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Archive for agosto 2008

Artsuhtaraz

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Ma guarda te chi ci scrive in difesa della Gelmini!
Chi sarà mai?
E poi si dice parenti serpenti.

(Vedere commenti 6 e 7)

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Molte case editrici europee (sì, anche italiane) hanno scoperto che conviene stampare in Cina, e stampano soprattutto libri per bambini e per ragazzi.
La rappresentante di una grande tipografia cinese spiega che sono in grado di consegnare grandi quantitativi di libri in nemmeno un mese, e a prezzi estremamente competitivi. Ma alcuni casi resi noti di recente (complici le olimpiadi) denunciano che tutto quello che viene stampato in Cina è soggetto a censura, anche i libri occidentali destinati all’occidente, anche i libri delle case editrici italiane, scritti in italiano, destinati ai ragazzi italiani.
E così si scopre che può venire richiesto, per passare tra le maglie della censura, di emendare gli orrori della Rivoluzione culturale – confessato da una casa editrice francese – oppure di tagliare i passaggi sui milioni di morti provocati dalla scarsa tolleranza del partito comunista verso gli oppositori politici, come è capitato a un editore australiano che ha rifiutato e ha reso pubblica la vicenda.
Ma è difficile saltino fuori queste storie. Perché un editore disposto a chiudere un occhio e accettare la censura (una frasetta qua e là su un testo di storia, che vuoi che sia) in virtù di un forte risparmio (e quindi maggior guadagno) non lo confesserà neanche sotto tortura (cinese).

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Nella sezione “chi è Cordef?” nel blog del docente universitario segnalato sul BBN’blog, ho trovato alcuni spunti di riflessione (su un blog può essere anche intesa come rifrazione) che ho pensato di riportare qui. Sono tratti dai commenti di una discussione più ampia che potete leggere in versione integrale nel blog di Cordef.

Maria: “Le nuove tecnologie certamente offrono maggiori possibilità espressive e comunicative favorendo il coinvolgimento personale degli studenti, ma a noi docenti si richiede anche tanta creatività e maggiore impegno nelle modalità d’insegnamento per i nuovi processi di apprendimento.”

Cordef: “l’uso delle nuove tecnologie da parte di un docente richiede un sacco di tempo e non porta risparmi di tempo nel medio-lungo periodo, a differenza di quanto avviene nelle aziende e nel lavoro autonomo. Come tanti penso anch’io che l’effetto principale di questo lavoro addizionale sia un miglioramento della didattica e dell’interazione con gli studenti. A fronte di ciò (più lavoro e maggiore efficacia didattica) i benefit sono zero (a parte la gratificazione personale).”

Credo che Cordef abbia centrato uno dei problemi principali nella diffusione della tecnologia nella didattica.
Il fatto che, a differenza di quello che succede in azienda, non ci sia un tornaconto quantificabile giustifica la resistenza (a volte neanche molto passiva) al cambiamento. Il singolo docente si trova a investire tempo (e anche denaro – che a titolo personale probabilmente spenderebbe comunque ma non è detto) per attuare dei processi che non lo portano a fare meno fatica o a produrre più velocemente. E che il prodotto possa risultare migliore è intuibile, ma ancora da dimostrare.
Le istituzioni sono nella stessa posizione, dovrebbero investire soldi (tecnologia, connessioni, formazione) senza che sia minimamente definibile e tantomento quantificabile un vantaggio produttivo. E sulla qualità della scuola se si interrogano lo fanno per remare al contrario, e ormai è chiaro anche il perché.
Ne consegue che tutto è affidato alla percezione che il singolo ha della propria persona e del proprio ruolo.
Chi ha mantenuto, in questi tempi difficili, la consapevolezza che tutto quello che è “sociale” non può essere gestito con criteri aziendali è conscio del pericolo che i bilanci di previsione, con saldi nel breve periodo, rischiano di avere costi altissimi andando poco più in là nel tempo. Chi ha mantenuto saldo l’orgoglio del proprio ruolo (formativo) sa di lavorare per un futuro che non è il proprio. E non fa conti della serva.

