Imbavagliati a rate: la stretta finale.
Ottobre 19, 2007 di gattopazzo
Qui la notizia.
È stato approvato dal Consiglio dei ministri un disegno di legge che prevede l’iscrizione al ROC per chiunque faccia “attività editoriale”.
Per attività editoriale si intende, specifica il testo, inventare e distribuire un prodotto editoriale, anche senza scopo di lucro. Qualsiasi sia lo scopo, informazione o intrattenimento, e qualsiasi forma di diffusione, rete compresa.
In questo modo parrebbe chiudersi il cerchio. Anche i siti (e i blog) che pubblicano il disclaimer “questo non è un periodico…” e eludendo così l’obbligo di un direttore editoriale iscritto all’albo dei giornalisti rimarrebbero intrappolate nelle maglie della nuova legge.
Ammesso che questa sia approvata dal Parlamento, le sue reali implicazioni potremo vederle (e provarle sulla nostra pelle) solo quando verrà pubblicato il regolamento di attuazione. Uno degli effetti immediati sarà quello del diverso metro di giudizio al quale potrà venire sottoposta una presunta o reale forma di diffamazione online, rientrando a pieno titolo nella “diffamazione a mezzo stampa”.
Tutto questo era prevedibile: ci hanno provato con le legge che equiparava l’editoria online a quella tradizionale e l’alzata di scudi fu potente.
Poi hanno proseguito con la legge sul deposito dei contenuti alle biblioteche di stato. Altri piccoli paletti sono stati piantati con le norme sul diritto d’autore e ora, con questa normativa stanno cercando di chiudere il cerchio.
Ovviamente non la troverete in prima pagina: gli editori, se ne parlano, la riportano nelle pagine dedicate alla tecnologia, descrivendola come una questione tecnico-legale che coinvolge solo gli addetti ai lavori. E guardandosi bene dal fare un’analisi delle ripercussioni che questa normativa potrà avere - cumulata a quelle già esistenti - sulla libertà di informazione.
Qui la mia analisi:
settembre 2000: legge 248 sul diritto d’autore, una legge che penalizza (nel senso di reato penale) quello che avrebbe dovuto essere un reato da sanzione pecuniaria.
luglio 2001/ottobre2002: modifiche alla legge, rimane l’obbligo di appicciar bollini siae ovunque, si salvano a fatica gli open source pur con c’obbligo di fare una dichiarazione alla siae.
novembre 2001: nuova legge sull’editoria, la famigerata 62/2001, che equipara l’editoria online con quella offline. Il polverone sollevato ha costretto il governo ad aggiustare il tiro: “si intendevano solo i siti di tipo giornalistico”, cioè solo quelli aggiornati con una certa periodicità (da qui il disclaimer presente su molti siti e blog che precisa “Questo blog NON è una testata giornalistica con cadenza periodica” - vedere su questo stesso blog il testo completo).
In quella occasione Punto Informatico scrive:
“In Commissione Cultura alla Camera, dove è depositata la Petizione contro la legge firmata da più di 54mila utenti internet e sostenuta da più di 3.300 siti internet, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria Paolo Bonaiuti ha difeso a spada tratta quella normativa, ritenendola una chiave fondamentale per l’attività del Governo.
La relazione di Bonaiuti [...] parla di “norme importanti” varate nella scorsa legislatura e considerate “un momento felice per il settore dell’editoria”.
Norme che, ripete Bonaiuti in due occasioni, sono passate “con il consenso convinto” della Casa delle Libertà.
[...]
Nelle sue conclusioni, Bonaiuti avverte che “il percorso tracciato” deve essere “continuato e reso ancor più concreto ed efficace”. C’è da chiedersi cos’altro, a questo punto, ci si debba attendere.”
Ed ecco infatti un’altra serie di regali:
Aprile 2004: esce l’allucinante decreto Urbani.
Maggio 2004: legge 106/2004, escono le norme per il deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati ad uso pubblico.
La reazione della rete fu clamorosa, e il regolamento attuativo di questa disposizione è uscito con un ritardo altrettanto clamoroso.
Ad oggi le biblioteche regionali, non sono ancora in grado di far fronte all’incombenza.
E ora siamo alla stretta finale?
Settembre 2007: approvato nuovo emendamento per la legge sul diritto d’autore.
Ottobre 2007: la chiusura del cerchio, il nuovo disegno di legge che, incastrandosi alla perfezione con tutti gli altri, ottiene quello che con una legge sola non si sarebbe potuto ottenere senza rischiare l’insurrezione popolare.
Insomma, invece di una legge sola, dittatoriale e incostituzionale, fanne tante piccine, a distanza di poco tempo: chissà che il disegno finale passi inosservato.
▶Leggi anche:
Anti-Giornalismo Contro la Rete
Settembre nero del diritto d’autore
Liberi di fotocopiare i testi










Cos’è questa storia? ci vogliono imbavagliare? Mica siamo in Cina qui!
ecco qualcosa da leggere in proposito:
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092327
@enrico: no, ma nella classifica di reporters sans frontières siamo 35° in classifica.
In europa solo alcuni paesi dell’est stanno messi peggio (e cmq veniamo dopo la bosnia).
Occhi aperti, ragazzi, che questi post rischiamo di non poterceli più permettere…
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=24021
segnalo anche il bellissimo e autorevole intervento di tiziano solignani.
[...] Leggere qui e qui. [...]
[...] TuttaCasa&Scuola ilseniomormora theomiblog vday tiziano solignani marsiaj faraona maurizio silvestri beppe grillo passineldeserto limprenditore esserecomunisti ilozzo massimo mantellini alessandro pagano vibrisse libri pablo moroe francescatoblog generazioneblog marketingusabile lobotomiatbm dynamicduo blogosfere nessunascusa nonsolopene delymyth kurai vittorio zambardino mcreporter pecoraroscanio eth0 loredana lipperini shockdom visionidiblimunda uniferpi uliss tomezzoli salpetti gpessia maxcontri [...]
Spero e credo che il parlamento non varerà il ddl che oltre ad essere anti-costituzionale (vedi art.21) è una legge inutile, poichè esistono già norme che fronteggino la diffamazione sul web.
Magari la nostra classe politica si occupasse concretamente di probemi come il digital divide, piuttosto che pensare a come imbavagiare gli utenti della rete, per evitare la realizzazione di blog e forum, che organizzano discutono e pensano su come possa migliorare il paese in cui vivono e coloro che lo rappresentano.
Inernet, la rete, blog e siti sono una risorsa per la nostra società non una minaccia.