Commento sull’editoriale di Francesco Alberoni sul Corriere della Sera.
Premessa: sul suo sito personale si legge “[...] Non sopportavo invece la disciplina di tipo militare richiesta allora ai bambini dal regime fascista.”
E meno male o_°
Vediamo di rispondere all’articolo.
Negli ultimi venti anni la scuola italiana è così degradata che sono diventati urgenti due interventi essenziali. Il primo è tornare a distinguere nettamente le materie: italiano, storia, matematica, fisica, scienze naturali e predisporre programmi razionali. Solo così si potranno dare agli insegnanti gli strumenti logici con cui rimettere ordine nella mente degli studenti. Oggi è il caos. Prendete in mano un libro di geografia delle scuole elementari: vi si parla a casaccio dei laghi, del mare, dei monti, delle paludi, poi dell’attrezzatura per il campeggio, ma non una parola sui continenti, gli oceani, i fiumi, le nazioni.
Certo che, se stiamo solo a leggere i giornali, come probabilmente fa Alberoni, le pagelle dovrebbero avere un unico voto per un’unica materia: il fancazzismo. Ma la realtà è ben diversa, e il degrado – che in qualche modo esiste – è imputabile a tutti altri fattori.
Le materie ci sono, e sono ben distinte (forse troppo). Gli strumenti da dare in mano agli insegnanti, quelli che davvero mancano, sono ben diversi. E tutt’altro dovrebbero fare che rimettere ordine nella mente degli studenti (mamma mia, che paura). Per quanto riguarda i libri di testo, credo che sia lui ad averne preso uno a casaccio, magari senza guardare se era di terza, quarta o quinta.
Quelli di mio figlio hanno tutto, anche i fiumi e le nazioni. Sì, ho controllato :D
Per la storia si parla dell’evoluzione dell’uomo dalla scimmia, poi di come si fabbrica un villaggio di palafitte, poi si mostra l’immagine di una piramide, ma niente sulla storia vera e propria, egiziana, greca o romana.
Di nuovo, ha dato un’occhiata ai programmi, l’attempato Alberoni?
Discussioni sulla scansione del programma di storia nella scuola dell’obbligo ne sono state fatte a bizzeffe, e l’attuale situazione non è imputabile certo ai libri di testo (e tanto meno agli insegnanti) per quanto, a volte – e diversamente, discutibili.
Nelle superiori ci sono chiacchierate sulle condizioni economico sociali senza i personaggi, senza gli accadimenti, senza le date. In italiano, anziché le opere dei classici, trovate penosi scritti di sconosciuti probabilmente amici degli estensori e, nelle superiori, complicatissimi e astratti metodi di analisi del testo che darebbero il voltastomaco a qualsiasi vero scrittore.
Mi piacerebbe proprio sapere quali libri ha consultato. Che i libri scolastici siano, a volte, mal scritti è vero, che contengano qualche (e talvolta drammatico) strafalcione è pure vero.
Ma qui il problema è diverso. La questione delle date poi.. chissà cosa direbbe la prof se scoprisse che Cris è davvero il primo della classe (e non solo, scoprirebbe anche di non aver mai insegnato storia, ma biologia, ginnastica o chissà quale miscuglio pericolosissimo), e che la storia serve solo per imparare le date a memoria – che come esercizio le tabelline finiscono troppo presto?
Il risultato è che quando i nostri ragazzi fanno i test internazionali risultano all’ottantesimo posto dopo l’Uganda. Perché non hanno un ordine mentale e non conoscono le nozioni fondamentali.
Porca l’oca, ecco qui dov’è il problema. Abbiamo combattuto il nozionismo per decenni, e adesso siamo rimasti senza nozioni. E sono importanti: per esempio senza date si perde la nozione del tempo, e poi si tira tardi la sera, si arriva tardi a scuola e si scorda a casa l’ordine mentale.
Questa storia dell’ordine mentale mi innervosisce. Sarà che sono disordinata, dottore?
Il secondo intervento è ridare, per legge, potere e autorità disciplinare agli insegnanti.
Assissì, come no. Diamo agli insegnanti anche le pistole, come in Texas.
Dimentica, Alberoni, che la disciplina imposta per legge è quella che lui non sopportava.
