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Archive for the ‘Sproloqui’ Category


Grande Vauro!

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130.000 posti di lavoro falciati via.
Ma non sono dipendenti “Alitalia” o “Fiat”, hanno la sfiga di non avere nessun cappello, nessun marchio sulla testa: lavorano per lo stato e hanno mediamente 39 anni.
Eppure nessuna azienda dovrebbe destare l’interesse del pubblico più di questa, più della scuola: chi non ha figli o nipoti a scuola? solo chi la scuola la frequenta. Interessa tutti quindi. Come si è potuti arrivare a questo? E perché? E cosa comporta tutto questo per chi è (o sarà) “cliente” della scuola?
Leggere QUI.

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noiNO

Se pensate che il cielo azzurro, il tricolore e questo paese siano anche un pochino nostri… condividete :)
In risposta a:
noi_amiamo_silvio

via currenti calamo

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La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il giudice Nicola Lettieri, che difende l’Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha reso noto che il governo italiano ricorrerà contro la sentenza.
Fonte.

Però la Gelmini dice: «È un simbolo della nostra tradizione».

Poco male Maria Stella, ne abbiamo tante di tradizioni, e tanti simboli… e poi siamo un popolo di artisti, qualcosa troveremo per decorare le fatiscenti mura no?

Per esempio una tradizionalissima pizza. Esportata più del crocefisso credo.

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No, non è serio? Ah, dici che ci vuole il consenso popolare per certe riforme? Populista anche… bene, eccoti un’altra opzione, questa piacerà sicuramente a tantissimi italiani e ti farà diventare primo ministro, sicuro.
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Ah, dici che hai dei problemi con la lega… loro non ne vogliono sapere di toglierlo?
Mmmm… prova a dire che ogni ufficio scolastico provinciale può scegliersi il suo tradizionalissimo simbolo, che so, per i bergamaschi un bell’arlecchino
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e a Napoli un bel pulcinella, che ai bambini piacciono tanto (ma forse preferiscono la pizza eh).
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Anche se ti dirò, secondo me, per come sta messa la scuola adesso… un bel simbolo del quale si sente il bisogno (perché anche questo è importante no? un simbolo che dia speranza) è un bel cornetto portafortuna.

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E la tradizione è rispettata.

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[…]Anche Ignazio Marino è convinto che non ci siano scissioni alla porta. E sottolinea: «Queste divisioni tra l’area cattolica, alla quale fanno riferimento tra gli altri Fioroni e Franco Marini, e la cosiddetta matrice comunista le ritrovo più tra questi 16-18 capi corrente che all’interno del partito. Bisogna lavorare per un partito unito e laico e non arrivare a parlare di scissioni»

Ammetto che il mio campione non sia numericamente significativo, ma in effetti tutti quelli che conosco io appartengono alla cosiddetta “matrice comunista”. Un paio di cattolici ci sono pure, ma non fanno certo riferimento a Fioroni o Marini: cattolici sì, ma calabrache è un’altra roba.
In definitiva quello che dice Ignazio Marino è condivisibile fino ad un certo punto: io direi che la divisione fra area cattolica e area a matrice comunista (due definizioni un po’ imbecilli, secondo me) che c’è fra i capi corrente, non corrisponde alla stessa divisione (ammesso che esista come tale) che si profila all’interno del partito. Non è questione di maggiore o minore spaccatura, è proprio la mancanza di corrispondenza. Da qui la costante e ormai epocale sensazione della sinistra vera (noi mangiacreature, per intenderci) di non avere rappresentanza.
E che sono anni che dobbiamo turarci il naso, e inutilmente, comunque vada.

Sicuri che non si debba parlare di scissioni? Qualche dubbio io l’avrei.

