasi sia il tuo dialetto, qualsiasi il colore della tua pelle, qualsiasi la tua fede, sei un barbaro. E al tuo accampamento verrà appiccato il fuoco.

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Il senatore di Forza Italia Dell’Utri:

Se vinceremo le elezioni, i libri di storia saranno revisionati… sono condizionati dalla retorica della Resistenza, li riscriveremo.

e ancora:

La Sinistra ha ancora in mano le università e le case editrici. È anche un luogo comune che la cultura sia a sinistra, ma non tanto poi comune se si considera come stanno le cose. Sono dappertutto e impediscono che ci possano essere delle novità che non arrivino dalla loro parte

sulla questione del “luogo comune” consiglio la lettura di questo post.

E ancora:

gli storici di sinistra hanno ignorato l’olocausto dei gay avvenuto durante la seconda guerra mondiale

e se la revisione è tutta qui mi può anche stare bene… ma mi sa tanto di pretesto.

Tutto l’articolo qui.

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