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Posts Tagged ‘Scuola’

“L’impressione è sempre più che per questa “opposizione” la scuola non sia una priorità politico-culturale. La conferma ci viene anche dagli enti locali, che con il loro disinteresse irresponsabile e cinico, con il loro silenzio colpevole stanno delegittimando una lotta che con fatica molti di noi hanno portato avanti.

Da che parte state? chiede la Boscaino alla maggioranza delle istituzioni governate dal centrosinistra.
Ma chiede anche:
-Quale occasione migliore per ribadire le prerogative delle regioni, troppo spesso scavalcate dal ministro?
-È vero che la deriva regionalista è uno dei pericoli maggiori che minaccia oggi la scuola e che bisogna combatterla?
-ma da dove partire, se non dalla legge, per affermare la certezza del diritto?
-Di cosa devono farsi portavoce gli enti locali se non di un interesse generale collettivo contro una politica di tagli che, dequalificando l’istruzione, colpisce vite e diritti?

Leggere e diffondere con urgenza questo articolo di Marina Boscaino —> LEGGI QUI

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Il collegio dei docenti del Liceo “Anco Marzio” ha sospeso, con delibera in data 24 maggio, la decisione in merito all’adozione dei libri di testo per tutte le classe e ha pubblicato un documento nel quale, esprimendo parere negativo per l’istituzione di cattedre con orario superiore alle 18 ore, chiede alla direzione provinciale e regionale il rispetto della normativa.

82 docenti del Liceo hanno quindi firmato la richiesta di un incontro urgente con il direttore dell’USR Lazio, e con il dirigente dell’USP di Roma.

QUI la delibera sulle adozioni (pdf)
QUI quella sulle 18 ore (pdf)

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ebookreader italia e currenti calamo segnalano un nuovo appuntamento, dopo il barcamp sugli ebook di Rimini e quello sugli ebook per la scuola di Fosdinovo, per il mondo dell’editoria digitale. Ci (ri)vedremo a settembre quindi, al castello Malaspina, per ben due barcamp (la seconda edizione del BookCamp e la seconda dello SchoolBookCamp).  E per molto di più:

“Giunti al secondo appuntamento, i due Barcamp si arricchiscono di tavole rotonde, seminari di formazione (eBookLife – eBookTab), e di spazi espositivi (eBookShow) proponendosi di diventare un appuntamento annuale per far luce, attraverso il confronto tra studiosi, appassionati, operatori del settore, professionisti, docenti e istituzioni, sullo stato dell’arte dell’editoria digitale.” [il resto QUI]

L’eBookFest è senza dubbio un appuntamento da non mancare per quanti lavorano nel campo dell’editoria a stampa e per chi già sta innovando nel settore del libro elettronico e dell’editoria digitale. Infatti, il paradigma ebook è ancora tutto da definire e queste giornate a Fosdinovo, per spessore culturale già sperimentato nel raduno dello scorso anno, possono offrire un raro momento di confronto tra professionisti.  [il resto QUI ]

Il sito dell’eBookFest QUI

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Grande Vauro!

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130.000 posti di lavoro falciati via.
Ma non sono dipendenti “Alitalia” o “Fiat”, hanno la sfiga di non avere nessun cappello, nessun marchio sulla testa: lavorano per lo stato e hanno mediamente 39 anni.
Eppure nessuna azienda dovrebbe destare l’interesse del pubblico più di questa, più della scuola: chi non ha figli o nipoti a scuola? solo chi la scuola la frequenta. Interessa tutti quindi. Come si è potuti arrivare a questo? E perché? E cosa comporta tutto questo per chi è (o sarà) “cliente” della scuola?
Leggere QUI.

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la vignetta ritrae sacconi che dice: siate patriotti, la vostra ignoranza è il sale della nostra democrazia. (patriotti appositamente con due t)

Libertà di lavorare?
Titola Maurizio Chatel:

Gli studenti italiani “potranno” lasciare la scuola dell’obbligo a quindici anni per seguire un corso di formazione professionale, magari come camerieri o telefonisti di call-center. Questa la nuova idea di scuola emersa dalla fucina del centrodestra…

E mica siamo scuole…
Risponde Maria Grazia Fiore (le rubo l’immagine del post):

Del resto, come dar loro torto? Ti fanno il piacere di farli lavorare gratis invece di lasciarli a bighellonare in giro e non si pretenderà certo di far fare loro ciò che la scuola ha rinunciato a fare.