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Schiava sì, ma scalza no, ecchediamine. :)

Molto bello l’articolo di Timothy Garton Ash, tradotto da Emilia Benghi per la Repubblica, sugli inni nazionali.
È vecchiotto (gennaio ’08) ma in questi giorni si discute dello spot di Calzedonia e così mi è capitato di trovarlo.
Sentirlo in un spot di calze da donna è una vergogna”, pare abbia detto Angelo Vaccarezza dimenticando che all’inno, alla bandiera, alla repubblica e alla sua costituzione ben altre legnate son state tirate. Da “amici” suoi, tra l’altro*.
Mi chiedo, gli chiedo mai passasse di qua: ma fossero state virilissime calze da uomo cambiava qualcosa? Solo così, per sapere. Perché non ha detto “uno spot di calze”, ha specificato “da donna”. Come se le calze da donna avessero qualcosa di immorale, di lascivo e di triviale che quelle da uomo non hanno.
Chissà che fantasie ha questo signore.

* presidente della provincia di Savona, non conoscendolo ho immaginato lo schieramento politico, ho controllato su google e ho indovinato.

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In quaranta città italiane si è svolta una manifestazione studentesca contro il caro libri.
Davanti ai licei sono stati depositati sacchi di juta con il disegno del dollaro e il nome delle grandi case editrici scolastiche.

“Nonostante le promesse del ministro Gelmini – afferma Francesco Polacchi, responsabile nazionale dell’organizzazione studentesca – le famiglie italiane continuano a pagare cifre insostenibili per l’acquisto dei libri di testo. La spesa per ogni studente supera in media i 500 euro, senza contare che un istituto su due sfora il tetto di spesa imposto dal Ministero”.

Studenti di sinistra? NO: Blocco studentesco è un’organizzazione di estrema destra.
E io vado in confusione, ecco.

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Il cervello, intendo, ma con riserva sul resto.

Non si spiegano altrimenti tante cose, a partire dalla bandiera al contrario:
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E poi, se davvero la necessità di una divisa è sentita solo per farsi riconoscere dalla gente, per rassicurare (come dicono ai giornalisti) allora tutta quella fantasia di mostrine e patacchine che senso ha? diciamola tutta, devono aver piccolo anche il resto se hanno bisogno di così tanti bollini che neanche chichita.
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Ma la cosa che più sgomenta, della divisa della Guardia Nazionale, è quella che chiamano candidamente ruota solare e che campeggia sulla fascia al braccio (che già solo quella… colori invertiti ma roba da brividi eh). E ci dicono che la GNI è apolitica, peccato che il simbolo in questione sia quello del partito ultranazionalista.
E nessuna spiegazione sul perché sia stato scelto quel simbolo, sulla sua origine e sul suo significato. Uno potrebbe pensare che, non sapendo riconoscere il giusto verso della bandiera italiana, probabilmente neanche immaginano che quel disegnino che a loro piace tanto (magari perché ha giusto un’assonanza visiva con uno che piacerebbe di più ma.) ha un suo significato e una sua storia, e che l’hanno scelto senza approfondire.
Ma non è così, è stato scelto più che consapevolmente. Infatti l’immagine pubblicata sul loro sito, nella descrizione della loro simbologia, è un file scaricato e risalvato senza nessuna modifica (verificare pure il numero di pixel) da wikipedia che, alla voce “Esoterc Nazism” spiega benissimo cos’è quella ruota solare (o black sun).
Chi non lo sa legga, per favore.
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E chi ha il coraggio legga anche cosa scrive Gaetano Saya (presidente del PNI e fondatore della GNI)

L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i POTERI e le AUTORITA’ COSTITUITE.

L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.

Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.

A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’

Gaetano Saya

Un tipo rassicurante eh? no? un’occhiata alla la foto vi convincerà:
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E poi oggi leggo:

Ieri si è fatto sentire Gaetano Saya, presidente nazionale del Msi: “Non siamo né nazisti né fascisti. Noi siamo nazionalisti italiani e patrioti“, ha detto al telefono a Sky.
“Stiamo cambiando in queste ore l’uniforme: avremo un pantalone bianco e una camicia rossa, come Garibaldini. Cosa ci diranno, che abbiamo la camicia rossa e siamo comunisti?”

No, che siete solo dei coglioni.
Pericolosi però.

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Giovanni Biondi, Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR.
14 maggio, convegno “Il piano per l’editoria digitale”.