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Mi chiedo sempre più spesso come fa a lavorare per quel Giornale.
Ma non le starà un po’ stretto?
Alla Caterina Soffici, dico.
Questo, di ieri, questo di giugno, e questo di due anni fa.

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Commento sull’editoriale di Francesco Alberoni sul Corriere della Sera.

Premessa: sul suo sito personale si legge “[…] Non sopportavo invece la disciplina di tipo militare richiesta allora ai bambini dal regime fascista.”

E meno male o_°
Vediamo di rispondere all’articolo.

Negli ultimi venti anni la scuola italiana è così degradata che sono diventati urgenti due interventi essenziali. Il primo è tornare a distinguere nettamente le materie: italiano, storia, matematica, fisica, scienze naturali e predisporre programmi razionali. Solo così si potranno dare agli insegnanti gli strumenti logici con cui rimettere ordine nella mente degli studenti. Oggi è il caos. Prendete in mano un libro di geografia delle scuole elementari: vi si parla a casaccio dei laghi, del mare, dei monti, delle paludi, poi dell’attrezzatura per il campeggio, ma non una parola sui continenti, gli oceani, i fiumi, le nazioni.

Certo che, se stiamo solo a leggere i giornali, come probabilmente fa Alberoni, le pagelle dovrebbero avere un unico voto per un’unica materia: il fancazzismo. Ma la realtà è ben diversa, e il degrado – che in qualche modo esiste – è imputabile a tutti altri fattori.
Le materie ci sono, e sono ben distinte (forse troppo). Gli strumenti da dare in mano agli insegnanti, quelli che davvero mancano, sono ben diversi. E tutt’altro dovrebbero fare che rimettere ordine nella mente degli studenti (mamma mia, che paura). Per quanto riguarda i libri di testo, credo che sia lui ad averne preso uno a casaccio, magari senza guardare se era di terza, quarta o quinta.
Quelli di mio figlio hanno tutto, anche i fiumi e le nazioni. Sì, ho controllato :D

Per la storia si parla dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia, poi di come si fabbrica un villaggio di palafitte, poi si mostra l’immagine di una piramide, ma niente sulla storia vera e propria, egiziana, greca o romana.

Di nuovo, ha dato un’occhiata ai programmi, l’attempato Alberoni?
Discussioni sulla scansione del programma di storia nella scuola dell’obbligo ne sono state fatte a bizzeffe, e l’attuale situazione non è imputabile certo ai libri di testo (e tanto meno agli insegnanti) per quanto, a volte – e diversamente, discutibili.

Nelle superiori ci sono chiacchierate sulle condizioni economico sociali senza i personaggi, senza gli accadimenti, senza le date. In italiano, anziché le opere dei classici, trovate penosi scritti di sconosciuti probabilmente amici degli estensori e, nelle superiori, complicatissimi e astratti metodi di analisi del testo che darebbero il voltastomaco a qualsiasi vero scrittore.

Mi piacerebbe proprio sapere quali libri ha consultato. Che i libri scolastici siano, a volte, mal scritti è vero, che contengano qualche (e talvolta drammatico) strafalcione è pure vero.
Ma qui il problema è diverso. La questione delle date poi.. chissà cosa direbbe la prof se scoprisse che Cris è davvero il primo della classe (e non solo, scoprirebbe anche di non aver mai insegnato storia, ma biologia, ginnastica o chissà quale miscuglio pericolosissimo), e che la storia serve solo per imparare le date a memoria – che come esercizio le tabelline finiscono troppo presto?

Il risultato è che quando i nostri ragazzi fanno i test internazionali risultano all’ottantesimo posto dopo l’Uganda. Perché non hanno un ordine mentale e non conoscono le nozioni fondamentali.

Porca l’oca, ecco qui dov’è il problema. Abbiamo combattuto il nozionismo per decenni, e adesso siamo rimasti senza nozioni. E sono importanti: per esempio senza date si perde la nozione del tempo, e poi si tira tardi la sera, si arriva tardi a scuola e si scorda a casa l’ordine mentale.
Questa storia dell’ordine mentale mi innervosisce. Sarà che sono disordinata, dottore?