Dove eravate voi?
Chiede Marina Boscaino:

Dove eravate voi, politici e media, che vi state tanto indignando… […]
Un anno di apprendistato corrisponde a un anno di istruzione. I figli di un dio minore hanno – con la complicità della disattenzione, del silenzio, dell’omertà – il proprio destino tracciato.

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La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il giudice Nicola Lettieri, che difende l’Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha reso noto che il governo italiano ricorrerà contro la sentenza.
Fonte.

Però la Gelmini dice: «È un simbolo della nostra tradizione».

Poco male Maria Stella, ne abbiamo tante di tradizioni, e tanti simboli… e poi siamo un popolo di artisti, qualcosa troveremo per decorare le fatiscenti mura no?

Per esempio una tradizionalissima pizza. Esportata più del crocefisso credo.

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No, non è serio? Ah, dici che ci vuole il consenso popolare per certe riforme? Populista anche… bene, eccoti un’altra opzione, questa piacerà sicuramente a tantissimi italiani e ti farà diventare primo ministro, sicuro.
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Ah, dici che hai dei problemi con la lega… loro non ne vogliono sapere di toglierlo?
Mmmm… prova a dire che ogni ufficio scolastico provinciale può scegliersi il suo tradizionalissimo simbolo, che so, per i bergamaschi un bell’arlecchino
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e a Napoli un bel pulcinella, che ai bambini piacciono tanto (ma forse preferiscono la pizza eh).
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Anche se ti dirò, secondo me, per come sta messa la scuola adesso… un bel simbolo del quale si sente il bisogno (perché anche questo è importante no? un simbolo che dia speranza) è un bel cornetto portafortuna.

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E la tradizione è rispettata.

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Più volte su questo blog ho lanciato strali contro qualche giornalista,ma sono felice ora di segnalarne invece una da seguire. Una (bella) autorevole voce si aggiunge al coro dei resistenti.
Marina Boscaino nel suo nuovo blog propone di “osservare insieme“:

Proprio per la mia duplice esperienza – di insegnante e di pubblicista che si è occupata esclusivamente di politiche scolastiche – mi piacerebbe che questo spazio rappresentasse un ossrvatorio dal quale segnalare il modo in cui i media riflettono (sul)la scuola. Si tratta di un punto di vista interessante, se solo si pensa all’influenza che quella rappresentazione ha sulla percezione e sulla coscienza che la collettività ha del nostro sistema di istruzione e delle politiche che coloro che ci governano individuano ed applicano.

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Decadentismo…

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Dalla Smemo2010 di mio figlio :)

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Tecnologie da apprendere o tecnologie per apprendere?
Questo è il tema che mi piacerebbe fosse sviluppato al barcamp, programmato per il prossimo mese di maggio, sull’editoria scolastica.
Un tema che potrebbe trovare il suo spazio nel programma del gruppo D: “potenzialità del testo didattico digitale: superamento della questione peso/costo, e focus sulla collaborazione tra scuole ed editoria per la creazione di contenuti didattici che vadano oltre il consueto concetto di testo”.
Questa, in fondo, è la questione che più può interessare gli insegnanti – non che gli altri argomenti proposti siano da ignorare – perché il coinvolgimento delle scuole nella filiera produttiva dei libri di testo sarebbe una vera rivoluzione.
Altro che il pensiero sbrigativo della politica, che da una parte taglia senza criterio, ‘ndo cojo cojo e chi cojo cojo, e dall’altra propina contentini tecnologici, più come ottimi rimedi contro la noia che come ambienti formativi, spesso subiti come ineluttabili seccature con, in più, il sospetto di larvati interessi di bottega.

Insomma, un evento interessante, come i link proposti nella pagina dello SchoolBookcamp insieme al programma, indicazioni, notizie, e tabella iscrizioni.

Sponsor Adobe, Unplugged, Advidea,Language Point, Terenzuola.
Mi piace l’idea dello sciacchetrà.

