Facile scrivere un articolo così.
Un assemblaggio di citazioni e ovvietà tale da far pensare che sia stato commissionato.
Smontiamolo:
Gli studenti che quest’anno pensavano di avere l’argomento del libro online per farsi regalare il computer e la connessione a internet, mettano da parte la fantasia. Niente da fare, si studierà ancora su carta…
Ma davvero c’è bisogno dei libri online per farsi regalare il computer?
Ma suvvia…
Per il libro online ci vorrà ancora tempo e non sarà certo la novità dell’anno scolastico che inizia in settembre, nonostante le indicazioni del decreto legge 112 del 25 giugno 2008.
Ma davvero c’era qualcuno che pensava fosse possibile, in due mesi, che centinaia e centinaia di titoli potessero comparire magicamente online?
Con gli interessi delle case editrici che ci sono in ballo?
Ma suvvia…
Dal primo bilancio sulle adozioni dei libri «le sperimentazioni sono pochissime e la maggior parte dei libri che ha contenuti online sono gestiti con il Pdf, ossia con un formato statico che significa non usare tutte le potenzialità del mezzo multimediale, le cui caratteristiche sono la dinamicità e la possibilità di interagire…
Sicuramente le sperimentazioni sono pochissime, anche perché di materiale alternativo se ne trova davvero poco, ma il fatto che il presidente del gruppo scolastica dell’AIE (associazione italiana editori) dica che il pdf è un formato che non usa tutte le potenzialità del mezzo multimediale significa che non sa oggi quello che farà domani, e questo è grave.
Il formato pdf è statico solo in apparenza. Certo che se gli editori pensano di prendere un testo, così come lo conosciamo ora, e di rilasciare il pdf…
Ma le potenzialità di un testo digitale sono enormi.
Mi chiedo se non lo sanno davvero o se fanno finta di non saperlo per tenersi la seggiola sotto al sedere.
Noi siamo editori e sviluppiamo contenuti didattici. Non siamo nè stampatori, nè produttori di carta, utilizziamo il mezzo che il mercato e cioè gli studenti e gli insegnati ci chiedono…
Spiega Gallioni, direttore generale di RcS education.
Certo, loro non stampano e non producono carta.
Ma il loro fatturato deriva dalla vendita di libri stampati. Il loro utile dalla vendita delle ristampe, quando i costi di creazione sono stati ammortizzati dal primo anno di adozione.
Noi siamo pronti al salto verso una nuova organizzazione del lavoro e nuovi strumenti, ma mi chiedo come verranno usati questi strumenti visto che il 56% delle famiglie non accede a internet. A meno che non si intenda che l’uso del libro on-off line avvenga nelle scuole, ma anche in questo caso non vedo come potrebbe avvenire visto che da anni si continua tagliare il budget delle scuole…
Continua Gallioni.
E dello stesso parere si rivelano Enriques di Zanichelli e Greco.
Se il libro online fosse scaricabile insomma sarebbe un autentico fallimento. Diverso sarebbe se fosse consultabile, ma allora bisogna consentire un accesso generalizzato e quindi prevedere computer per tutti…
E qui è evidente la malafede:
Ammettiamo che il 56% delle famiglie non acceda a internet.
E ammettiamo che le scuole non abbiano quei gran budget (bè, questo è vero).
Ma è stupido dire che un testo digitale deve essere necessariamente stampato oppure che abbia bisogno di una connessione internet per essere “consultabile”.
I signori, che evidentemente tirano l’acqua al loro mulino approfittando dell’ignoranza (o più probabilmente della compiacenza) della giornalista, dimenticano che il testo digitale è un file.
Un file, più file, che possono essere portati da un pc all’altro, che possono essere consultati a casa, a scuola e persino in spiaggia. Più file che non hanno bisogno di essere stampati – se non in qualche caso, qualche pagina – e che non hanno bisogno di connessione per essere consultati.
