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Dieci regole per sparire

Mi era sfuggito questo articolo pubblicato su la Repubblica.
Una bella raccolta di stupidaggini (dal punto di vista tecnologico) della quale non comprendo l’utilità. Il giornalista intende infatti suggerire il modo per sfuggire agli occhi indiscreti degli strumenti di controllo che violano la nostra privacy.
Vi copioincollo tre di queste dieci regole, le altre potete leggerle là. Ma poi tornate a spiegarmi perché dovrei sbattermi così tanto se non ho rapito nessuno, se non trasporto bombe o cadaveri, se non sono una spia al soldo dei romulani.

1) L’uso del cellulare
Fatelo acquistare ad un amico. In questo modo non sarà il vostro nome quello che compare sul contratto. Una volta in vostro possesso, se siete all’aperto tenetelo spento quanto più possibile. Usatelo invece solo dentro negozi, supermercati, o altri luoghi affollati, in modo che nessuno possa individuarvi con precisione. Se dovete chiamare per strada comprate una scheda e cercate un telefono pubblico.


5) Evitare le telecamere di sicurezza
Evitare tutte le aree videosorvegliate (banche, palazzi governativi, arterie stradali importanti). In teoria sono facili da individuare: l’Authority per la privacy obbliga chi mette le telecamere a esporre un cartello di avviso. Altra soluzione: fare come Will Smith in Nemico pubblico, cioè indossare un cappello e non rivolgere mai lo sguardo verso l’alto, in modo da non essere riconosciuti.


7) Varchi di accesso e autostrade
Per viaggiare “in incognito” meglio usare i mezzi pubblici o la bici, che non avendo targa non può essere identificata. Soprattutto in città dove varchi elettronici e telecamere sono frequenti. C’è anche chi prova ad “abbagliare” le telecamere con un cd esposto sul lunotto posteriore dell’auto, ma i risultati non sono garantiti. In autostrada, mai usare telepass, bancomat o carta di credito.

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