Insegnanti: un esercito della parola ammutolito.
Settembre 5, 2007 di gattopazzo
Chi lavora per una piccola azienda ha la possibilità di percepire lo stretto legame che c’è fra il proprio operato e il proprio stipendio.
Mia figlia, ad esempio, vede i suoi lavori fatturati alle aziendi clienti di quella per la quale lavora, quindi, a fine mese, è in grado di dire quanto incasso ha prodotto. Lo stesso vale per le spese: in una piccola azienda comunicare all’ufficio acquisti (a volte direttamente al titolare) che bisogna comprare un computer nuovo, significa veder apparire una ruga in fronte e sorbirsi un paio di sospiri.
Più l’azienda è grande, invece, e più questa percezione si perde. Certo rimane la consapevolezza del fatto che lo stipendio a fine mese è la diretta conseguenza del nostro lavoro, ma arriva da un’entità quasi astratta per la quale siamo un numero e per la quale il nostro lavoro è una piccola e indistinguibile parte del prodotto di una collettività.
La massima perdita percettiva la raggiunge chi lavora per lo Stato.
Sono convinta quindi che, a fronte di questo, le alternative dell’impiegato statale - insegnante compreso - possano essere solo due: “imboscarsi” o amare il proprio lavoro.
L’amore per il proprio lavoro deriva, sempre a parer mio, da un altro amore, quello detto “amor proprio”.
Giusto quello che anni di governi multicolore stanno minando.
E adesso, dopo aver eliminato ogni riconoscimento sociale (pericolosi gli insegnanti vero? sono in tanti… sono un esercito della parola), dopo aver reso il lavoro impossibile a colpi di riforme e controriforme e burocratizzazioni assurde, dopo aver negato loro uno stipendio dignitoso, dopo aver ignorato i suggerimenti e le proposte di riforma e negato la possibilità di partecipare alle commissioni come parte attiva, adesso decidono che bisogna essere severi.
Con gli allievi, certo, ma anche con gli insegnanti. La meritocrazia applicata per generare una guerra fra poveri. Premi alle scuole più meritevoli: a chi non rompe i coglioni, forse?
Le nuove indicazioni di Fioroni lasciano poco spazio alla fantasia: una frullatina alla Moratti et voilà, ecco le indicazioni nazionali, poca fatica, tanto bla bla, soldi alle scuole cattoliche e facciamo che tutto cambi perché nulla cambi.
Sono sperimentali però: lui propone e tutti fanno come vogliono, così se non funziona non è colpa di nessuno, oppure di tutti tranne che sua.
In compenso ci sono gli assi culturali (che non sono assi nella manica e di culturale non hanno una cippa) e che dovrebbero essere un’ancora di salvezza per meglio comprendere le nuove indicazioni.
E poi ci sono i corsi, quelli che i dirigenti dovranno frequentare in modo da imparare la corretta applicazione delle nuove indicazioni (corsi obbligatori per indicazioni facoltative? boh!) e far cadere a cascata le nozioni sui colleghi.
Alla fine la storia non si limita ad essere sempre quella, ma peggiora in modo sempre più veloce.
E gli insegnanti, sempre più stanchi, depressi e affamati, sempre più occupati a fare e disfare, a scrivere unità didattiche, trasformarle in unità di apprendimento, ritrasformarle secondo indicazioni, sempre più occupati ad umiliarsi in corsi, non corsi e ricorsi, non hanno più la forza - e il tempo - di alzare la testa.
Con l’amor proprio calpestato scientificamente, l’esercito della parola è ammutolito.










la scuola è, anzi dovrebbe, essere una delle leve più formidabili della società. Nella scuola cresce, si spera, la classe dirigente di domani. Pessima scuola=pessima generazione=pessima classe dirigente
O no?
si aghost (è un piacere leggerti qui ;))
dovrebbe essere così, ma temo che alla dirigente interessi di più che la scuola sforni pecore.
infatti per la futura classe dirigente - i loro rampolli - ci sono le scuole private, laiche o religiose, che infatti continuano a finanziare, nonostante la costituzione dica chiaramente che queste non devono costituire onere per lo stato…
vedere qui
Ciao, sono arrivata qui dal widget di mybloglog che marcava la tua visita al mio blog di Scienze “Scientificando”
Ho letto velocemente, ma con interesse il tuo post il cui contenuto, da insegnante, condivido in pieno!
Sono di corsa e non posso dilungarmi nel commento, ma tornerò a trovarti perchè mi piace il tuo stile asciutto che va al nocciolo….
A presto:))
pienamente d’accordo con aghost. Nella scuola bisogna investire, sia dal punto di vista tecnico sia umano. E’ la vita di domani. Fra due giorni inizio una nuova avventura, non più sui banchi, purtroppo, ma accompagnando mio figlio. Mi auguro almeno possa trovare buoni insegnanti
Uhhhh! Il primo giorno di scuola!

Non dimenticare - ottenebrato dall’emozione - la macchina fotografica!
E fatti coraggio: nonostante tutto è una bella avventura
In bocca al lupo (crepi, il lupo) al piccolo Luca.
@annarita: ciao e benvenuta!
ogni tanto passo per le tue stanze
Anch’io sono arrivato qui dal widget di mybloglog e condivido pienamente quanto tu dici. Ma è possibile che si debba sempre fare e disfare la scuola passando sopra la testa di chi, la scuola, la fa ogni giorno? Data la mia età, ne ho visti di corsi e ricorsi: almeno, un tempo, le proposte calate dall’alto si aveva il tempo di studiarle, approfondirle, sperimentarle e applicarle per anni e anni. Oggi è un rimettere in discussione tutto ad ogni piè sospinto! E con quale spessore, poi! La “grammatica”, le “tabelline”…Va be’, insomma….
Renato
già…
il problema è che siamo tutti, anche se con qualche sfumatura diversa, della stessa opinione.
ma senza la determinazione e le energie che servirebbero per tirar fuori forconi e spingarde
ciao,
come chi mi precede arrivo anche io da MyBlogLog, grazie per essere passata….
dici benissimo: “siamo tutti, anche se con qualche sfumatura diversa, della stessa opinione”.
E, pure quanto a energie….!
(in questo preciso momento sono davvero a energia zero!)
Ma al di la delle battute… hai ragione, servirebbero davvero forconi …. ma l’importante è non mollare nel nostro quotidiano.
ciao
giovanna
@gattopazzo: grazie del benvenuto. Sì vedo dal widget che passi ogni tanto da me. Mi fa piacere condividere pensieri, opinioni…e, perchè no, sfoghi con colleghi, che comprendono bene quanto sia difficile essere insegnanti oggi in una scuola tartassata.
Che cosa insegni e in quale livello scolastico? Qual è il tuo nome di battesimo? Scusa che impicciona….lo so, ma pur adorando i gatti……mi farebbe piacere conoscere il tuo nome di battesimo. Però se è pretendere troppo, come non detto
Bye!
@annarita: curiosona!!!
ti farò una sorpresa
nel frattempo, hai letto l’ultimo post? quello sui libri di testo?
mi piacerebbe sapere quello che pensi, tu che crei risorse in rete!
[...] Maggio 11, 2008 di gattopazzo (Seguito indispensabile a “Insegnanti: un esercito della parola ammutolito“
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