La disciplina non deve essere ottenuta con potere e autorità, ma è figlia di amore e autorevolezza (ma non ce lo ha insegnato lui, trent’anni fa?).
L’arroganza, la maleducazione, il disprezzo con cui spesso gli studenti trattano gli insegnanti — con la connivenza di genitori sempre pronti a difenderli — è vergognoso.
Certo che lo è. Ma quella dei genitori, spesso, non si limita a essere connivenza.
Con la complicità di giornali e televisione.
E sono inutili le chiacchiere in nome della democrazia e della partecipazione. L’insegnamento non è democratico, è fondato sulla separazione fra chi sa e chi non sa, fra chi insegna e chi impara, fra chi indica i valori ed i comportamenti corretti e chi li deve apprendere.
Invece ora “l’insegnamento diventa un processo che trasforma lo studio in esperienza creativa. Mentre insegni fai discutere gli studenti con gli autori e li sfidi a modificare i propri argomenti con la forza dei tuoi; li sfidi ad osare connessioni e passaggi che la riservatezza della “scienza” fa tenere nascosti; li sfidi a pensare paesaggi di senso che una sola mente non ha la forza di immaginare. Mentre insegni fai ricerca storica, e insegni che lo studio è creazione.” scrive Maurizio Chatel, autore di un testo di storia.
Se legge l’articolo di Alberoni gli viene un travaso.
Troppi bambini crescono viziati e capricciosi, troppi adolescenti ignoranti e violenti, convinti che tutto sia lecito. Abbiamo bisogno di maestri che imprimano chiaramente nella mente degli allievi che certi comportamenti non sono solo illegali, ma moralmente turpi e che la formazione di una personalità libera e creativa non richiede solo di coltivare la propria vocazione, ma anche l’autocontrollo e il senso di responsabilità. Una rieducazione radicale.
Ha ragione Alberoni, e un buon libro di testo aiuterebbe a capire quali sono i comportameni che non sono solo illegali, ma moralmente turpi ecc ecc…
Ne conosco uno sul quale c’era scritto:
“La specie umana, pur avendo un’origine comune, si distingue per caratteri fisici e spirituali in razze e sottorazze. I grandi gruppi delle razze sono quattro: razza bianca o caucasica, razza gialla o mongolia, razza nera o africana e razza rossa o americana. La razza bianca è la più civile, cioè quella capace delle più grandi idee; a questo gruppo appartiene la razza italica. Le leggi del fascismo vietano che i cittadini di razza italiana contraggano matrimonio con individui di razza di colore e con gli ebrei; ma oltre che dalle leggi ciò deve essere proibito dal nostro amor proprio”.
(Testo per la classe quinta, 1941.)











Ho pensato, inizialmente, che Alberoni avesse tra le mani solo un libro delle elementari, che, da profano, faticava a capire. Poi vedo che parla indistintamente di tutti gli ordini di scuola. Così, sì, anch’io sono andata a guardare i libri delle superiori di mia figlia, mentre su quelli di medie ed elementari ricordo o so abbastanza da pensare che o ai miei figli sono capitati per caso libri estremamente diversi da quelli citati; o che al signor Alberoni ne è capitato in mano uno un po’ balordo.
Sull’analisi del testo e su alcune letterature delle superiori fatte non bene, si potrebbe discutere, ma mi sembra un discorso molto simile a quando sui giornali è apparsa la notizia che avremmo (noi insegnanti di elttere) ri-cominciato a insegnare la grammatica.
Persino mia madre è venuta a dirmi: ah, allora adesso ricominci a insegnare grammatica.
Perché, chi aveva mai smesso? 0_0
E qui, appunto mi sembra il parere di qualcuno che è fuori del tutto o in parte dalla scuola, e che non si è documentato abbastanza per parlarne a ragion veduta.
Sul resto, soprattutto sul discorso della disciplina e del comportamento, ho paura che ancora una volta frasi che contengono una parte di verità servano a far passare concetti che, nel complesso, hanno molte pecche.
Ma questo è un discorso grande, ci devo pensare.
[...] Sulla scuola La scuola non è monnezza Moralmente turpi [...]