Il secondo intervento è ridare, per legge, potere e autorità disciplinare agli insegnanti.

Assissì, come no. Diamo agli insegnanti anche le pistole, come in Texas.
Dimentica, Alberoni, che la disciplina imposta per legge è quella che lui non sopportava.
La disciplina non deve essere ottenuta con potere e autorità, ma è figlia di amore e autorevolezza (ma non ce lo ha insegnato lui, trent’anni fa?).

L’arroganza, la maleducazione, il disprezzo con cui spesso gli studenti trattano gli insegnanti — con la connivenza di genitori sempre pronti a difenderli — è vergognoso.

Certo che lo è. Ma quella dei genitori, spesso, non si limita a essere connivenza.
Con la complicità di giornali e televisione.

E sono inutili le chiacchiere in nome della democrazia e della partecipazione. L’insegnamento non è democratico, è fondato sulla separazione fra chi sa e chi non sa, fra chi insegna e chi impara, fra chi indica i valori ed i comportamenti corretti e chi li deve apprendere.

Invece ora “l’insegnamento diventa un processo che trasforma lo studio in esperienza creativa. Mentre insegni fai discutere gli studenti con gli autori e li sfidi a modificare i propri argomenti con la forza dei tuoi; li sfidi ad osare connessioni e passaggi che la riservatezza della “scienza” fa tenere nascosti; li sfidi a pensare paesaggi di senso che una sola mente non ha la forza di immaginare. Mentre insegni fai ricerca storica, e insegni che lo studio è creazione.” scrive Maurizio Chatel, autore di un testo di storia.
Se legge l’articolo di Alberoni gli viene un travaso.

Troppi bambini crescono viziati e capricciosi, troppi adolescenti ignoranti e violenti, convinti che tutto sia lecito. Abbiamo bisogno di maestri che imprimano chiaramente nella mente degli allievi che certi comportamenti non sono solo illegali, ma moralmente turpi e che la formazione di una personalità libera e creativa non richiede solo di coltivare la propria vocazione, ma anche l’autocontrollo e il senso di responsabilità. Una rieducazione radicale.

Ha ragione Alberoni, e un buon libro di testo aiuterebbe a capire quali sono i comportameni che non sono solo illegali, ma moralmente turpi ecc ecc…
Ne conosco uno sul quale c’era scritto:
“La specie umana, pur avendo un’origine comune, si distingue per caratteri fisici e spirituali in razze e sottorazze. I grandi gruppi delle razze sono quattro: razza bianca o caucasica, razza gialla o mongolia, razza nera o africana e razza rossa o americana. La razza bianca è la più civile, cioè quella capace delle più grandi idee; a questo gruppo appartiene la razza italica. Le leggi del fascismo vietano che i cittadini di razza italiana contraggano matrimonio con individui di razza di colore e con gli ebrei; ma oltre che dalle leggi ciò deve essere proibito dal nostro amor proprio”.
(Testo per la classe quinta, 1941.)

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Lo Stato del Texas pur avendo dichiarato fuorilegge le armi negli istituti scolastici, lascia alle singole scuole la libertà di autorizzarle – e già questo mi pare folle.
Ora si è deciso che, nel comprensorio scolastico di Harrold, i 50 docenti andranno a scuola armati: “La sicurezza è una grossa preoccupazione, vediamo troppa rabbia nella nostra società e in passato abbiamo avuto casi di docenti aggrediti” dice il sovrintendente scolastico. Da quando il governo federale ha dichiarato le scuole delle zone gun-free, i conflitti a fuoco si sono moltiplicati, dicono, e quindi genitori e studenti sono tutti d’accordo, complice il fatto che l’ufficio dello sceriffo sia a 30 minuti d’auto dal campus.
Che dire? Tante cose, ma tutte mi sembrano superficiali.

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