Via Faraona
aggiungo gli organizzatori: Noa Carpignano (BBN editrice), Mario Guaraldi (Guaraldi editore),Marco Barulli (Clipperz), Antonio Tombolini (Simplicissimus) .
aggiornamento e consigli per le dame QUI

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[…] Ma qual è l’idea che la scuola (presidi e docenti) ha del testo digitale? Sicuramente, fino a pochissimi mesi or sono, nessuna; adesso, quella divulgata sull’onda dell’avversione politica. Sindacati di base ed esperti di settore di sinistra hanno buon gioco nel demonizzare il bambino insipientemente immerso nell’acqua sporca di una riforma assurda e decostruzionista, concepita per picconare le ultime difese del diritto allo studio. Stupisce che sempre, immancabilmente, manchi il coraggio di affrontare le questioni nel merito senza trasformarle in demagogia e instrumentum diaboli.
In sostanza: quest’obbligo dell’adozione calato dall’alto senza la minima preparazione strutturale, finanziaria e culturale, è indubitabilmente scandaloso. Il principio stesso che una scelta di così ampio respiro e dalle così vaste conseguenze sia stata decisa senza una consultazione degli esperti e degli addetti ai lavori (editori, autori, docenti) e senza una larga progettualità nazionale, è umiliante. Si può senza tremore affermare che sia quanto di peggio si sia mai visto nella storia della scuola italiana. Ma la “cosa” non finisce qui, come invece vogliono far credere gli opinionisti benpensanti. Aggredire i tentativi di rinnovamento e di sperimentazione con il martello dell’ideologia è cosa che degrada e svilisce anche le migliori intenzioni.[…]

leggete tutto il post QUI.

Una discussione sull’argomento la trovate anche nel post “robe di sinistra“, e a me un anatema era già sfuggito sul post “mio nonno e la garavaglia” in seguito all’indignazione di antonio tombolini su simplicissimus.
Ma, dico, non è una questione da poco. Mica come quelle scemenze che girano in rete tipo “ma il mac è di sinistra o di destra?” (che chi ca%%o se ne frega eh, io lo uso perché sì).

Si trovano, in rete, discussioni “ebook sì VS ebook no” nelle quali comunque si argomentano problemi e rischi reali. Si trovano articoli scritti da professori competenti (Guastavigna per esempio) che vivisezionano l’ebook rivelandone le magagne (complici editori che, pur di cavalcare l’onda, sfornano 50 titoli in pochi mesi). E poi si leggono articoli, a volte pubblicati su siti che paiono autorevoli, che dimostrano tutta l’ottusità di una posizione di principio, tradita dalla pochezza delle informazioni e dalla poca competenza di chi scrive.
Non metto link, questa volta – consideratelo un compito, se vi interessa – sta a voi cercare e “pesare” le fonti…

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QUI la circolare.

E poi due articoli che ritengo imperdibili, il primo di Maurizio Chatel, il secondo di Guastavigna-Boscaino.

Buona lettura!

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Avete mai provato a vedere come se la passa la Gelmini su facebook?
È facile, basta cercare “Gelmini”, e viene fuori subito il gruppo a lei intestato con i suoi (a oggi) 28.485 sostenitori.
Incredibile, penso, chi saranno costoro?
Ovviamente non tutti, anzi pochissimi, hanno il profilo pubblico e curiosa ne apro alcuni:
una donna che dichiara di essere di fede cattolica e di avere come maggior interesse “uscire con le mie amiche”.
Un’altra donna, che si dichiara cristiano cattolica, fan di Gianfranco Fini, casalinga per passione, il cui maggiore interesse è l’insegnamento del catechismo.
Passiamo agli uomini…
Un ragazzino, che si dichiara cristiano cattolico, fan di Valentino Rossi the doctor e di Kakà.
Un carabiniere, che si dichiara cristiano cattolico, fan di papa juan pablo II (chissà perché la pagina spagnola) e di Federica Fontana (nota biondona coscialunga).
Un altro che non si sa che faccia nella vita, però è cattolico ed è fan del milan, di Monica Bellucci e di Katiana e Valeriana (altre due coscelunghe).
Ah, questo è raffinato però, è iscritto anche al gruppo: W il bidet.