Un’intera biblioteca di testi, dispense, test, esercizi e giochi didattici che sta in una chiavetta usb, e che non offre più scuse tipo “sono andato dai nonni e non potevo portarmi tutti i libri”.
Ma suvvia…
▶Leggi anche:
Nella liguria (EX rossa) testi scolastici di regime
Finanziaria 2009 e libri scolastici
Insegnanti hacker nell’anima
La complessità dello studio
Il tormentone del caro libri











per quanto riguarda la giornalista io voto per l’ignoranza e non la compiacenza.
alla quale aggiungrei la pigrizia. intellettuale prima che fisica
ti dirò, non saprei quale preferire.
però è anche vero che il sole24ore (che indubbiamente fa parte delle lobby editoriali) ultimamente pubblica notizie ridipinte (per esempio quella sulla finanziaria), e non credo sempre per ignoranza.
e che ci sia una buona dose di pigrizia intellettuale sono d’accordo, e penso che sia anche più difficile da vincere di quella fisica, purtroppo.
Tutto vero, ma penso anche a questo: il libro consultabile (anche off line, in spiaggia, per dirne una) è davvero un libro *studiabile*? Penso ai miei alunni, a tutte le tecniche che si cerca di mettere in atto perché (anche) i contenuti vengano studiati, penso al fatto che, ultimamente, sono persino tornata a certi ‘trucchetti’ montessoriani per far toccare con mano, concretamente, le differenze, che so, tra i tempi e i modi verbali…
E penso a uno studio fatto a schermo (ho capito bene?, perché se il libro è consultabile, lo è a schermo, giusto?). Penso che cosa potrebbe rimanere nelle loro teste di qualcosa visto su uno schermo e poi chiuso.
Poi: la consultazione ovunque di un testo digitale prevede la presenza di computer ovunque: dai nonni, in spiaggia, in biblioteca, ecc.
Qui, penso alla bibiioteca del mio paese, che di computer consutabili dal pubblico non ne ha; penso ai miei tre figli, che (nel caso ipotetico di un improvviso interesse allo studio) si disputerebbero l’unico computer di casa, che serve anche a me per lavoro; penso al fatto che, sì, ahimè, dopo anni e anni di inutili desideri, noi non siamo ancora riusciti ad acquistare un computer portatile, e ancora non ci riusciremo (sapete com’è, i bilanci famigliari sono quelli che sono); penso a metà dei miei alunni (livello economico medio basso, basso, molto basso) che non hanno computer (altro che internet!, non hanno proprio il computer) e lo vedono solo a scuola, un’ora alla settimana quando va bene (che con la rivoluzione oraria morattiana è un bel problema anche fare informatica).
Insomma, questa idea dei libri scricabili da Internet per contenere i costi ha, per il momento, parecchi ostacoli ancora. Che magari non sono quelli buttati lì nell’intervista, ma ci sono.
Hai ragione, ci sono ancora tantissimi ostacoli, soprattutto quello dell’hardware.
Certo è che in ogni famiglia, dove c’è uno studente, ci deve essere un computer, libri digitali o no. Le famiglie devono rendersi conto che invece della playstation, dei nintendo e dei cellulari dell’ultima generazione + ricariche ad oltranza, è più educativo-costruttivo dare la precedenza a un computer, meglio se portatile. E questo anche senza testi digitali.
Poi c’è, come dici tu, chi ha più di un figlio, e c’è chi proprio non se lo può permettere (e non ha neanche la playstation). Però è una minoranza e andrebbe aiutata con politiche di sostegno allo studio (ma qui finiamo in un altro discorso tristissimo sull’arroganza del potere che non ha alcuna convenienza a sostenerlo).
Però i testi digitali, a fronte dei disagi iniziali che tu descrivi, hanno delle potenzialità incredibili alle quali sarebbe sciocco rinunciare. Ovvio che, come ho già sostenuto, non devono essere testi tradizionali in pdf. Altrimenti tutto si riduce al fattore peso/costo, e sarebbe uno spreco di possibilità enorme.
