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Posts Tagged ‘polemica’

Il collegio dei docenti del Liceo “Anco Marzio” ha sospeso, con delibera in data 24 maggio, la decisione in merito all’adozione dei libri di testo per tutte le classe e ha pubblicato un documento nel quale, esprimendo parere negativo per l’istituzione di cattedre con orario superiore alle 18 ore, chiede alla direzione provinciale e regionale il rispetto della normativa.

82 docenti del Liceo hanno quindi firmato la richiesta di un incontro urgente con il direttore dell’USR Lazio, e con il dirigente dell’USP di Roma.

QUI la delibera sulle adozioni (pdf)
QUI quella sulle 18 ore (pdf)

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130.000 posti di lavoro falciati via.
Ma non sono dipendenti “Alitalia” o “Fiat”, hanno la sfiga di non avere nessun cappello, nessun marchio sulla testa: lavorano per lo stato e hanno mediamente 39 anni.
Eppure nessuna azienda dovrebbe destare l’interesse del pubblico più di questa, più della scuola: chi non ha figli o nipoti a scuola? solo chi la scuola la frequenta. Interessa tutti quindi. Come si è potuti arrivare a questo? E perché? E cosa comporta tutto questo per chi è (o sarà) “cliente” della scuola?
Leggere QUI.

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noiNO

Se pensate che il cielo azzurro, il tricolore e questo paese siano anche un pochino nostri… condividete :)
In risposta a:
noi_amiamo_silvio

via currenti calamo

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la vignetta ritrae sacconi che dice: siate patriotti, la vostra ignoranza è il sale della nostra democrazia. (patriotti appositamente con due t)

Libertà di lavorare?
Titola Maurizio Chatel:

Gli studenti italiani “potranno” lasciare la scuola dell’obbligo a quindici anni per seguire un corso di formazione professionale, magari come camerieri o telefonisti di call-center. Questa la nuova idea di scuola emersa dalla fucina del centrodestra…

E mica siamo scuole…
Risponde Maria Grazia Fiore (le rubo l’immagine del post):

Del resto, come dar loro torto? Ti fanno il piacere di farli lavorare gratis invece di lasciarli a bighellonare in giro e non si pretenderà certo di far fare loro ciò che la scuola ha rinunciato a fare.

Dove eravate voi?
Chiede Marina Boscaino:

Dove eravate voi, politici e media, che vi state tanto indignando… […]
Un anno di apprendistato corrisponde a un anno di istruzione. I figli di un dio minore hanno – con la complicità della disattenzione, del silenzio, dell’omertà – il proprio destino tracciato.

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La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il giudice Nicola Lettieri, che difende l’Italia davanti alla Corte di Strasburgo, ha reso noto che il governo italiano ricorrerà contro la sentenza.
Fonte.

Però la Gelmini dice: «È un simbolo della nostra tradizione».

Poco male Maria Stella, ne abbiamo tante di tradizioni, e tanti simboli… e poi siamo un popolo di artisti, qualcosa troveremo per decorare le fatiscenti mura no?

Per esempio una tradizionalissima pizza. Esportata più del crocefisso credo.

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No, non è serio? Ah, dici che ci vuole il consenso popolare per certe riforme? Populista anche… bene, eccoti un’altra opzione, questa piacerà sicuramente a tantissimi italiani e ti farà diventare primo ministro, sicuro.
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Ah, dici che hai dei problemi con la lega… loro non ne vogliono sapere di toglierlo?
Mmmm… prova a dire che ogni ufficio scolastico provinciale può scegliersi il suo tradizionalissimo simbolo, che so, per i bergamaschi un bell’arlecchino
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e a Napoli un bel pulcinella, che ai bambini piacciono tanto (ma forse preferiscono la pizza eh).
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Anche se ti dirò, secondo me, per come sta messa la scuola adesso… un bel simbolo del quale si sente il bisogno (perché anche questo è importante no? un simbolo che dia speranza) è un bel cornetto portafortuna.

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E la tradizione è rispettata.

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[…]Anche Ignazio Marino è convinto che non ci siano scissioni alla porta. E sottolinea: «Queste divisioni tra l’area cattolica, alla quale fanno riferimento tra gli altri Fioroni e Franco Marini, e la cosiddetta matrice comunista le ritrovo più tra questi 16-18 capi corrente che all’interno del partito. Bisogna lavorare per un partito unito e laico e non arrivare a parlare di scissioni»

Ammetto che il mio campione non sia numericamente significativo, ma in effetti tutti quelli che conosco io appartengono alla cosiddetta “matrice comunista”. Un paio di cattolici ci sono pure, ma non fanno certo riferimento a Fioroni o Marini: cattolici sì, ma calabrache è un’altra roba.
In definitiva quello che dice Ignazio Marino è condivisibile fino ad un certo punto: io direi che la divisione fra area cattolica e area a matrice comunista (due definizioni un po’ imbecilli, secondo me) che c’è fra i capi corrente, non corrisponde alla stessa divisione (ammesso che esista come tale) che si profila all’interno del partito. Non è questione di maggiore o minore spaccatura, è proprio la mancanza di corrispondenza. Da qui la costante e ormai epocale sensazione della sinistra vera (noi mangiacreature, per intenderci) di non avere rappresentanza.
E che sono anni che dobbiamo turarci il naso, e inutilmente, comunque vada.