Faccio soltanto un intervento introduttivo cercando di chiarire un attimo il discorso dei libri digitali, e quindi di questo passaggio che, come ministero dell’istruzione, noi non vogliamo sia soltanto da la carta alla carta digitale, se mi permettete, cioè sia un soltanto passaggio fra un formato già stampato e comunque un formato pensato per la stampa che finisce per ripassare dalla stampate e quindi ritornare in carta.
Questo passaggio purtroppo ha caratterizzato una prima fase dell’editorie e dell’editoria digitale perché i prodotti spesso vengono progettati e pensati per la carta, il fatto che poi siano trasferiti in formati pdf o simili non aggiunge, praticamente, non da un valore aggiunto, e quindi l’oggetto finisce per ripassare dalla stampante e quindi per ritornare in carta.
Credo che tutto questo non giovi alla scuola, soprattutto non giovi a una evoluzione della didattica e alla possibilità di utilizzare molte delle potenzialità che le tecnologie ci pongono a disposizione e che la multimedialità e la disponibilità di linguaggi alternativi o aggiuntivi a quello scritto ci mettono a disposizione.

Quindi io credo che questa occasione, che nasce probabilmente da degli obiettivi di contenimento della spesa, e quindi obiettivi più legati ad un aspetto finanziario, sia in realtà una opportunità che non dobbiamo lasciar cadere, cioè sia l’opportunità di trasformare attraverso questa innovazione anche il modo di fare didattica, e non solo, per consentire ai ragazzi, ai digital native, come si chiamano oggi, di utilizzare linguaggi che gli sono propri, che sono famigliari a studenti e come sappiano, quando sono nelle loro camerette sono multitasking, sono protagonisti dell’utilizzo della cultura digitale, e quando poi nel laboratorio di informatica nella scuola finiscono per utilizzare, anche in quel caso le tecnologie come studenti e quindi in modo molto più passivo che non di quello che fanno da protagonsti quando sono fuori dalla scuola.

Allora io credo che questa occasione, che è l’applicazione dell’articolo 15 del decreto che tutti conoscete e quindi l’obbligo delle scuole dal 2011 di adottare libri che siano anche in formato digitale o comunque in formato misto, debba essere un’occasione per costruire non solo una nuova editoria per la scuola, ma anche per introdurre nella scuola delle opportunità e degli strumenti che consentano di trasformare la didattica e soprattutto l’ambiente di apprendimento.
Cosa voglio dire, voglio dire che non si tratta di mettere in contrapposizione due media, il libro da una parte e il computer da un’altra, o il digitale da un’altra, ma si tratta di trovare una forma di integrazione, quindi la forma mista che è prevista dal decreto, secondo la nostra interpretazione, è la forma vincente, in maniera che l’attuale manuale scolastico assomigli di più a un libro e tutto quello che oggi è nel manuale, dalle simulazioni, a documenti storici, agli esercizi ecc possa in modo molto più efficace andare sul digitale.
Naturalmente si tratta di un andare sul digitale che non è una trasformazione, come dicevo prima, di semplice carta stampata in “carta digitale”. Perché quando parlo di una simulazione, di un laboratorio virtuale, di un applet java, per intenderci in termini tecnici o di qualcosa di interattivo, parlo di qualcosa che non si ritrasforma in carta, ma che richiede un’interazione online o un’interazione sul digitale, e quindi mette a disposizione dei ragazzi delle opportunità dei linguaggi delle interazioni, delle manipolazioni che il libro naturalmente non consente.