Pensa a come potrebbe essere un testo, anzi, un non-testo, per la tua materia. Pensa a come potresti smontare e rimontare il rigido tomo che usi, pensa a come potresti ridurlo all’osso e poi integrarlo su più livelli di senso.
E, soprattutto, pensa a come sarebbe difficile, per Tonio, infilarsi due mouse nelle orecchie.
;)
Ti do ragione (soprattutto su chi non ha convenienza a potenziare davvero studio e cultura) e sulle possibilità che si aprirebbero nella costruzione di un testo così come dico io.
Saltando tutti gli altri ostacoli (soprattutto quelli di natura economica, che ci sono, lo sappiamo, inutile fermarcisi ancora sopra), mi rimane un ultimo dubbio: lo studio personale, individuale (che secondo me è necessario), può prescindere dall’uso della pagina scritta, sottolineata, riletta, riguardata all’ultimo momento, aperta quando capita e quando se ne ha voglia senza tante storie e in qualunque posto e momento?
Intendo dire che forse bisognerebbe anche decidere bene e spiegare che uso fare di questi testi (mi immagino il genitore o l’alunno che, appunto, pensano a un testo semplicemente come la fotografia a schermo di un libro di carta, e che dovrebbero invece capire che si tratta dialtro).
p.s.: per come conosco Toni, il mouse lo smonterebbe in trentotto secondi netti :-D
Ok, il tuo ultimo dubbio ci fa scivolare su una questione decisamente intrigante: la gestione dello studio individuale.
Quante volte ci è stato detto, come allievi, che dovevamo imparare a studiare? E quante volte ci è stato detto, come docenti, che dobbiamo insegnare a studiare?
Gran bel problema quello che poni :)
Già con il tradizionalissimo e collaudatissimo libro di testo non esiste una ricetta univoca per ottimizzare l’esperienza dello studio personale.
Io, per esempio, ritengo di aver imparato a studiare a studi universitari iniziati (dici che ero de coccio?) e la mia personalissima ricetta non ha attecchito su mia figlia (peraltro brillante studentessa) che invece camminava per la stanza su e giù con le cuffie nelle orecchie. Questione di temperamento, tipo di memoria, attitudini personali e… scarto di una generazione (le cuffie).
Le mappe concettuali, per fare un esempio, ai nostri tempi non esistevano.
Noi siamo abituati a pensare in modo gerarchico e anche nella redazione dei libri di testo si parla di “dignità” del titolo (sottotitolo ecc) per stabilire una gerarchia di insiemi, sottoinsiemi, sottosottoinsiemi ecc.
Con i ragazzi, oggi, è possibile fare un lavoro diverso, è possibile insegnare la flessibilità e a non pensare in modo necessariamente diacronico (ma qui andiamo OT).
Quello che intendo dire è che modificando il tipo di approccio in classe, modificando il modello espositivo, probabilmente bisognerà trovare nuove strade anche per lo studio individuale che, in alcuni casi, come dici tu, non può sottrarsi alla pagina scritta e sottolineata. Ma è proprio per questo che i testi devono essere riprogettati.
E, come dici tu, è importantissimo che si spieghi l’uso che se ne può fare.
Non si può sovvertire tutto da un giorno all’altro. Neanche la stella del nostro firmamento governativo può farlo (ma certo la faccenda le ha portato visibilità).
Ma da qualche parte bisogna incominciare, anche facendosi delle domande come fai tu. Le risposte credo verranno solo sperimentando :)
Diciamo che, se non altro, tutto questo ci terrà vivi, svegli e vitali fino all’orlo della pensione. :-)
Oddio, magari son parole grosse. Mi viene in mente l’ultimo collegio docenti, quando i colleghi plaudivano l’articolo di giornale dove grandi case editrici annunciavano i loro libri online. Colleghi convinti di andare sulla pagina giusta di Internet, scaricare, stampare per tutta la classe e risparmiare centinaia di euro.
