Il gatto “moddato” dell’ex collega.
Agosto 22, 2007 di gattopazzo

Moddi? intendi Modì? come Modigliani?
chiedo, pensando alla formazione artistica della mia amica smanettona.
No, risponde lei, Modhi, con l’acca, come il figlio di Thor: sai, essendo un gatto nordico…
Come ho fatto a non pensarci subito, in fondo quando l’ho conosciuta aveva una coppia di siamesi, Oberon e Titania, una criceta di nome Penelope, e due robe striscianti di nome Tristano e Isotta, per non far commenti sui nomi di famiglia.
In classe iniziava a chiaccherare allegramente delle sue bestiole e finiva per fare una bella lezione di storia del teatro - la sua materia era tutta un’altra.
Ma torniamo al gatto, a Modhi, quasi quasi parto e vado a conoscerlo (in realtà è una scusa per andare a vedere la loro nuova e bellissima casa in un antico e bellissimo borgo).
Il gatto è ENORME e dolcissimo.
E lei mi racconta che il nome Modhi, pur rimanendo un nome mitologico, in realtà è stato scelto perché si tratta di un gatto “moddato”: ha l’hardware di una lince e il software di un cane. Per gatti della sua razza, mi spiega, è normale superare i dieci chili di peso e questo, non ancora adulto, promette bene.
Si tratta di un Maine Coon, qualcuno dice (per via della foggia della loro coda) che siano gatti norvegesi incrociati con dei procioni.
È geneticamente impossibile, ma a questa leggenda devono il loro nome. Altri dicono che siano incrociati con delle linci, e a questi, vista la stazza e le orecchie di Modhi, sono anche disposta a credere.
A quello che i miei occhi gli hanno visto fare, invece, faccio fatica a credere. È davvero un cane con il case da gatto.
Tornando al suo nome io sospetto che l’abbiano scelto perché si presta a vari giochi di parole: quando salta sul tavolo apparecchiato la mia amica lo rimprovera «Modhi! ma che modi!», mentre lui, il marito partenopeo, si limita a un «’mo! di!»
E in più, raccontano, di notte si allunga di fianco al cuscino e si mette comodo, ad uso co’modhino.