[…] Oggi uno dei grandi gridi di allarme che si alza dai nostri pedagogisti è “attenzione alla generazione del taglia e incolla!”. La generazione prima il taglia incolla lo faceva con le forbici e la colla, quindi il processo alla fine è lo stesso, internet , secondo me, limita i danni, non è che questo processo arriva perché è arrivato internet, il taglia incolla lo facevano con le forbici e la colla prima i nostri ragazzi.
Si tratta invece di fare un passaggio innovativo, di mettere a disposizione degli ambienti di simulazione, ai ragazzi, che permettono di costruire e verificare delle ipotesi attraverso un’azione diretta.
[…] non abbiamo bisogno di interpretare questa innovazione del libro digitale semplicemente per dire “la fotografia sulla seconda guerra mondiale te la metto in digitale così te la scarichi e la riappiccichi sul libro delle ricerche”, questo non serve, così come non serve semplicemente la trasposizione del testo scritto in carta pdf, cioè in pdf che poi inevitabilmente ritorna carta.

[…] Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare. Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscenza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale […]

Questo è una parte dell’intervento di Giovanni Biondi (Capo Dipartimento per la Programmazione – MIUR) al convegno su “Il piano per l’editoria digitale”, l’intervento completo potete sentirlo qui.
È la parte che condivido, altre non le condivido del tutto e altre ancora non mi piacciono affatto – l’intervento completo nel file audio qui.

Per esempio condivido quando dice “Quindi, voglio dire che siamo di fronte forse a un testo nato per esigenze di contenimento della spesa, e quindi anche un po’ approssimativo da un punto di vista educativo e anche dal punto di vista editoriale, però è un’opportunità, e questa opportunità non ce la dobbiamo far scappare.
Non condivido invece “Non dobbiamo pensare che questo discorso contrapponga in modo un po’ grezzo due media, il libro e il computer, perché il libro conserva inalterato il suo ruolo per la costruzione della coscienza critica individuale, e quindi a mio parere non è uno strumento che viene superato o peggio di cui fare a meno nel caso del digitale…
Da quando l’oggetto libro, la carta insomma, ha un ruolo dl genere? mi pare questa, di nuovo, la solita confusione tra supporto e contenuto. Se quella parte che resta “libro” io me la leggo su un reader? la mia coscienza critica si sgretola? Ma per favore…
Sulla faccenda dei testi di “carta digitale” si discute molto in rete in questi giorni e si è discusso parecchio allo SchoolBookcamp.
Bene. Se ci arriva il ministero (mica per niente, ma non è che in questi anni abbiano dato grandi prove di competenze tecnologiche, empatie informatiche, o amor di patria parlando della scuola in generale) possibile che non ci arrivino gli editori?

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[…] Ma qual è l’idea che la scuola (presidi e docenti) ha del testo digitale? Sicuramente, fino a pochissimi mesi or sono, nessuna; adesso, quella divulgata sull’onda dell’avversione politica. Sindacati di base ed esperti di settore di sinistra hanno buon gioco nel demonizzare il bambino insipientemente immerso nell’acqua sporca di una riforma assurda e decostruzionista, concepita per picconare le ultime difese del diritto allo studio. Stupisce che sempre, immancabilmente, manchi il coraggio di affrontare le questioni nel merito senza trasformarle in demagogia e instrumentum diaboli.
In sostanza: quest’obbligo dell’adozione calato dall’alto senza la minima preparazione strutturale, finanziaria e culturale, è indubitabilmente scandaloso. Il principio stesso che una scelta di così ampio respiro e dalle così vaste conseguenze sia stata decisa senza una consultazione degli esperti e degli addetti ai lavori (editori, autori, docenti) e senza una larga progettualità nazionale, è umiliante. Si può senza tremore affermare che sia quanto di peggio si sia mai visto nella storia della scuola italiana. Ma la “cosa” non finisce qui, come invece vogliono far credere gli opinionisti benpensanti. Aggredire i tentativi di rinnovamento e di sperimentazione con il martello dell’ideologia è cosa che degrada e svilisce anche le migliori intenzioni.[…]

leggete tutto il post QUI.

Una discussione sull’argomento la trovate anche nel post “robe di sinistra“, e a me un anatema era già sfuggito sul post “mio nonno e la garavaglia” in seguito all’indignazione di antonio tombolini su simplicissimus.
Ma, dico, non è una questione da poco. Mica come quelle scemenze che girano in rete tipo “ma il mac è di sinistra o di destra?” (che chi ca%%o se ne frega eh, io lo uso perché sì).