Chi glielo dice che dovranno rivedere tutto il modus operandi? E quella di arte, con le sue tavole a colori fuori testo, sverrà.
Perché spesso succede che, di fronte a una novità, si pensi subito di spazzare via tutto il precedente e di doversi buttare subito tutto sul nuovo.
Ma insomma, in un angolino cominceremo a sperimentare. E’ un dibattito interessante :-)
Sai, penso che dedicarsi a certe cose sia un ottimo antidoto contro il burnout :)
Un caro collega si sta dedicando allo studio di questi testi (c’è un’altro discorso interessante: l’accessibilità alle tecnologie assistive), si diverte molto e quando tra cinque anni andrà in pensione avrà un’attività antinoia.
La collega di arte penso potrà non preoccuparsi per un po’… non credo sia pensabile proporre apparati iconografici stampati sulla epson di casa :D
Però si può consolare pensando a un futuro, speriamo vicino, quando sarà operativamente cosa comune utilizzare lavagne digitali o proiettori da pc, e potrà far lezione regolarmente con immagini formato parete :)
Si, il dibattito è interessante, specialmente quando – come hai fatto tu – si focalizza il discorso su questioni che non sono più solo costo/pesozaino.
[...] Per fortuna c’è chi ha pensato a smascherare il giochino, mostrando la cosa per quello che è, ovvero un articolo in malafede. [...]
“Un’intera biblioteca di testi, dispense, test, esercizi e giochi didattici che sta in una chiavetta usb” soprattutto non pesando sulla schiena di tanti piccoli facchini.
Sì, ma pensa alla scena:
prof, i compiti non ce li ho, ho perso la chiavetta
ma li hai salvati sul computer?
eh, prof, li avevo salvati solo sulla chiavetta
e dove l’hai messa?
eh, prof, l’avevo appoggiata al campanello della bici, forse mi è caduta
ma non potevi metterla in tasca?!
sì, prof, ma in tasca c’avevo il buco, l’ho tenuta in mano così non la perdevo
e adesso come facciamo?
mi faccio dare i file da Lorenzo
ma Lorenzo è il primo della classe!
eh, sì, prof, sono mica scemo a farmeli dare da Pippo che prende sempre non suff…
[...] Nonostante l’alacre opera di disinformazione sull’argomento ( ed evidenziazione della malafede del Sole 24 Ore), il testo de “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. [...]
[...] editori che sproloquiano sul sole24ore La legnata di Gattopazzo. I commenti su [...]
eh prof!
ma pensa a quante chicche per il tuo blog!
dai, che mio figlio perde i quaderni un giorno si e uno no.
quello no si salvano solo perché li dimentica a casa.
si, sono una madre distratta, dovrei controllarlo di più e bastonarlo di più, è colpa mia.
però il nintendo non l’ha ancora perso, il furbacchione.
[...] Articoli in malafede. « TuttaCasa&Scuola [...]
[...] e ebook: la disinformazione all’opera Articoli in malafede Art. 15 DL 112/08, libri scolastici elettronici quasi ci siamo? Scuola, la sinistra perbene tutta [...]
Non credo che i libri scolastici digitali possano essere imposti per legge.
Non è un caso, secondo me, che chi pensa di poter imporre la democrazia pensi di poter imporre l’evoluzione. Perché è di evoluzione (sacrosanta) che stiamo parlando.
Ci vorrà tempo, e la strada è quella giusta. Che la collusione con le lobby editoriali sia bipartisan è davvero triste, ma è una realtà della quale tenere gran conto.
Bisogna sperimentare, sono d’accordo, e informare, informare e ancora informare.
L’ignoranza, spesso snob, su tutto quello che è nuovo, su tutto quello che costringe a pensare e a mettere in discussione quello che si è sempre fatto è dura da combattere.
Ma chi non è disposto a navigare rimarrà sulla riva, da solo.
[...] libri di testo Discussioni varie su quello che esiste e su come utilizzarlo: 1, 2, 3, [...]