Premessa.
Di là c’è un pianoforte, era qui quando siamo venuti, era qui quando comprarono la casa gli ex proprietari, è qui da sempre credo: nessuno è in grado di farlo uscire, non passa dalla scala, dalle porte. Si potrebbe pensare che la casa è stata costruita intorno al piano se non fosse che i muri hanno cinque o sei secoli più di lui. È uno dei tanti misteri di questa dimora, e sicuramente il meno inquietante.
In questi giorni sono molto indaffarata, se ne sono certo accorti i lettori più assidui di questo blog che ho trascurato un po’.
Nonostante le mille e mille cose da fare, tutti i giorni dedico un po’ di tempo all’anziana madre: è sola e distante (lei sostiene che sono io, quella distante), così la chiamo al telefono e le racconto, mi racconta, ci raccontiamo.
Non perde occasione per ricordarmi che è vecchia – con tutto quello che comporta – e io a dirle che non è “così vecchia” – con tutto quello che comporta.
– in città spariscono, ma da quando sto in questo paese vedo un sacco di arzilli nonnetti, arzilli come te, ma moooolto più nonnetti di te, che stanno benissimo e si fanno grandi passeggiate, lunghe chiacchierate, per non parlar delle mangiate (e bevute…).
– eh.. puoi capire, chissà cos’hanno da dirsi.
– oh, tu non sai, basta prendersi il tempo e sedersi su una panca: hanno sempre un sacco di storie da raccontare…
– eh… appunto, saran tutte storie… non sapranno neppure più loro quali son vere e quali no.
– e che importa?
– come che importa!
– senti, l’altra settimana mi ha agganciata nonna Maria, una centenaria che sta nel vicolo, perde qualche colpo ogni tanto, ma è ben presente a se stessa.
mi ha raccontato che in questa casa, quando lei era bambina, abitava una famiglia con un bimbo che imparava a suonare il pianoforte. Dice che tutto il vicolo stava a sentire, teneva compagnia, specialmente d’estate con le finestre aperte e tutte le persone con le sedie fuori… e poi il ragazzino crescendo è andato a imparare in una scuola ed è diventato pianista, e ha fatto strada.
– però il tuo [mio figlio] non impara a suonarlo, non gli interessa…
– no, manco lo guarda, però tu la storia l’hai ascoltata.
– e allora?
– e allora che era ‘na balla.
– ti ha raccontato una storia non vera?
– no, IO ti ho raccontato una storia non vera.
– …
– tu hai ascoltato una storia, se nonna Maria me l’avesse raccontata, io avrei ascoltato una storia e tu anche.
così invece l’hai ascoltata solo tu. Che differenza fa se è vera o no?
– …
– abbiamo bisogno di storie, libri, film… storie.
– io invecchio e tu rimbambisci, lasciami andare a preparare la cena và.
Però io mi chiedo, se abbiamo così bisogno di storie, perché non amiamo e non difendiamo la nostra?
Perché ce la lasciamo scippare così, in cambio di tante storie altre?











Ciao, GP: che il natale ti porti uno scampolo di lentezza, qualche goccia di barolo e uno spruzzo di poesia. Buona vita.
grazie caro, c’è bisogno di tutto questo.
ma come sai che amo il barolo?
tanto bene anche a te.
Sono tornata! Ho avuto un po’ di disavventure ma in un modo o nell’altro sono di nuovo qui, auguri di buon anno e a presto! Palmy
mamma mia, pare sia stato un anno di avventure e disavventure un po’ per tutti :)
auguri anche a te Palmy, e a tutti quelli che ci leggono ;)