E via così.
Rovistando rovistando troviamo che TUTTI si dichiarano cristiani cattolici, e non è cosa così comune: sono la maggioranza quelli che la propria fede su FB non la dichiarano affatto (fra i miei contatti, un centinaio, solo cinque dichiarano la propria religione, atei, agnostici e un solo cattolico).
E poi, come potete notare, troviamo che hanno TUTTI interessi culturali di un certo livello.
Questo per gli italiani.
Ma dovete sapere che molti fan provengono da paesi assai lontani, chissà come e, soprattutto, chissà perché: Paraguay, Danimarca, Panama, Israele, Regno Unito, Albania, Filippine, Maine, Bangladesh, New Jersey, Porto Rico, USA, altri non sappiamo da dove arrivino ma i nomi dichiaratamente stranieri sono tantissimi.
E noi che continuiamo a considerarla la stella nazionale!

Poi ci sono i detrattori.
I gruppi contro sono molti, e per molti intendo centinaia, a partire dal gruppo “scommetto che almeno 5.000.000 di persone DETESTANO LA GELMINI!” che conta 46.465 iscritti.
28.166 li conta il gruppo “anch’io voglio che la Gelmini ripeta l’esame di stato”.
27.128 sono iscritti al gruppo per il referendum abrogativo e poi 3000 di qua e 500 di là, sparsi e dispersi per tutti gli altri gruppi, dai semplici “fermiamo la Gelmini”, “abbasso la Gelmini” o “Fuck Gelmini”, fino a quelli che affogherebbero la gelmini in una vasca di salamoia o “io alla Gelmini ‘na botta je la darei” (si ma, leggere per credere, non è un complimento).
Hanno comunque le idee chiare quelli dell’enterogelmina.

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Trasformare le scuole pubbliche in fondazioni è l’obiettivo della proposta di legge Aprea che attende di essere approvata dalla commissione Cultura della Camera.
Leggere la proposta (scaricabile QUI) è importante per comprendere come Gelmini Tremonti Aprea e Brunetta abbiano fatto quadrato.
L’autonomia e la libertà di scelta sono gli slogan più utilizzati per mascherare la privatizzazione delle scuole di stato, alla gestione delle quali potranno partecipare, seduti in CdA (proprio così lo chiama spudoratamente la proposta: consiglio di amministrazione, come quello di una srl) oltre a enti pubblici e associazioni, anche privati ed enti privati. Così avremo gettonatissime e finanziatissime scuole di grido al centro di Milano e di Roma, e sfigatissime e fatiscenti scuole nelle comunità montane (quelle che resisteranno agli accorpamenti) e nell’aspromonte o nell’entroterra sardo, dove nessuno avrà interesse ad investire.
Ma, ancora più grave, si verrà a creare una situazione che con l’autonomia e la libertà di scelta non ha nulla a che vedere: chiunque abbia interesse a entrare nella gestione delle scuole di stato, versa l’obolo, diventa partner (art.2 capo 1 e 2) della scuola e siede di diritto nel consiglio di amministrazione, e avrà così il potere di:
1) deliberare il proprio funzionamento, scegliere le modalità della propria elezione e decidere come sostitutire e designare i suoi membri (democratico eh!)
2) deliberare il regolamento d’istituto per la partecipazione di studenti e famiglie e per designare i responsabili dei progetti
3) nominare i docenti esperti e i membri esterni del nucleo di valutazione (dei docenti)

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Succede che un papà torni a casa dal lavoro e che un bambino gli corra incontro per dirimere una questione importante: «Che differenza c’è tra una lumaca e una chiocciola?».

Un articolo grazioso (nulla di nuovo, nulla di più) di Renata Maderna su Famiglia Cristiana online.
Da leggere tutto per riflettere, ancora, su

[…] Non deve meravigliare che il professor Mainetti citi spesso gli studenti come persone da cui apprende ogni giorno qualcosa, a cominciare da un diverso modo di affrontare la vita e, prima ancora, di riflettere: «Mentre noi seguiamo un pensiero lineare e sequenziale, loro ragionano in modo “ipermediale”: si muovono attraverso le finestre di Windows mentre sfogliano appunti e libri e nel frattempo telefonano o mandano messaggi. Capita persino a lezione che scrivano commenti in tempo reale… Non solo da docente, ma anche da genitore dico: non facciamo l’errore di vivere tutto questo come una barriera che divide, ma impariamo a utilizzarlo come elemento di condivisione».

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