Sono in vacanza (più o meno…) e non dovrei proprio pensare alla scuola.
Ma questa storia degli esami di riparazione vecchia ormai di qualche giorno - la notizia - e di qualche anno - la storia - continua a frullarmi nei pensieri.
Fioroni (attuale ministro della Pubblica Istruzione) dice che i nostri ragazzi vanno avanti trascinandosi i debiti (formativi) per anni.
Mi sfugge un sorriso amaro: ma come pensa, il ministro, che campino i loro genitori? Non lo sa che i mutui e i debiti al consumo che aumentantano di anno in anno?
Questo fa sospettare che quando gli esami furono aboliti, durante la crisi economica dei primi anni ‘90, si volesse abituare gli italiani a convivere col debito fin da scolari. In ogni caso fu chiaro già allora che un paio di settimane di vacanza settembrina in più avrebbero dato un po’ di vantaggio turistico al nostro PIL malconcio. I resto aveva poca importanza.
Ora, dopo aver mal seminato, ci troviamo un arido raccolto. Hanno troppe lacune questi ragazzi, e non sanno far di conto.
Ripristiniamo dunque gli esami di riparazione.
Ok, può anche funzionare: siamo disposti a bocciare un terzo dei nostri allievi?
Ma non saremo poi costretti a chiederci (prima che se lo chiedano i giornali) come mai ci ritroviamo a bocciarne così tanti? Ma non converrà, allora, far finta di niente, chiudere un occhio e pure l’altro, e passarli comunque?
La minaccia “ti rimando a settembre” è un’arma che mi piacerebbe - ora più che mai - riavere. Ma saremo, collegialmente, in grado di gestirla?
Il problema è molto più ampio. Come sempre, quando si parla di scuola, non si può affrontare un problema senza scoperchiare il vaso.
Questo sistema scolastico è stato pensato negli anni ‘20, quando meno del 10% della popolazione poteva permettersi il lusso di studiare.
E da allora andiamo avanti a colpi di riformine al cerchio e riformette alla botte, mentre tutto intorno cambia sempre più velocemente.
Una riforma vera, ci vorrebbe. Ma non quella del ministro di turno, calata dall’alto, di matrice partitica, che oltre a non aderire alla realtà è frutto di patti oscuri. E poi ogni volta che cambia il ministro si innesca un tiro alla fune, e viene dato un tirotto di qua e uno di là, uno verso destra e uno verso sinistra, come si fa con una coperta troppo stretta e troppo corta.
Ci vuole una riforma che parta dal basso.
Una buona legge per una buona scuola: c’è anche chi ci ha provato.
Chi ha qualche dubbio, sul fatto che investire sulla scuola sia socialmente vantaggioso, si legga questo bell’articolo qui e se lo faccia passare.











i vecchi cari esami di riparazione….io c’ero abbonato al liceo, quando non mi bocciavano. Oddio com’ero duro!! Ma dopo sette anni quando ho capito che avevo imparato tutto a dovere, mi sono preso il diploma di maturità. 36/60 il voto più difficile perchè basta un pelino sotto e zac, segato
ps: la e mail non l’ho mica ricevuta. l’hai spedita a: babiloniablog@gmail.com?
macchè

l’avevo spedita a enricoblog, e m’è stata deliverata
te la reinvio dopo cena (mo’ sto spiattellando ;D)
cmq… ho avuto un sacco di allievi così in gamba da mantenersi un pelo al di sopra dell’insuff., quanto basta per non farsi fregare

anche quello è segno di intelligenza se giustificato da una giusta gestione del tempo in un’economia di interessi variegati