Si trovano, in rete, discussioni “ebook sì VS ebook no” nelle quali comunque si argomentano problemi e rischi reali. Si trovano articoli scritti da professori competenti (Guastavigna per esempio) che vivisezionano l’ebook rivelandone le magagne (complici editori che, pur di cavalcare l’onda, sfornano 50 titoli in pochi mesi). E poi si leggono articoli, a volte pubblicati su siti che paiono autorevoli, che dimostrano tutta l’ottusità di una posizione di principio, tradita dalla pochezza delle informazioni e dalla poca competenza di chi scrive.
Non metto link, questa volta – consideratelo un compito, se vi interessa – sta a voi cercare e “pesare” le fonti…

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E-book alla conquista dell’editoria” titola blogosfere per un post che ci segnala un incremento, nel mercato statunitense, del 400%.
Continuo a pensare, al contrario dei grandi editori italiani, che l’ebook sia una conquista (intesa anche come grande opportunità) per l’editoria e non viceversa, e i dati sembrano confermarlo.

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Avete mai provato a vedere come se la passa la Gelmini su facebook?
È facile, basta cercare “Gelmini”, e viene fuori subito il gruppo a lei intestato con i suoi (a oggi) 28.485 sostenitori.
Incredibile, penso, chi saranno costoro?
Ovviamente non tutti, anzi pochissimi, hanno il profilo pubblico e curiosa ne apro alcuni:
una donna che dichiara di essere di fede cattolica e di avere come maggior interesse “uscire con le mie amiche”.
Un’altra donna, che si dichiara cristiano cattolica, fan di Gianfranco Fini, casalinga per passione, il cui maggiore interesse è l’insegnamento del catechismo.
Passiamo agli uomini…
Un ragazzino, che si dichiara cristiano cattolico, fan di Valentino Rossi the doctor e di Kakà.
Un carabiniere, che si dichiara cristiano cattolico, fan di papa juan pablo II (chissà perché la pagina spagnola) e di Federica Fontana (nota biondona coscialunga).
Un altro che non si sa che faccia nella vita, però è cattolico ed è fan del milan, di Monica Bellucci e di Katiana e Valeriana (altre due coscelunghe).
Ah, questo è raffinato però, è iscritto anche al gruppo: W il bidet.

E via così.
Rovistando rovistando troviamo che TUTTI si dichiarano cristiani cattolici, e non è cosa così comune: sono la maggioranza quelli che la propria fede su FB non la dichiarano affatto (fra i miei contatti, un centinaio, solo cinque dichiarano la propria religione, atei, agnostici e un solo cattolico).
E poi, come potete notare, troviamo che hanno TUTTI interessi culturali di un certo livello.
Questo per gli italiani.
Ma dovete sapere che molti fan provengono da paesi assai lontani, chissà come e, soprattutto, chissà perché: Paraguay, Danimarca, Panama, Israele, Regno Unito, Albania, Filippine, Maine, Bangladesh, New Jersey, Porto Rico, USA, altri non sappiamo da dove arrivino ma i nomi dichiaratamente stranieri sono tantissimi.
E noi che continuiamo a considerarla la stella nazionale!

Poi ci sono i detrattori.
I gruppi contro sono molti, e per molti intendo centinaia, a partire dal gruppo “scommetto che almeno 5.000.000 di persone DETESTANO LA GELMINI!” che conta 46.465 iscritti.
28.166 li conta il gruppo “anch’io voglio che la Gelmini ripeta l’esame di stato”.
27.128 sono iscritti al gruppo per il referendum abrogativo e poi 3000 di qua e 500 di là, sparsi e dispersi per tutti gli altri gruppi, dai semplici “fermiamo la Gelmini”, “abbasso la Gelmini” o “Fuck Gelmini”, fino a quelli che affogherebbero la gelmini in una vasca di salamoia o “io alla Gelmini ‘na botta je la darei” (si ma, leggere per credere, non è un complimento).
Hanno comunque le idee chiare quelli dell’enterogelmina.