Sicuri che non si debba parlare di scissioni? Qualche dubbio io l’avrei.

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Schiava sì, ma scalza no, ecchediamine. :)

Molto bello l’articolo di Timothy Garton Ash, tradotto da Emilia Benghi per la Repubblica, sugli inni nazionali.
È vecchiotto (gennaio ’08) ma in questi giorni si discute dello spot di Calzedonia e così mi è capitato di trovarlo.
Sentirlo in un spot di calze da donna è una vergogna”, pare abbia detto Angelo Vaccarezza dimenticando che all’inno, alla bandiera, alla repubblica e alla sua costituzione ben altre legnate son state tirate. Da “amici” suoi, tra l’altro*.
Mi chiedo, gli chiedo mai passasse di qua: ma fossero state virilissime calze da uomo cambiava qualcosa? Solo così, per sapere. Perché non ha detto “uno spot di calze”, ha specificato “da donna”. Come se le calze da donna avessero qualcosa di immorale, di lascivo e di triviale che quelle da uomo non hanno.
Chissà che fantasie ha questo signore.

* presidente della provincia di Savona, non conoscendolo ho immaginato lo schieramento politico, ho controllato su google e ho indovinato.

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In quaranta città italiane si è svolta una manifestazione studentesca contro il caro libri.
Davanti ai licei sono stati depositati sacchi di juta con il disegno del dollaro e il nome delle grandi case editrici scolastiche.

“Nonostante le promesse del ministro Gelmini – afferma Francesco Polacchi, responsabile nazionale dell’organizzazione studentesca – le famiglie italiane continuano a pagare cifre insostenibili per l’acquisto dei libri di testo. La spesa per ogni studente supera in media i 500 euro, senza contare che un istituto su due sfora il tetto di spesa imposto dal Ministero”.

Studenti di sinistra? NO: Blocco studentesco è un’organizzazione di estrema destra.
E io vado in confusione, ecco.

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Saranno pruderie estive, ma il tormentone di oggi è sui centimetri di coscia mostrati da Michelle Obama.

Non era mai successo infatti prima d’ora che la moglie di un presidente americano venisse fotografata in pantaloncini corti. «Vi immaginate Laura Bush o Patricia Nixon in shorts?», ha commentato il sito HuffingtonPost.com aprendo un sondaggio tra i lettori: «Michelle senza dubbio ha delle belle gambe ma è davvero appropriato che una nel suo ruolo ne faccia vedere così tante?».”

No, Laura e Patricia preferisco non immaginarle, ma la Jacqueline, durante una vacanza presidenziale qui in Italia, mostrò le lunghe gambe.
Cinquant’anni fa, e non credo che qualcuno abbia avuto da ridire.

Michelle_gambe

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Il cervello, intendo, ma con riserva sul resto.

Non si spiegano altrimenti tante cose, a partire dalla bandiera al contrario:
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E poi, se davvero la necessità di una divisa è sentita solo per farsi riconoscere dalla gente, per rassicurare (come dicono ai giornalisti) allora tutta quella fantasia di mostrine e patacchine che senso ha? diciamola tutta, devono aver piccolo anche il resto se hanno bisogno di così tanti bollini che neanche chichita.
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Ma la cosa che più sgomenta, della divisa della Guardia Nazionale, è quella che chiamano candidamente ruota solare e che campeggia sulla fascia al braccio (che già solo quella… colori invertiti ma roba da brividi eh). E ci dicono che la GNI è apolitica, peccato che il simbolo in questione sia quello del partito ultranazionalista.
E nessuna spiegazione sul perché sia stato scelto quel simbolo, sulla sua origine e sul suo significato. Uno potrebbe pensare che, non sapendo riconoscere il giusto verso della bandiera italiana, probabilmente neanche immaginano che quel disegnino che a loro piace tanto (magari perché ha giusto un’assonanza visiva con uno che piacerebbe di più ma.) ha un suo significato e una sua storia, e che l’hanno scelto senza approfondire.
Ma non è così, è stato scelto più che consapevolmente. Infatti l’immagine pubblicata sul loro sito, nella descrizione della loro simbologia, è un file scaricato e risalvato senza nessuna modifica (verificare pure il numero di pixel) da wikipedia che, alla voce “Esoterc Nazism” spiega benissimo cos’è quella ruota solare (o black sun).
Chi non lo sa legga, per favore.
ruota-solare

E chi ha il coraggio legga anche cosa scrive Gaetano Saya (presidente del PNI e fondatore della GNI)

L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i POTERI e le AUTORITA’ COSTITUITE.

L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.

Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.

