Il sistema scolastico finlandese (simile a quello degli altri paesi scandinavi e, in parte, a quello tedesco) è considerato uno dei migliori al mondo, e più volte gli studenti finlandesi sono stati dichiarati i più bravi anche dal sistema di valutazione internazionale OCSE-PISA, dove noi siamo al 28° posto su 32.
I coreani, che nella citata classifica sono secondi, studiano il sistema finlandese da tempo e hanno creato un vero e proprio dipartimento a questo scopo.
Noi abbiamo l’abitudine di citare ad esempio tutti, ma di non copiare mai nessuno anzi, con la convinzione di essere - in fondo - i migliori, ci vantiamo spesso a sproposito di essere copiati.
Se non copiamo chi portiamo ad esempio, men che meno lo studiamo per carpirne i segreti: sarebbe ancora più faticoso, e chissà mai che poi ci tocchi cambiare!
Però conoscere alcune cose potrebbe essere utile, quantomeno potrebbe minare la nostra convinzione che nulla possa essere diverso da com’è.
E sarebbe un inizio.
Torniamo quindi alla Finlandia.
La scuola dell’obbligo dura nove anni, inizia a 7 anni e finisce a 16, ed è totalmente gratuita, libri e mensa scolastica compresi.
Alla fine della scuola dell’obbligo lo studente sceglie se seguire un percorso professionale o uno che prevede un esame finale che consente l’accesso al livello universitario (dai 16 ai 19 anni).
Detta così non pare poi tanto diverso da nostro… ma.
In Finlandia (dice Arvo Jappinen, direttore generale del Ministero dell’Istruzione) la professione dell’insegnante gode di grande considerazione e vengono garantite una buona retribuzione, stabilità e carriera (e tre giorni di aggiornamento all’anno).
Non esistono concorsi e ruoli nello Stato: gli insegnanti, come i capi d’istituto, vengono scelti a livello comunale da un apposito consiglio composto da genitori e insegnanti, nominato a sua volta dal consiglio comunale su proposta delle organizzazioni dei genitori. I supplenti sono scelti in modo autonomo dalla scuola.
I genitori partecipano quindi in modo molto attivo e vengono coinvolti, insieme agli insegnanti, nelle decisioni sulle strategie politiche – a livello governativo – per le varie revisioni del sistema scolastico. Da notare che il governo è attento a non sottoporre il sistema a continue riforme e al giusto equilibrio fra riforma e continuità.
Molta attenzione inoltre è dedicata alle scuole o zone a rischio, e la valutazione (insegnanti e allievi) che è costante, serve ad attivare i giusti correttivi.
Punizioni? no, vengono dirottate le risorse finanziarie verso le scuole che mostrano il maggior disagio.
Le scuole e gli insegnanti hanno una grande autonomia e tutto il sistema è molto flessibile, basti pensare che nell’istruzione secondaria l’avanzare negli studi non è legato ad anni scolastici predefiniti, ma al completamento dei corsi (moduli) offerti dalla scuola seguendo un piano di studi pianificato dagli allievi stessi.
Io non penso che adottare un modello nato in un altro paese sia saggio, ma anche il modello che stiamo utilizzando ora è nato in un altro paese: nell’Italia di 100 anni fa. Le riforme e le riformette non hanno cambiato un modello organizzativo nato per una scuola frequentata da pochi.
Bisogna quindi che il governo sia disposto a investire soldi e… fiducia.
Non è questa l’autonomia che serve.
Non c’entra nulla ma pare che anche il sistema carcerario finlandese sia molto progredito.
E poi hanno anche Babbo Natale.
Sarà per quello?











Se Babbo Natale non ci aiuta, ci resta soltanto san Giuseppe da Copertino, protettore degli studenti. Purtroppo lo chiamavano frate asino e non so quanto possiamo sperare.
tra santi asini e santi precari… esser laici rassicura…