Ci sono termini ed espressioni che, in casa mia, non potrei tollerare nemmeno dalla domestica o, fossi così fortunata da averlo, da uno stalliere. Ma non ho i cavalli, nemmeno uno, e neppure la stalla. Ho una casetta così cosà, e mi posso solo permettere l’aiuto – prezioso – di una signora che stira un paio d’ore alla settimana. Non è laureata, e credo neppure diplomata, ma è molto educata. No, non è servile, è semplicemente una signora. Non so se sia del sud o del nord, della Romania intendo, ma non mi interessa: è europea, e se non lo fosse sarebbe lo stesso. Educata, onesta e di buon senso.
Una che, se avesse qualche motivo (anche solo il gusto musicale personale) per criticare il nostro inno nazionale, non lo farebbe se non in un contesto privatissimo, confidenziale, e sicuramente con attenzione e tatto. Una presente a se stessa che sa quale ruolo sta ricoprendo (domestica, nonna, madre, amica) in ogni momento.
È convinta, però, che la scuola rumena funzioni meglio di quella italiana: infatti la nipotina è stata appena promossa alla seconda elementare pur sapendo contare solo fino a trenta. Così lei, tutti i pomeriggi, le fa fare tre ore di compiti delle vacanze supplementari, che al suo paese i bambini mica muoiono anche se studiano di più.
Una nonna così e il famoso rampollo non sarebbe stato respinto, per la seconda volta, alla maturità.
E suo noto padre, con una madre così, non sarebbe stato un cafone. Probabilmente sarebbe stato rumeno, però. La Padania forse non sarebbe stata inventata e l’Italia sarebbe un pochino migliore.
E tutto per merito una rumena, pensa te.
p.s. Per cortesia, qualcuno – meglio se un prof del sud – spieghi al cafone che “schiava di Roma” è riferito alla Vittoria, e non all’Italia.











Grazie
Mi viene da sospirare e da piangere, un po’…
Non l’ho fatto leggere ad Anna, la rumena.
Il giorno che ho scritto questo post era il suo compleanno, ma l’avesse letto avrebbe sospirato – e forse pianto, commossa però – anche lei…