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Archive for aprile 2008

L’artista tedesco Gregor Schneider ha in animo di esporre gli ultimi momenti di un malato terminale e sta cercando un volontario che accetti di morire sotto gli occhi del pubblico.


Non è la prima volta che un artista resta affascinato dalla morte, che in fondo altro non è se non un momento particolare, l’ultimo della vita. Moltissimi pittori, musicisti, scultori per secoli hanno cercato di raccontarlo, dunque non mi sorprende l’interesse dell’artista tedesco
[…]
Se riuscirà a trasmettere il rispetto per il morente, allora non sarà solo un’operazione commerciale, o banalmente scioccante, o tragicamente autopromozionale per l’artista stesso. E’ essenziale che si rispetti appieno la volontà della persona che accetta di mostrarsi nei suoi ultimi momenti, della sua dignità e anche dei suoi bisogni biologici.
(Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri)

Alla fine della sua vita un essere umano non dovrebbe essere abbassato a mero oggetto da osservare. La morte è la fase finale della vita umana e non andrebbe messa in mostra pubblicamente come strumento con finalità artistiche o di altro genere. (Wolfgang Börnsen, portavoce per la Cultura del gruppo parlamentare del partito di Angela Merkel, e Günter Krings, deputato della Cdu)

Impossibile dare un giudizio dal punto di vista etico lo trovo riprovevole, ma l’etica non c’entra niente con l’arte, e questo vale da Caravaggio a Schneider. (Vittorio Sgarbi)

Questi i pareri eccellenti.
I commenti degli utenti, del pubblico, esprimono tutti indignazione.
Io lascio le considerazioni artistiche a chi di dovere, ma non mi sento di condividere l’indignazione, e neppure di lanciare anatemi moralistici.
Però rifletterei sul fatto che per millenni, fino alla generazione prima della mia, le persone nascevano e morivano in casa, con parenti e vicini intorno, accudite.
E la morte era così davvero percepita come appartenente alla vita.
Ora la morte è stata spogliata di ogni partecipazione, si muore in ospedale, circondati da camici e strumenti, qualche volta un famigliare.
Non vediamo più la “morte buona”, ma solo quella che entra nelle nostre case senza appartenerci, che ci viene illustrata con film, telefilm, telegiornali e Dylan Dog, e che ci viene raccontata perché provocata, perché violenta, perché in qualche modo innaturale.
Della morte, svuotata della vita, rimane l’immagine orrifica, nulla più.
Ma se il nostro immaginario viene rimpinzato con violente morti da TG e con salme eccellenti (Wojtyla), quando non putrefatte (Padre Pio), quanto può farci male la morte, serena, naturale, inserita in un’opera d’arte?

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dal blog Solleviamoci’s Weblog:

Il colpo è stato duro. E la ferita brucia. A tre giorni dal risultato elettorale che ha decretato la cacciata dei comunisti dal Parlamento, c’è chi prova a rialzarsi. Al grido di «Comunisti di tutta Italia unitevi», cento personalità del mondo della cultura, dell’arte e del lavoro chiamano a raccolta gli orfani della Sinistra Arcobaleno.

Per farlo hanno aperto un sito, www.comunistiuniti.it, pubblicato un’inserzione pubblicitaria su alcuni quotidiani italiani e soprattutto hanno fatto un appello «ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia». In sintesi dicono: «Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso e ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”». Dunque, «ricominciamo da noi».

Copioincollo una parte dell’appello:

[…]

Ci rivolgiamo:
-alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo;
-ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista;
-ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo;
-al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere – nella lotta comune – una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace.
[…]

Tra le prime adesioni:
Ciro ARGENTINO operaio Thyssen Krupp
Margherita HACK astronoma
Gianni VATTIMO filosofo
Michele GIORGIO giornalista de il Manifesto
Tiziano TUSSI comitato nazionale ANPI
Sergio RICALDONE partigiano, consiglio mondiale per la pace
VAURO vignettista
Wilfredo CAIMMI partigiano, medaglia d’argento al valor militare
Mario GEYMONAT docente filosofia Università Venezia

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Il senatore di Forza Italia Dell’Utri:

Se vinceremo le elezioni, i libri di storia saranno revisionati… sono condizionati dalla retorica della Resistenza, li riscriveremo.

e ancora:

La Sinistra ha ancora in mano le università e le case editrici. È anche un luogo comune che la cultura sia a sinistra, ma non tanto poi comune se si considera come stanno le cose. Sono dappertutto e impediscono che ci possano essere delle novità che non arrivino dalla loro parte

sulla questione del “luogo comune” consiglio la lettura di questo post.