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Succede che un papà torni a casa dal lavoro e che un bambino gli corra incontro per dirimere una questione importante: «Che differenza c’è tra una lumaca e una chiocciola?».

Un articolo grazioso (nulla di nuovo, nulla di più) di Renata Maderna su Famiglia Cristiana online.
Da leggere tutto per riflettere, ancora, su

[…] Non deve meravigliare che il professor Mainetti citi spesso gli studenti come persone da cui apprende ogni giorno qualcosa, a cominciare da un diverso modo di affrontare la vita e, prima ancora, di riflettere: «Mentre noi seguiamo un pensiero lineare e sequenziale, loro ragionano in modo “ipermediale”: si muovono attraverso le finestre di Windows mentre sfogliano appunti e libri e nel frattempo telefonano o mandano messaggi. Capita persino a lezione che scrivano commenti in tempo reale… Non solo da docente, ma anche da genitore dico: non facciamo l’errore di vivere tutto questo come una barriera che divide, ma impariamo a utilizzarlo come elemento di condivisione».

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Le Storie.

Premessa.
Di là c’è un pianoforte, era qui quando siamo venuti, era qui quando comprarono la casa gli ex proprietari, è qui da sempre credo: nessuno è in grado di farlo uscire, non passa dalla scala, dalle porte. Si potrebbe pensare che la casa è stata costruita intorno al piano se non fosse che i muri hanno cinque o sei secoli più di lui. È uno dei tanti misteri di questa dimora, e sicuramente il meno inquietante.

In questi giorni sono molto indaffarata, se ne sono certo accorti i lettori più assidui di questo blog che ho trascurato un po’.
Nonostante le mille e mille cose da fare, tutti i giorni dedico un po’ di tempo all’anziana madre: è sola e distante (lei sostiene che sono io, quella distante), così la chiamo al telefono e le racconto, mi racconta, ci raccontiamo.
Non perde occasione per ricordarmi che è vecchia – con tutto quello che comporta – e io a dirle che non è “così vecchia” – con tutto quello che comporta.

– in città spariscono, ma da quando sto in questo paese vedo un sacco di arzilli nonnetti, arzilli come te, ma moooolto più nonnetti di te, che stanno benissimo e si fanno grandi passeggiate, lunghe chiacchierate, per non parlar delle mangiate (e bevute…).
– eh.. puoi capire, chissà cos’hanno da dirsi.
– oh, tu non sai, basta prendersi il tempo e sedersi su una panca: hanno sempre un sacco di storie da raccontare…
– eh… appunto, saran tutte storie… non sapranno neppure più loro quali son vere e quali no.
– e che importa?
– come che importa!
– senti, l’altra settimana mi ha agganciata nonna Maria, una centenaria che sta nel vicolo, perde qualche colpo ogni tanto, ma è ben presente a se stessa.
mi ha raccontato che in questa casa, quando lei era bambina, abitava una famiglia con un bimbo che imparava a suonare il pianoforte. Dice che tutto il vicolo stava a sentire, teneva compagnia, specialmente d’estate con le finestre aperte e tutte le persone con le sedie fuori… e poi il ragazzino crescendo è andato a imparare in una scuola ed è diventato pianista, e ha fatto strada.
– però il tuo [mio figlio] non impara a suonarlo, non gli interessa…
– no, manco lo guarda, però tu la storia l’hai ascoltata.
– e allora?
– e allora che era ‘na balla.
– ti ha raccontato una storia non vera?
– no, IO ti ho raccontato una storia non vera.
– …
– tu hai ascoltato una storia, se nonna Maria me l’avesse raccontata, io avrei ascoltato una storia e tu anche.
così invece l’hai ascoltata solo tu. Che differenza fa se è vera o no?
– …
– abbiamo bisogno di storie, libri, film… storie.
– io invecchio e tu rimbambisci, lasciami andare a preparare la cena và.

Però io mi chiedo, se abbiamo così bisogno di storie, perché non amiamo e non difendiamo la nostra?
Perché ce la lasciamo scippare così, in cambio di tante storie altre?

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