A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’

Gaetano Saya

Un tipo rassicurante eh? no? un’occhiata alla la foto vi convincerà:
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E poi oggi leggo:

Ieri si è fatto sentire Gaetano Saya, presidente nazionale del Msi: “Non siamo né nazisti né fascisti. Noi siamo nazionalisti italiani e patrioti“, ha detto al telefono a Sky.
“Stiamo cambiando in queste ore l’uniforme: avremo un pantalone bianco e una camicia rossa, come Garibaldini. Cosa ci diranno, che abbiamo la camicia rossa e siamo comunisti?”

No, che siete solo dei coglioni.
Pericolosi però.

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Altroconsumo ha organizzato un convegno sulla libertà in rete e il diritto d’autore, due cose che sembrano essere sempre più in conflitto.
Ma non fatevi ingannare, la libertà non c’entra, quello che interessa è il diritto.
E infatti scrivono:
“Pirateria, mercato digitale, equo compenso. Ruolo della Siae e dei provider. Diritti e doveri in rete. Se ne parla il 23 aprile […]”
Il convegno si chiama: “Diritto di rete”, e le problematiche relative al digital divide non c’entrano. Per diritto si intende il diritto all’equo compenso.
Basta dare un’occhiata ai relatori: dal presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, al direttore dell’Associazione Italiana Editori, dal presidente del Comitato Permanente per il Diritto d’Autore all’esperto del Comitato Tecnico contro la pirateria digitale, non c’è un solo personaggio, uno solo, che sia lì per parlare di libertà.
A bè, c’è una manciata di politici, ma su quelli non possiamo contare: sull’argomento molti hanno già dato, purtroppo.
Non possiamo contare certo sulla Carlucci (noti e provati i suoi inciuci con l’Unione Italiana Editoria audivisivi e la sua proposta di legge pilotata – e già co-relatrice della legge Urbani), e neppure su Cassinelli e d’Alia (manca giusto Levi per completare il terzetto), Palmieri poi è servo nel sostenere la presentazione al G8 di una proposta “di regolamentazione internazionale del sistema di Internet”.
Insomma, c’è davvero da chiedersi Altroconsumo da che parte sta.
Possiamo forse solo contare sui moderatori, perché di questo passo la pioggia di rane sarà ben piccola piaga.

Aggiornamento: Da Piovono Rane un post simpaticissimo.
E due belle e grasse risate potete farvele leggendo questo.

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Scrivo poco ultimamente, e mi scuso con chi ogni tanto passa di qui e non trova nulla di nuovo, ma sono in ritardo perenne, le cose da fare si accumulano con una velocità mai vista.
Leggo in ritardo anche i blog che mi sono più cari, e infatti mi era sfuggita questa perla di Federico Fasce che segnalo:
La lucertola sbagliata.

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Delicata la questione, anche perché pare non esserci territorio di dialogo comune fra chi boicotta, chi appoggia e chi rimane “equidistante”.
Ma, a ben vedere, si muovono su terreni diversi anche gli appartenenti alla stessa fazione. Ramadan, per esempio, afferma che è il silenzio internazionale a facilitare (lui dice proprio “produrre”) la violenza nei territori palestinesi, e se l’idea del boicottaggio della celebrazione dei sessant’anni dello stato di Israele è comune con quella di Vattimo, la sua finalità è quella di smuovere opinioni e risvegliare coscienze, mentre Vattimo non pare avere questi obiettivi, ma discute l’intento propagandistico della Fiera cogliendo l’occasione per condannare (e su questo mi trova d’accordo) lo sfruttamento della Shoah.
Chi, invece, appoggia Israele si appella al suo diritto di esistenza, un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948 (risoluzione 181 delle Nazioni Unite) e quindi sostiene che il boicottaggio sia un atto antisemita.
Per quanto io tendenzialmente diffidi di coloro che prendono posizioni equidistanti, in questo caso non posso essere d’accordo con Madgi Allam (vedere il suo articolo “Sbagliano anche gli equidistanti“) se questi spostano la discussione su un altro terreno ancora.
Non so se abbia ragione la Bresso a sostenere che questa polemica è pretestuosa e anche un po’ ridicola, ma se la manifestazione ha davvero – come ribadiscono gli organizzatori – un carattere rigorosamente culturale, è da considerare quello che scrive la Reschia su la Stampa:

[…] è corretto pensare, qualcuno l’ha proposto, di boicottare le Olimpiadi perché la Cina fa strame dei diritti umani? O boicottare i film statunitensi, tutti in blocco, in nome dell’opposizione alle politiche di Bush? O anche, perché no, boicottare il turismo in svariate parti del globo verso Paesi non proprio specchiati in tema di democrazia? E perché non gli scrittori iraniani, per dispetto al regime iraniano e alla sua voglia di forca? O la Turchia, in blocco, perché nega il genocidio armeno e tratta male i curdi?

E ancora

[…] Ma è almeno buffo che chi vuole boicottare oggi Israele sostenesse in passato che era ingiusto l’embargo contro l’Iraq perché colpiva indiscriminatamente tutta una popolazione. O no?

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