E ancora:

gli storici di sinistra hanno ignorato l’olocausto dei gay avvenuto durante la seconda guerra mondiale

e se la revisione è tutta qui mi può anche stare bene… ma mi sa tanto di pretesto.

Tutto l’articolo qui.

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Non son lungi, ma son qui.

[…]
Il riscatto del lavoro
I confini scellerati
cancelliam dagli emisferi;
i nemici, gli stranieri
non son lungi ma son qui.
[…]

Turati, 1886.
(immagine: Renato Guttuso, Portella della Ginestra, 1953)

Post preso in prestito da Faraona

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Dieci regole per sparire

Mi era sfuggito questo articolo pubblicato su la Repubblica.
Una bella raccolta di stupidaggini (dal punto di vista tecnologico) della quale non comprendo l’utilità. Il giornalista intende infatti suggerire il modo per sfuggire agli occhi indiscreti degli strumenti di controllo che violano la nostra privacy.
Vi copioincollo tre di queste dieci regole, le altre potete leggerle là. Ma poi tornate a spiegarmi perché dovrei sbattermi così tanto se non ho rapito nessuno, se non trasporto bombe o cadaveri, se non sono una spia al soldo dei romulani.

1) L’uso del cellulare
Fatelo acquistare ad un amico. In questo modo non sarà il vostro nome quello che compare sul contratto. Una volta in vostro possesso, se siete all’aperto tenetelo spento quanto più possibile. Usatelo invece solo dentro negozi, supermercati, o altri luoghi affollati, in modo che nessuno possa individuarvi con precisione. Se dovete chiamare per strada comprate una scheda e cercate un telefono pubblico.


5) Evitare le telecamere di sicurezza
Evitare tutte le aree videosorvegliate (banche, palazzi governativi, arterie stradali importanti). In teoria sono facili da individuare: l’Authority per la privacy obbliga chi mette le telecamere a esporre un cartello di avviso. Altra soluzione: fare come Will Smith in Nemico pubblico, cioè indossare un cappello e non rivolgere mai lo sguardo verso l’alto, in modo da non essere riconosciuti.


7) Varchi di accesso e autostrade
Per viaggiare “in incognito” meglio usare i mezzi pubblici o la bici, che non avendo targa non può essere identificata. Soprattutto in città dove varchi elettronici e telecamere sono frequenti. C’è anche chi prova ad “abbagliare” le telecamere con un cd esposto sul lunotto posteriore dell’auto, ma i risultati non sono garantiti. In autostrada, mai usare telepass, bancomat o carta di credito.

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Avrei voluto intervenire subito dopo gli eventi, ma in casi come questi, scattano meccanismi terribili di imperdonabile cautela o d’inconscia autocensura.

Faccio mio l’incipit dell’articolo di Carlo Loiodice su Carmilla.
Farei mio anche il resto, se non scattasse pure il meccanismo del pudore :D
Ne copioincollo ancora un pezzettino, ma andatevi a leggere il resto là.

I “marrani” convinti che in Italia la democrazia abbia irrimediabilmente vinto commettono un miope e unilaterale errore di prospettiva. L’attacco alle istituzioni democratiche oramai non arriverà più nelle forme classiche che chiamiamo fascismo, ma in forme nuove e sicuramente più striscianti e meno leggibili nella loro immediatezza. E del resto anche nel 1922 molti democratici liberali – Gobetti escluso – non ebbero chiara la visione del pericolo reale e commisero l’errore dell’accondiscendenza o della neutralità.

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Craccare un programma open source? °_°
Visto che il 51% degli utenti italiani utilizza copie illegali dell’Office Microsoft, PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice) rilascia OOoCrackz, un’estensione che consente di utilizzare OpenOffice in modalità craccata, rendendo illegale l’accesso al codice e la modifica/distribuzione del programma.
Dal blog dell’associazione:

Per rendere completa l’esperienza degli utenti che vogliono usare OpenOffice.org in modo illegale, come se si trattasse di un programma proprietario, OOoCrackz impedisce la registrazione e quindi blocca tutti gli aggiornamenti, in modo tale da portare il software – in breve tempo – a essere soggetto a problemi di sicurezza e a diventare obsoleto rispetto all’evoluzione delle tecnologie, proprio come nel caso delle copie illegali dei software utilizzate dal 51% degli italiani. L’estensione crea una voce nel menù “Aiuto”, con tutte le informazioni necessarie per l’utente.

Leggi tutto.

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