Guerra e Pace
Dicembre 29, 2007 di gattopazzo
In ogni scuola (di ogni ordine e grado) si affronta in qualche modo la questione della pace.
La propongono gli insegnanti di italiano e storia, di disegno o materie artistiche, e anche le maestre delle elementari lavorano sul tema.
Proprio in una scuola elementare ho assistito, la settimana scorsa, all’ennesima recita scolastica dove il tema della pace è stato il leit motiv di tutto lo spettacolo natalizio: un alternarsi di poesie d’autore, pensieri scritti dai bambini stessi e canzoni.
Anche se si intuiva un tentativo di approccio all’educazione interculturale, il risultato era una riduzione del concetto di pace alla semplice assenza di guerra.
Qualche anno fa mi è capitato di esaminare gli elaborati degli allievi di una nota scuola di design: i ragazzi, già diplomati, frequentavano un corso di grafica pubblicitaria e avevano il compito di creare un manifesto per la pace, ma pur avendo dieci anni di scuola e di vita in più anche loro rappresentarono la pace come negazione della guerra.
Tutti meno uno che, a corto di idee, ripiegò su un simbolo disegnando una colomba (che pareva un pollo) e, convinto di aver fatto una cretinata, si ritrovò invece ad essere l’unico a illustrare la pace senza citare la guerra.
Credo che sin dalle elementari sia necessaria un’educazione alla pace più ampia.
È bene insegnare che la guerra è orrore, ma anche errore.
Che la pace non si costruisce, e soprattutto non si mantiene, solo rifiutando la guerra. È bene insegnare che bisogna imparare ad affrontare e risolvere i problemi che possono condurre alla guerra, prima di doverla rifiutare - e magari non poterlo fare. È bene insegnare che non esistono “luoghi lontani”, dove la guerra non ci tocca.
E NON è bene insegnare la tolleranza (avvallare quindi l’idea che ci sia qualcosa da tollerare), ma piuttosto è bene insegnare la differenza, lo scambio, la condivisione.
I ragazzi devono comprendere che la pace è un bene prezioso frutto di tanti fattori - culturali quanto economici - da coltivare insieme più per i vantaggi che ci offrono che per lo spettro della guerra.
L’economia della pace può aiutare i ragazzi (ma anche gli adulti…) a viverla come qualcosa di concreto, qualcosa che “c’è”, e non come la semplice mancanza di un orrore.
Altrimenti può farsi largo l’idea che senza la guerra non possa esserci neanche la pace.
E, a ripensarci, a me pare che sia un’idea già troppo diffusa.










la voglio anche io la neve….come hai fatto!!!
a parte tutto, che sia davvero un 2008 ricco di soddisfazioni
enrico
eh eh!
e c’è da dire che su questo template la neve non rende tanto…
cmq approfitto di questa risposta per ringraziare thelordofthepc
per il suo post con le giuste dritte.
eccolo.
Cosa dire? Penso che tu abbia centrato la questione. Sono d’accordo in toto con il tuo pensiero e con le argomentazioni portate.
Buon anno anche se è cominciato da qualche giorno